LETTERATURA – The Tragical History Of Doctor Faustus

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“Vi Veri Vniversum Vivus Vici”

(Con la forza della verità in vita ho sconfitto l’universo)

Faust

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Chi di noi non ha mai sentito parlare del mito di Faust? La leggenda dello studioso tedesco che, in cambio della conoscenza e del potere supremo fu disposto a vendere l’anima al diavolo è stata trattata da molti nel corso dei secoli, ma due sono le opere che hanno raggiunto la fama mondiale: “Doctor Faustus” di Cristopher Marlowe e “Faust” di Johann Wolfgang Gohte.

In particolare la prima, scritta intorno al 1590, è stata fonte di ispirazione per tutti gli autori successivi. Quest’opera è un raro esempio di tragicommedia nel teatro elisabettiano: infatti l’autore nonostante la complessità dei temi trattati non rinuncia a introdurre elementi comici, di modo che l’opera potesse essere apprezzata anche dal volgo, ignorante di questioni culturali.

La trama narra di Faust, studioso di Rotterdam che, ormai vecchio, è riuscito a diventare maestro in tutte le scienze, ma sente ancora l’ardente desiderio di apprendere; decide quindi di calarsi negli studi di magia, fino a evocare il diavolo Mefistofele, con cui stipula un patto, alle seguenti condizioni:

 “..Prima, che Faust sia uno spirito in forma e sostanza.

Seconda, che Mefistofele lo serva e obbedisca ai suoi comandi.

Terza, che eseguisca per lui o gli dia qualsiasi cosa.

Quarta, che rimanga invisibile nella sua stanza o in casa.

Ultima, che appaia al sottoscritto Johann Faust quando, come, e in che modo questi preferisca…”

Allo scadere del tempo stabilito Satana in persona verrà a reclamare l’anima di Faust per portarla all’inferno in cambio di quanto prefissato. Da questo punto in avanti l’opera assume tratti comici, che mostrano come Faust, invece che compiere grandi imprese, si dedichi di più a orchestrare scherzi di basso livello alle spalle del papa o dell’imperatore.

Tuttavia svettano, per la rara bellezza e poesia, i dialoghi tra Faust (convinto dell’inesistenza dell’anima) e Mefistofele, consapevole invece del destino del malcapitato; oltre che ai monologhi, in cui Marlowe dà il meglio di sé (ad esempio nell’elogio ad Elena di Troia, o nel monologo finale), toccando punte così alte da meritare l’encomio di Shakespeare.

Forte elemento d’innovazione per l’epoca è costituito dal porre l’accento sulla psiche del personaggio, che risulta non integra (secondo il costume del tempo) ma frammentata: Faust infatti (nonostante inizialmente non creda che verrà dannato) col passare del tempo viene dilaniato dai dubbi, che sfociano infine in una amara consapevolezza. Tuttavia, per tutto il corso dell’opera, egli rimane cieco di fronte a qualsiasi possibilità di redenzione; ed è questo forse il suo più grande peccato.

Curiosità: il mito di Faust ha origini incerte e complesse; tuttavia sembra essere basato sulla vita di Johann Georg Faust, dottore e alchimista tedesco, che dedicò larga parte della sua vita alla negromanzia, cadendo poi in disgrazia a causa di questi studi.

Inoltre si ritiene che vi confluiscano anche elementi della vita di Johannes Fust, orafo e usuraio che rubò un prototipo della prima pressa da stampa a Laurence Costner (inventore francese) per poi consegnarlo a Johann Gutenberg, che così realizzò il primo libro stampato.

Andrea Pettenuzzo