Eterei e senza tempo, la raffinatezza dei London Grammar

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Fonte foto: http://www.clashmusic.com/features/otw-523-london-grammar

Inaspettati e contraddittori. Sono le prime parole che mi vengono in mente per descrivere questo trio londinese. A prima vista potrebbero essere scambiati per il solito gruppetto scontato. Scontata è la storia della loro formazione, tre ragazzini che si incontrano all’Università e cominciano a suonare in locali e pub, riscuotono i primi successi sul web e pubblicano l’album di debutto. Scontata è l’estetica stessa della band. Vedendo la cantante Hannah Reid la prima cosa che si pensa è sicuramente che sia tanto bella quanto musicalmente banale, ma appena apre bocca lascia senza fiato e iniziano a sgretolarsi i pregiudizi sul trio. Minimali, semplici, fondamentalmente pop. Ma non un pop commerciale, suoni più ricercati, dal gusto un po’ ambient ed elettronico che si fondono in modo efficacissimo alla voce cavernosa, potente, morbida e senza tempo di Hannah.
Un timbro eccezionalmente originale e una gran tecnica che non si tradisce, anzi si esprime al meglio, in live. A differenza di tante colleghe che devono compensare le carenze vocali in altra maniera, Hannah si presenta sul palco coi suoi classici pantaloni a vita alta, le converse, i capelli legati e il viso candido ed etereo. Senza tanti orpelli, immobile durante le performance, con le mani intrecciate, solo lei e la sua incredibile voce, rendendo il contesto superfluo.
 http://www.youtube.com/watch?v=g5XRdOwGb6Q
London Grammar è un nome che pian piano inizia a echeggiare anche in Italia. La formazione del gruppo risale solo al 2012 ma hanno già ottenuto presenze d’eccezione come al Glastonbury Festival e allo Sziget. Da citare è inoltre la collaborazione coi Disclosure per il brano “Help me lose my mind”, che è stato inserito nell’album “Settle” del duo inglese.
“If You Wait” è un disco omogeneo e ben studiato, con un filo conduttore coerente, che mira sempre a valorizzare la voce della cantante e mantiene una sfumatura emotiva cupa, che comunica instabilità e malinconia. E’ difficile da catalogare sotto un genere o da paragonare ad altri artisti. Sicuramente si possono fare analogie con band come gli XX o i Daughter, almeno per le sonorità e le atmosfere rievocate, i Florence And The Machine soprattutto per le linee e la timbrica vocale. Ma il trio mantiene sempre una propria identità ben precisa e se è riuscito a produrre un’opera simile come album d’esordio, non possiamo che aspettarci grandi cose da questi ambiziosi ragazzi che zitti zitti stanno facendosi meritatamente strada nel panorama musicale internazionale. Un pop di classe, ben studiato e originale. E’ così che mi sento di definirli. Sicuramente la voce di Hannah gioca un ruolo fondamentale e strumentalmente l’essenzialità è innegabile. Ma è quella semplicità che funziona brillantemente, che non stanca, che non sa di già ascoltato.
“If You Wait” con i suoi epici crescendo alternati a pause riflessive, ci porta in una dimensione quasi mistica, profonda, che ci riconduce alla classicità, a epoche antiche, a luoghi eleganti, magici, inconsistenti, tenendoci però legati al presente. La tradizione incontra l’innovazione. Undici tracce che tolgono il fiato e catturano dalle prime note cantate con voce potente ma sempre raffinata. Dalle sillabe iniziali di “Hey Now” alle ultime di “If You Wait”, passando per la sublime cover di “Nightcall” del francese Kavinsky.
 http://www.youtube.com/watch?v=OZYw0MQp_fI
I London Grammar riescono a fare proprio ogni canzone, basta ascoltare in che modo hanno reso Wrecking Ball di Miley Cyrus in una cover per la BBC radio, conferendo al brano il tipico sapore retrò e nostalgico dei loro pezzi, spogliandolo della banalità originale.
Insomma i London Grammar sebbene giovani e da poco inseriti nel settore sembrano promettere bene. Aspettiamo il prossimo album e le prossime prodezze della voce di Hannah, confidando nel mantenimento da parte del trio della spontaneità e autenticità attuale.
Sara Berardelli