Il CapaSound sbarca a Padova

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Venerdì 27 giugno tutta Padova si è inchinata a Caparezza che, con il suo nuovo tour Museica, ha convinto anche i più scettici portando nel park nord dell’Euganeo un vero e proprio show, colmo di notevoli trovate scenografiche e prestazioni emozionanti.
Nell’atmosfera sibillina dello Sherwood Festival non ha inizio un usuale concerto rock, ma si viene inglobati all’interno di un percorso, un iter artistico nel quale lo spettatore viene stimolato alla curiosità, all’inventiva, a quella vena artistica che ci differenzia dalle macchine e che ci rende unici.
Ore ventidue, il viaggio sta per iniziare, si accende l’audioguida caparezziana con un simpatico intro. Palco spento, si innalza una voce registrata che proclama l’inizio dello show. “Attenzione, Museica aprirà tra pochi minuti“: ormai è tutto pronto.
Le luci la fanno da padrone, entra sul palco un’inquietante matrioska, la musica si ferma, esce lui, il re Caparezza e tutto ha inizio con “Avrai ragione tu“. Il delirio trova spazio tra i 12000 presenti. Il Capa c’è.
Grande coinvolgimento con imponenti trovate scenografiche ad abbellire un contesto già grandioso. Con Caparezza si parla di tutto, attualità, musica, storia dell’arte, non si ha a che fare con un semplice artista, ma con un sincero cantastorie moderno che imbandisce un vero e proprio spettacolo in nome della creatività in tutte le sue sfaccettature.
L’artista di Molfetta si fa in quattro. Poche pause tra un brano e l’altro, costantemente smanioso di far suo il palco allietando il pubblico con i nuovi brani dell’ultimo album, ma ritagliando comunque uno spazio per i più nostalgici. All’interno di questo progetto, infatti, sono stati incorporati anche i grandi classici del passato partendo da “Vieni a ballare in Puglia” e “Vengo dalla luna“, fino a “Dalla parte del toro” presentato dal quadro “Il Guernica” di Picasso.
Prova a mio avviso totalmente positiva per Caparezza e compagni, i quali riesco ancora una volta a offrire una prestazione live spumeggiante coinvolgendo continuamente il pubblico, il quale oltre a sfogarsi e divertirsi, accenna a momenti di lucida e doverosa riflessione. Risultato non semplice.
Un ringraziamento va all’organizzazione dello Sherwood Festival, la quale da molti anni riesce a portare a Padova artisti di grande spessore. Grazie a tutti, Capa compreso.
Marco Travain