LETTERATURA – Novecento di Alessandro Baricco

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NovecentoAlessandroBaricco

“Il mondo, magari non lo aveva visto mai.
Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava.
E gli rubava l’anima.”

Scritto per Eugenio Allegri, attore, e Gabriele Vacis, regista, Novecento di Alessandro Baricco nasce come testo teatrale in forma di monologo, e sarà successivamente trasformato in libro.

Tramite le parole del narratore, un trombettista amico del protagonista, il lettore viene catapultato nella vita di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull’Oceano.
Abbandonato dopo soli dieci giorni di vita sopra ad un pianoforte di una sala da ballo su una nave, il piccolo viene trovato da Danny Boodman, un marinaio, il quale, oltre che donargli un nome, lo tiene con sé sull’imbarcazione che per lui si trasforma in un’accogliente dimora, come se l’Oceano potesse custodire i suoi pensieri più intimi.

Ritrovatosi per la seconda volta orfano in seguito alla morte di quella figura ormai paterna, pur non scendendo mai, Novecento sparisce per alcuni giorni; una sera, mentre tutti i dipendenti della nave lo credono ormai disperso, se non addirittura morto, il protagonista, ancora bambino, si fa trovare intento a comporre una deliziosa melodia al piano, incantando tutti i presenti.

E’ da qui, dunque, che inizia la fama mondiale di Novecento il quale, pur non avendo mai messo piede sulla terra ferma, conosce benissimo ogni luogo, poiché è il mondo che entra sulla nave, e lì egli può osservarlo e farlo suo.

L’incontro tra il pianista e il trombettista avviene sulla nave Virginian, salpata nel gennaio 1927. I due diventano subito amici per la pelle ed è qui che il narratore entra a far parte della vita dell’orfano, ormai ventisettenne, il quale non si nasconde dal raccontargli la stranezza che lo caratterizza, ossia quella di non esistere realmente per il mondo, dato che nessun luogo realmente gli appartiene.

La leggenda di questo pianista tocca i cuori di ogni passeggero del Virginian e nessuno riuscirà a dimenticarsene,  persino Jelly Roll Morton, l’inventore del jazz, protagonista di un duello musicale con Novecento, causato dall’ego del primo che non ammette rivali: la performance non sarà regolare, al pianista non importa delle regole, non bada agli schemi prefissati; egli suona per passione, quando e dove ne sente il bisogno. Non è interessato alle sfide e vuole solo fare ciò che più gli piace: esprime se stesso attraverso una musica che nemmeno lui può classificare.

Arriviamo dunque con la narrazione all’annuncio improvviso di Novecento di voler scendere dalla nave a New York per poter vedere il mare, un giorno di febbraio, dopo trentadue anni. Una notizia inaspettata, che raggela il cuore del narratore, ma al contempo anche quello del lettore.

Osserviamo Novecento intento a scendere il terzo gradino: proseguirà con la sua decisione? Riuscirà a trovare un compromesso con la vita vera, quella al di fuori della nave? Oppure, sopraffatto dalla paura di amare, preferirà esplodere con il transatlantico che per tutta la vita l’ha protetto e ha custodito i propri sogni e speranze?

Questo libro contiene in sé una scorrevolezza e uno stile semplice che lo portano ad essere divorato in brevissimo tempo, ma non è questa la sua peculiarità: la vera perla dello scritto in questione è la potenza evocativa ed incantatrice della parola. Il personaggio che ci viene presentato è per certi versi bizzarro, inafferrabile, talmente lontano da noi che ci incuriosisce entrare nella sua mente. I monologhi offerti da Novecento sono intrisi di emozioni, di sogni e di paure, la sua irrealtà finisce per essere ad un passo dalla nostra realtà.

Un romanzo assolutamente da possedere nella propria libreria.

“Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo. Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce. E quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla?”

Ilenia Sanna