LETTERATURA – La dodicesima notte

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“Nascondi ciò che sono

e aiutami a trovare la maschera

più adatta alle mie intenzioni.”

La dodicesima notte, Viola.

William Shakespeare

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Scritta tra il 1599 e il 1601 “La Dodicesima Notte” è nota per essere una delle più conosciute commedie di William Shakespere

TRAMA: In seguito a un naufragio sulle coste dell’Illiria Viola, una giovane scaltra e astuta, si separa dal suo fratello gemello, Sebastian, che crede morto in seguito alla tempesta che ha portato la nave a schiantarsi contro la costa.

Per sopravvivere da sola in un mondo ancora completamente maschilista decide di camuffarsi da uomo e prendere servizio come messaggero alla corte del duca Orsino, perdutamente innamorato di Olivia, una nobildonna che però, in seguito alla prematura scomparsa del fratello ha deciso di vivere la sua vita in castità portando ancora dopo molto tempo i segni del lutto. Viola, che ha assunto il nome di Cesario, promette dunque a Orsino di convincere Olivia a convolare a nozze col duca se solo fosse riuscita a parlarle.

Nel frattempo al palazzo della contessa sir Andrea Gotafloscia, pretendente alla mano della ragazza vede i suoi tentativi frustrati non solo dalla nobildonna, ma anche dal suo fedele maggiordomo Malvolio (a sua volta segretamente innamorato di Olivia). Decide quindi di orchestrare un inganno a danno di quest’ultimo con la complicità di sir Tobia, zio di Olivia, e Maria, la sua cameriera.

Quando Viola riesce finalmente ad avere udienza dalla contessa, ottiene sfortunatamente l’effetto di riuscire a invaghirla con le sue lodi, al punto tale che Olivia è più che mai risoluta a sposarla.

Intanto Maria scrive una lettera a Malvolio fingendosi Olivia, dove ammette di corrispondere l’amore per il maggiordomo e invitandolo ad adottare una serie di comportamenti che faranno credere ad Olivia che il suo servitore sia impazzito, decidendo così di rinchiuderlo.

Sebastian, gemello di Viola nel frattempo si reca al palazzo della contessa, nella speranza di avere notizie sulla sorella, ma Olivia, scambiandolo per il giovane Cesario, si propone nuovamente di sposarlo; Sebastian, disorientato dal comportamento della nobildonna, ma al contempo ammaliato, come tutti, dal suo fascino acconsente.

Sarà il duca Orsino nell’ultimo atto a porre fine a questa fitta rete d’inganni ed equivoci, ristabilendo così l’ordine tra questi ambigui protagonisti.

COMMENTO: La commedia, come si evince anche dalla trama, presenta una complessità non indifferente; molti degli eventi essenziali alla comprensione (come ad esempio il naufragio) sono solo citati e viene fatto largo uso dei flashback. Dunque è il lettore a dover avere la pazienza e l’intuito di ricostruire il corretto ordine cronologico degli eventi.

Inoltre i continui cambi di scena tra la corte di Orsino e quella di Olivia, uniti alla molteplicità di inganni ed equivoci rendono la comprensione davvero ostica, specie se la lettura non è assidua.

Escludendo le difficoltà di comprensione la trama appare strutturata come la più classica delle commedie: con un inizio positivo,  un intermezzo negativo, causato da imbrogli e incomprensioni, che rischiano di rovinare la storia; infine un intervento provvidenziale che riappacifica gli animi dei protagonisti; anche se manca la tipica struttura aristotelica in tre atti.

Punto decisamente a favore, e vera e propria nota positiva sono i dialoghi, che toccano le vette delle tragedie shakespeariane; in particolar modo spiccano i monologhi di Orsino sull’amore, le battute di Viola, ma anche le considerazioni sulla vita e sulla precarietà della salute mentale, fatte dal buffone di corte di Olivia. È proprio il buffone, il personaggio più riuscito della commedia; capace tramite un abile dico/non dico di grandi considerazioni, ma immancabilmente preso per matto.

Anche se non una delle più grandi opere del Bardo, la dodicesima notte è comunque una commedia briosa ed effervescente, capace di divertire e far riflettere allo stesso tempo.

Andrea Pettenuzzo