sabato 28 Marzo 2020
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Marco Brinafico ci racconta il suo primo libro, “Io sono sempre qui”

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Marco Brinafico vive a San Cosma, frazione di Monselice, ha quasi vent’anni, si è diplomato l’anno scorso al Liceo Classico G.B Ferrari di Este e ora studia Lettere Moderne all’università di Padova. E’ un ragazzo genuino e autentico, con delle passioni forti e tanta creatività. Ha da poco realizzato un grande sogno, quello di scrivere il suo primo libro, “Io sono sempre qui”, che il 15 marzo è stato presentato a Monselice, davanti a un pubblico cospicuo e attento, subito pronto ad acquistare le copie stampate dal Comune, che presto potremmo trovare anche nella biblioteca di Monselice. “Io sono sempre qui” è un romanzo semplice ma sotto l’apparente essenzialità nasconde tanto. E’ la vicenda di Volpe, un ragazzo timido ma con tante cose da dire e emozioni forti, che, trasferitosi in un piccolo paesino, scopre una fontana affiancata da un alberello di limoni che diventerà il fulcro della sua nuova vita. E’ una storia che tratta di tematiche universali, l’amore, l’amicizia, la crescita, ma sotto un’ottica particolare che ci farà riscoprire l’importanza delle piccole cose come i libri, le stelle, l’empatia con le persone che amiamo.

Ecco cosa questo giovane aspirante scrittore ci ha raccontato della sua prima opera.

Iniziamo dell’aspetto più tecnico. Quanto ci è voluto per scrivere il romanzo? Come e quando è avvenuta la sua stesura?

“Domanda davvero tecnica, ma la risposta non lo è affatto! La durata di stesura dipende essenzialmente da te, dalla quantità di cose che hai da dire, dal livello di “controllo” che vuoi dare al testo, dal tempo a disposizione e da tante altre cose ancora. Per quanto mi riguarda ho scritto per un anno e mezzo circa, quasi sempre durante le ore di Storia e di Arte al Liceo. Il romanzo è stato interamente scritto a mano e poi battuto a computer, sono uno scrittore all’antica!”

Qual è il motivo principale che ti ha spinto a scrivere? Hai avuto stimoli esterni o è stata una necessità, per esprimere te stesso?

“In realtà entrambe le cose. Scrivere un libro è da sempre stato nella lista dei miei sogni sin da quando ero bambino, uno di quei sogni silenziosi e pazienti, che possono aspettare il momento giusto per realizzarsi, non uno di quelli pulsanti e frementi! Ho cominciato a scrivere questa storia perché la mia testa cominciava ad affollarsi di tanti pensieri e di tante cose da dire, che non sempre vengono ascoltati e che per questo ho affidato alla pagina.”

A che pubblico si rivolge? Pensi sia indicato per una specifica fascia d’età?

“Per le tematiche trattate è indubbio che venga più facile ai ragazzi-adolescenti riconoscersi all’interno della storia; tuttavia, mentre scrivevo, ho sempre pensato a come poterlo far cogliere agli adulti. Faccio un esempio: una mamma del mio paese, dopo averlo letto, mi dice “Mi è piaciuto tanto soprattutto per un motivo: ho risentito il cuore battere con lo stesso ritmo di quando ero ragazza. Mi hai fatto venire nostalgia di molte cose che avevo dimenticato“. Mi piacerebbe che le persone SENTISSERO la storia come se l’avessero vissuta anche loro!

Cosa può trovare il lettore in questo libro? Quale pensi possa essere il suo punto forte?

“Domanda impegnativa. Azzardando, potrei dire che un lettore ci potrebbe trovare moltissime cose alle quali aveva già pensato, ma non “alla mia maniera”. Ogni libro che si legge è una sfida, io credo, quella di immergersi in un mondo che non è il tuo e che devi sforzarti di comprendere se vuoi che ti lasci qualcosa. E’ questo il bello della scrittura!” 

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere con questo romanzo, cosa vorresti che il lettore traesse da esso?

“Come ragazzo ho un difetto, un difetto che è al contempo un pregio: penso veramente troppo. Scrivere questo romanzo mi ha aiutato a riordinare molti pensieri che hanno a che fare con la vita, con le relazioni, con Dio, con la famiglia, e credo che in quest’ultimo periodo ai ragazzi non venga facile “accogliere” questo tipo di pensieri, affrontarli, condividerli con i coetanei. Mi è sempre piaciuto pensare che le mie parole potessero rappresentare un “Non ti preoccupare, non sei da solo/a a pensarla così. Ma allora come troviamo una soluzione? Tu che hai da dire?“, questo è quello che spero.”

Se dovessi descrivere lo spirito del romanzo con tre parole chiave, quali sarebbero?

“Domanda veramente impossibile per me che sono un tipo non poche parole. Se me lo permettete userei tre immagini, più che tre parole: occhi, orecchie e cuore.”

In quale dei personaggi ti riconosci di più e perché?

“E’ difficile parlare dei personaggi, soprattutto se mi rivolgo a chi non ha ancora letto il romanzo. Il fatto che il testo sia scritto in prima persona già tradisce il legame che c’è tra me e Volpe, il protagonista, e di lui condivido alcune paure, alcune passioni, molti aspetti del carattere. Oltre a Volpe, mi riconosco molto in Achille, un vecchio signore che fa il bibliotecario e che rappresenta una figura “portante” per il protagonista: lui, in un certo senso, rappresenta me stesso da vecchio, se potessi scegliere come invecchiare mi piacerebbe farlo come lui.”

In che percentuale il libro attinge dalla tua vita? Quanto c’è di autobiografico?

“Diciamo che c’è una buona dose di autobiografismo. Ho scritto questo romanzo in un periodo particolare della mia vita, in cui sono successe molte cose che mi hanno scosso e sulle quali ho costruito e ridipinto la vicenda.”

Il romanzo inizia con una citazione da “Noi siamo infinito”, ovvero “Write about us.” “I will”. Cosa rappresenta per te questo libro/film? E’ stata una fonte di ispirazione?

“Mentre scrivevo, ho letto per caso “Ragazzo da parete”, quando ancora non era stato adattato alla versione cinematografica di “Noi siamo infinito”. Il libro nasce anche da una promessa che ho fatto ad alcune persone, quella di scrivere su di loro, cosa che mi accomuna col personaggio di “Ragazzo da parete”.”

Quali sono i tuoi progetti futuri in ambito letterario?

“Prima di tutto, sto continuando a cercare un buon editore che accetti la mia storia; nel frattempo sto già scrivendo un secondo romanzo, che non ha niente a che fare con quello già steso, e ho già un paio di idee per lavori futuri. Chissà!”

Ringrazio Marco per la disponibilità e gli auguro di non abbandonare mai i suoi sogni, perché di persone come lui se ne trovano poche. Personalmente consiglio di leggere questo breve romanzo in cui ognuno di noi può ritrovare qualcosa di se stesso e il gusto per le piccole cose, per la genuinità che troppo spesso dimentichiamo. Perché è questo il messaggio più grande che ho colto da “Io sono sempre qui”, la magia della semplicità.

Sara Berardelli

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