Monselice, si suona per la pace con “Rock ‘n’ (Park) Peace”

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(I Leonora Elko durante un live. Foto di repertorio, fonte: www.blogdellamusica.eu)
(I Leonora Elko durante un live. Foto di repertorio, fonte: www.blogdellamusica.eu)

I tragici avvenimenti di queste ultime settimane hanno lasciato un segno nelle vite di tutti e sono stati fonti di ispirazione per nuovi movimenti e iniziative in nome e a favore della pace. A questo proposito Monselice non si tira indietro: gli organizzatori di “Rock ‘n’ Park – Un parco di musica”, cinque serate dedicate alla musica live di alcuni gruppi locali, hanno deciso di rinominare l’ultimo evento della loro rassegna in “Rock’n’ (Park) Peace: musica contro tutte le guerre – Un parco di pace”. Sabato 21 novembre alle ore 21.00 presso la nuova struttura coperta del Parco Buzzaccarini le band suoneranno nel ricordo delle vittime degli attentati a Parigi ma non solo, con il desiderio e in nome della Pace. La serata si aprirà alle 19.30 con un apericena multietnico seguito, a partire dalle ore 21.00, dalla musica dei “7 Years of Bad Luck” (metalcore) e dei “Leonora Elko” (indie/alternative rock).

«Vogliamo far passare il messaggio di non arrendersi alla paura, al razzismo o alle divisioni che vengono prospettate, perché purtroppo i terrorismi non sono esclusiva di nessun popolo o religione» dichiarano gli organizzatori dell’evento. «Escludere e dividere significa aumentare le differenze, mentre è necessario includere e condividere». Proprio per questo all’evento sono invitati tutti, sostenitori veterani del Parco e non, «diversissimi per età, pensiero, cittadinanza, religione contro tutti i fondamentalismi, razzismi e contro ogni guerra» (come si può leggere nell’evento Facebook), affinché anche Monselice possa farsi sentire, tendendo, semplicemente e nel suo piccolo, una mano in segno di solidarietà verso tutti i Paesi vittime di attentati, Libano, Siria e Francia, senza nessuna distinzione.

Un evento che vede protagonista la musica come eterna vincitrice su odio, razzismi e pregiudizi, come linguaggio comune per isolare la guerra e gridare alla pace. Un modo, come ricordano gli organizzatori dell’evento, «per condividere e vivere insieme».

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