“Cose di Cosa Nostra”: la battaglia del giudice Falcone

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mafia“Cento passi, cento passi ci sono da casa nostra. Vivi nella stessa strada, bevi nello stesso caffè alla fine ti sembrano come te…”

– Tratta dal film “I cento passi”

L’occasione di scrivere un articolo di questo genere mi viene dal recente anniversario della strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio 1992, dove perse la vita il giudice Giovanni Falcone.
Questa vuole essere molto più di una semplice recensione: vorrei attraverso questo articolo ricordare e celebrare un uomo che non fu eroe per vocazione, ma bensì un egregio servitore dello Stato.

“Cose di cosa nostra” è il titolo di un’opera scritta da Giovanni Falcone in collaborazione con Marcelle Padovani. Il libro raccoglie assieme una serie di interviste fatte al giudice Falcone tra marzo e giugno del 1991, un anno prima della sua morte. Ogni capitolo del libro, sei per la precisione, esamina diversi aspetti della mafia in maniera diretta e senza intercalari. Falcone parla della criminalità organizzata senza peli sulla lingua, analizza ogni dettaglio, anche quelli più perversi e crudeli.

Il cuore del problema e del libro sembra essere però solo uno: lo Stato. La sua analisi parte però dalle violenze che la mafia procura essendo la manifestazione più tangibile della sua onnipresenza, passa successivamente ai numerosi intrecci che vi sono tra la vita siciliana e la mafia per arrivare alle motivazione che portano l’organizzazione ad essere tale: ovvero il potere.
Un libro che colpisce per la sua veridicità, e che vuole far conoscere a tutti quella brutta bestia che è la mafia attraverso le parole toccanti di un uomo che per i suoi ideali ha combattuto fino alla fine.
La letteratura in questo modo si fa portavoce della lotta contro la mafia e diventa una grande opportunità per ognuno di noi di provare a capire cosa si nasconde dietro tutto ciò che sentiamo, magari attraverso la televisione o i telegiornali, e soprattutto per provare a creare un nostro senso civico ed etico ed essere per una volta realmente cittadini attivi del nostro Stato.

Infine vorrei ricordare Giovanni Falcone tramite le parole di un altro grande ed illustre magistrato italiano che molto fece per la lotta contro la mafia, Paolo Borsellino:

“La sua vita è stata un atto d’amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera, dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo.”

Un uomo combattivo e risoluto che non mise in dubbio mai una volta la sua ideologia, la sua battaglia, e che venne così definito da Antonino Calderone, pentito di Cosa Nostra:

“Ho collaborato con Falcone perchè è un uomo d’onore.”

La lettura ci permette di conoscere, e conoscere è il primo passo per collaborare alla battaglia Antimafia.

Quanti sono coloro che oggi si rendono realmente conto del pericolo che essa rappresenta per la democrazia? 

Andrea Pitton