MUSICA – Daft Punk, attenti ai robot

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Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homen-Christo, conosciuti meglio come i Daft Punk, iniziano a lavorare insieme sperimentando musica con un gruppo punk-rock, il quale però non suscita grande interesse nei due musicisti, tanto da accantonare il progetto per avvicinarsi ad un genere musicale più sperimentale.

Attaccate al muro le chitarre da rockstar, i due iniziano a comporre nuove sonorità musicali basandosi su ritmi coinvolgenti di batteria elettronica e sintetizzatori, avvicinandosi all’House. Il singolo che lancerà il gruppo nel vero mondo della musica sarà “Alive”, al quale coincide un uso di filtri innovativo e particolare.

Il passaggio da un canale all’ altro viene arricchito da una batteria grezza e un lento crescendo che si isola rispetto alla base, creando quindi un eco sfalsato tra le battute e producendo un suono mai sentito in precedenza. Questa caratteristica viene riproposta il più delle volte nella musica dei Daft Punk, definendola come “ low-pass filter sweep”.

Il colpo di genio e l’avvicinamento alle posizioni alte delle classifiche mondiali arriva con il singolo “Da Funk”, sintonia di suoni tra chitarre funky in levare e distorsioni accattivanti, che vanno ad aggiungersi al caratteristico filtraggio usato in “Alive”. La canzone infatti nel 1997 vince il Grammy portando i Daft Punk al centro della musica elettronica europea.

Gli anni passano ma il successo dei Daft Punk rimane invariato. Dopo l’ album “Discovery”, dove si avvicinano maggiormente alla disco music, viene pubblicato “Alive 2007 live”, nel quale i due Dj eseguono Mash- up dei loro brani più famosi, accompagnandoli a spettacolari scenografie ricavando un immenso successo.

Pochi giorni fa è stato annunciato il nuovo progetto, che uscirà il 21 Maggio, dei due produttori e musicisti francesi intitolato “Random Access Memories”, album che dopo otto anni di assenza farà mettere le mani nei capelli e saltare per aria tutti gli appassionati.

L’interesse e la curiosità di questo disco sta anche nella collaborazione con due artisti della scena musicale internazionale, ovvero Nile Rodgers, fondatore dei Chic, che riuscirono a mescolare il funky, la disco e la musica pop in maniera magistrale, e Giorgio Moroder produttore italiano famoso per le colonne sonore indimenticabili di Scarface e Top Gun.

Ora bisogna solamente indossare il casco ed entrare anche noi nel Daft Club.

Album consigliato:

Titolo: Homework

Artista: Daft Punk

Anno: 1997

L’ album rappresenta un simbolo nel mondo della dance e contiene 74minuti di suoni invitanti, ritmi coinvolgenti e geniali in rapporto alla data di produzione.

Il disco vende 2 milioni e mezzo di copie, diventando il disco elettronico di produzione francese più conosciuto e rappresentativo del genere, affiancandosi a grandi classici come “Mezzanine” dei Massive Attack e “The Fat Of The Land” dei Prodigy.

Si aprono le danze con “Daftendirekt”, con il ruolo di apripista per far scaldare gli umori con una batteria potente e sempre ben utilizzata.

All’ ascolto di “Revolution 909” si inizia a capire che piega sta avendo il cd, si inizia ad entrare in pista belli caldi e pronti.

Ed ecco il capolavoro, “Da Funk”, la canzone si basa su una chitarra funky che farebbe muovere anche la vicina antipatica e noiosa della porta accanto.

ll percorso continua fino ad arrivare al singolo per eccellenza, “Around The World” con un giro di basso magnifico, personalmente questo è il singolo più orecchiabile del duo, e la bravura è stata proprio quella di elaborare un ritornello intuitivo e trasformarlo in un vero e proprio classico senza cadere nel banale.

Alla fine del disco troviamo “Teachers”, un tributo ad alcuni dei più importanti Dj della musica house, e si chiude con “Oh Yeah”, “Indo Silver Dub” e “Alive”.

Il disco rappresenta l’ inizio di una nuova era elettronica, uscendo da i vecchi schemi fissati i Daft Punk possono essere definiti rivoluzionari nel loro genere, sperimentandosi sempre nella ricerca della diversità.

Voto: 8

“In ogni opera d’arte ciò che conta è la novità.”

Marco Travain