Il blues incontra la beatbox: intervista agli Heymoonshaker

365
Fonte foto: https://www.facebook.com/heymoonshaker/photos_stream?tab=photos_stream (Photo credit: Franck Dumanois)
(Fonte foto: https://www.facebook.com/heymoonshaker/photos_stream?tab=photos_stream. Photo credit: Franck Dumanois)

Ho scoperto gli Heymoonshaker il 1° luglio dell’anno scorso allo Sherwood Festival e ho avuto il piacere di intervistare questo esplosivo duo nel loro secondo live dell’anno a Padova, il 20 novembre al CSO Pedro, in occasione dell’Hurricane Fest. Mi siedo al tavolo con Andy (chitarra e voce) e Dave (beatbox), che con grande entusiasmo e umiltà mi raccontano di loro.

Durante il vostro live allo Sherwood quest’estate sono rimasta molto colpita dal discorso di Dave riguardo alla libertà di espressione e di azione. Che cos’è per te la libertà?

Dave: “La libertà per me è avere la possibilità di scegliere, di fare errori, di essere, di dire quello che penso e lasciare che gli altri facciano lo stesso. Il lavoro che svolgo mi permette di sentirmi libero non tanto per la connessione con la musica in sè ma per il continuo viaggiare, incontrare tante persone e suonare in differenti contesti”.

La vostra vita ora è musica e continuo spostamento quindi.

Dave: “Esattamente e credo che funzioni proprio per questo. L’essere umani si realizza amando quello che si fa e non c’è nessun altro lavoro che ti permette di fare quello che facciamo noi”.

Vi siete incontrati per le strade della Nuova Zelanda e avete cominciato la vostra attività in quei contesti. Ora che siete molto conosciuti e avete suonato in palchi importanti, continuate a preferire la dimensione della strada?

Andy: “Ora è abbastanza intimidatorio suonare per strada, devi amplificare il tuo talento. Quando suoni su un palco le persone ti stanno aspettando, hanno pianificato di trovarsi a quel concerto, quella sera, cosa che non accade per strada. Devi essere sempre al massimo delle tue capacità mentre quando suoni su un palco puoi muoverti più liberamente e intrattenere il pubblico in altro modo. Per strada però le tue emozioni e percezioni sono più intense”.

Quando vi siete incontrati avevate due progetti separati, che idea sta alla base di questo mix tra la beatbox e il blues?

Dave: “Immagina di scendere in cucina e avere solo due fette di pane e della marmellata. Che cosa fai? Un fantastico sandwich alla marmellata!”.

Lo scorso sabato ero a un live di DubFx, che esortava il pubblico a catturare l’energia dall’universo e ho pensato a ciò che dicevate allo Sherwood, di voler rendere le persone felici con la vostra musica, è questo il vostro scopo?

Dave: “Onestamente vorrei proprio creare più energia. Credo che se diventassimo più conosciuti quello che suoniamo e diciamo potrebbe davvero, non dico cambiare, ma aiutare alcune persone”.

Perché secondo voi siete riusciti a raggiungere questo successo?

Dave: “Sul serio non ne ho idea! Non abbiamo fatto nient’altro, tutto è stato progressivo, un passo dopo l’altro”. Andy aggiunge: “Il successo sempre maggiore ha implicato alcune conseguenze: quando abbiamo deciso di intraprendere questa strada ci siamo lasciati tutto il resto alle spalle, compresa la connessione con la realtà e la società ‘normali’, dedicandoci solo a viaggiare per la musica. Negli ultimi due anni ci siamo spostati dal Canada all’America, dalla Germania alla Francia”.

Un fantastico sandwich di energia e libertà.

Salva Articolo

Lascia un commento