LETTERATURA – William Blake: uomo, poeta, profeta

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“Hear the voice of the bard!

 Who Present, Past, & Future, sees.”

(Ascolta la voce del bardo!

Che è capace di vedere

Presente, Passato e futuro)

William Blake

Song of Experience

Nato il 28 Novembre 1757 a Londra William Blake fu un poeta, pittore e incisore romantico inglese.

Spesso uno degli artisti più sottovalutati e trascurati nelle scuole, ha iniziato la sua carriera da giovanissimo come incisore, studiando solo in seguito la letteratura.

Blake ebbe per tutta la sua vita delle visioni a sfondo religioso, la prima all’età di otto anni in cui vide un albero pieno di angeli; queste visioni influirono molto sul pensiero dell’artista, portandolo a ideare il concetto di “bardo” inteso come poeta capace di comprendere il messaggio divino e trasmetterlo agli uomini.

Nonostante il suo profondo senso religioso Blake non era cristiano: la sua sconfinata immaginazione lo portò a creare una personale mitologia (al cui centro c’era l’universo, ordinato da Urizen, un’entità divina di stampo demiurgico) estremamente intricata e di difficile comprensione, ma a suo modo affascinante; aveva un profondo moto di repulsone per le organizzazioni ecclesiastiche che vedeva come covi di corrotti e inerti, sordi alla sofferenza degli uomini.

La sua personalità e le sue convinzioni fecero di lui un emarginato anche tra i poeti, che per lo più lo credevano pazzo, ma William Wordsworth, il più alto esponente del romanticismo inglese riconobbe il suo genio, arrivando a dire:

“There was no doubt that this poor man was mad, but there is something in the madness of this man which interests me more than the sanity of Lord Byron and Walter Scott”

(Non c’è dubbio che questo pover’uomo fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua follia che mi affascina più della sanità mentale di Lord Byron e Walter Scott).

I suoi componimenti più famosi sono racchiusi in due raccolte: “Song of Innocence” e “Song of Experience” il cui intento è diffondere il messaggio del poeta.

La sua poesia più famosa è “The Tyger” di cui propongo il testo e una breve analisi:

Tiger! Tiger! Burning bright

In the forests of the night:

What immortal hand or eye

Could frame thy fearful symmetry?

In what distant deeps or skies

Burnt the fire of thine eyes?

On what wings dare he aspire?

What the hand dare seize the fire?

And what shoulder & what art

Could twist the sinews of thy heart?

And when thy heart began to beat

What dread hand? & what dread feet?

What the hammer? What the chain?

In what furnace was thy brain?

What the anvil? What dread grasp

Date its deadly terror clasp?

When she stars threw down their spears

And water’d heaven with their tears:

Did he smile His wok to see?

Did he who made the Lamb make thee?

Tyger! Tyger! Burning bright

In the forests of the night:

What immortal hand or eye

Dare frame thy fearful symmetry?

Tigre! Tigre! Luce chiara

Nelle foreste della notte:

Quale immortale mano o occhio

Poté dar forma alla tua terribile simmetria?

In quali lontani abbissi o cieli

Bruciò il fuoco dei tuoi occhi?

Su quali ali osa egli librarsi?

Quale mano osa afferrare il fuoco?

E quali spalle, e quale ingegno

Poté torcere le fibre del tuo cuore?

E quando il tuo cuore iniziò a battere,

quale terribile mano? E qual terribile piede?

Quale martello? Quale catena?

In quale fornace fu (plasmata) la tua mente?

Quale incudine? quale terribile stretta

Osa afferrare il suo mortale terrore?

Quando le stelle gettarono le loro lance

E lavarono il paradiso con le loro lacrime:

Egli sorrise ammirando il Suo lavoro?

Colui che creò l’agnello creò te?

Tigre! Tigre! Luce chiara

Nelle foreste della notte:

Quale immortale mano od occhio

Osò dar forma alla tua terribile simmetria?

Come si nota anche dalla traduzione italiana, la poesia ha un ritmo serrato e incalzante che segue il pensiero dell’autore, la cui mente sembra un fiume in piena. La Tigre qui è simbolo di fierezza, potenza e indomabilità.

La domanda principale che pone il poeta è:

Chi ha creato la tigre?

Chi fra tutti è stato capace di dar forma ad un essere al tempo stesso così maestoso e indomito?

In senso più lato: chi ha creato tutto ciò che c’è di meraviglioso nel mondo?

E com’è possibile che lo stesso essere che ha creato la Tigre abbia anche creato la sua esatta antitesi, l’agnello, da sempre simbolo di purezza e dociltà?

I dubbi del poeta, e così quelli del lettore, non trovano però risposta, lascando un profondo senso di vuoto e amarezza; la poesia si conclude così come inizia, con un’ode alla Tigre, formando una struttura ciclica che è emblematica nella filosofia di Blake.

Andrea Pettenuzzo