LETTERATURA – Antologia di Spoon River: quando la letteratura si fa musica

0
124

spoon-river

L’antologia di Spoon River è una raccolta di poesie scritte dal poeta americano Edgar Lee Masters, che pubblicò tra il 1914 e 1915. Definire questa antologia un semplice insieme di componimenti è alquanto riduttivo sia dal punto di vista letterario che da quello storico. L’autore immagina infatti che a parlare siano proprio i cittadini defunti del piccolo villaggio di Spoon River, i quali sepolti su una collina, pronunciano il loro epitaffio. Ogni poesia è recitata da un abitante che parla della propria esistenza con estrema sincerità e delle esperienze che ha vissuto e che l’hanno colpito in prima persona. In modo assolutamente realistico l’autore riesce a far emergere la psicologia dei personaggi. Le storie narrate, per la precisione 19 storie che coinvolgono un totale di 244 personaggi, si intrecciano assieme per descrivere con occhio critico “l’uomo americano” di provincia, analizzando pregi, difetti, vanti, peccati, desideri e rimpianti che caratterizzano l’esistenza. Poesie che riscoprono la vita proprio quando quest’ultima se ne sta andando, e che riescono a far trionfare valori alti e universali quali l’amore condiviso e il lavoro sociale, attaccando aspramente la storia e la politica nazionale del tempo.

L’opera giunse in Italia ma non venne pubblicata prima del 1943 a causa delle imposizioni del rigido regime fascista. Il primo autore italiano che se ne interessò fu Cesare Pavese, il quale in alcuni incontri segreti lo fece conoscere alla giovane Fernanda Pivano. Fu la stessa Pivano dopo averlo letto ad affermare:

«L’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così “mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti.»

Non fu la sola, però, a rimanere colpita dalla grandezza di un’opera simile, vorrei ricordare, a 14 anni dalla sua morte, un’altra personalità di spicco che ne se interessò e che compose in onore di coloro “che dormono sulla collina” uno degli album più importanti nella storia del panorama musicale italiano, parlo infatti di Fabrizio De Andrè. Il cantautore genovese scelse 9 poesie dell’Antologia, le trasformò in canzoni e proprio da queste nacque nel 1971 l’album “Non al denaro, non all’amore né al cielo”. Il grande merito di De Andrè fu quello di essere riuscito non solo a far rivivere i personaggi della collina nuovamente, ma soprattutto di essere riuscito a far conoscere queste poesie a coloro che non ne avevano mai sentito parlare prima. In un’intervista che tenne con lui proprio Fernanda Pivano, il cantautore parlava così dell’opera di Edgar Lee Masters:

«Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso e a non essere sinceri; nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare

La fama di quest’opera raggiunse livelli altissimi, fu tradotta in molte lingue e divenne un bestseller della letteratura americana del primo Novecento. La cosa che sorprende maggiormente, a mio parere, è la grandissima attualità e universalità delle tematiche trattate dal poeta americano che si adattano, nonostante il tempo, anche nel contesto sociale in cui viviamo segnato alle volte da casi di cattiva competizione o corruzione. Dentro le poesie si trova la speranza e il messaggio più grande che l’autore vuol far passare: solo gli uomini umili riescono a primeggiare e a padroneggiare la loro vita.

Leggere un libro di questo spessore non è una scelta personale, ma un imperativo categorico che risiede all’interno dell’animo umano.

Andrea Pitton