Intervista agli “Psycodrummers”: bidoni, vibrazioni ed energia allo stato puro

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psycodrummers

Da un anno a questa parte gli “Psycodrummers, con le loro esibizioni a suon di percussioni, scuotono le piazze della provincia di Padova e non solo. Chi sono? Gli Psycodrummers sono un gruppo di 13 ragazzi veneti, per lo più della provincia di Padova, di età diverse, che hanno deciso di fare musica utilizzando come strumenti dei bidoni ad uso industriale.

Si chiamano Alessandro Alfonsi, Alessandro Callegaro, Sebastiano Girotto, Enzo Lavezzo, Luca Marcello, Marcello Martucci, Marco Masola, Alberto Polato, Simone Pizzardo, Nicola Rigato, Fabio Romagnoli, Rossano Tamiazzo, Luca Vallese.

Ho incontrato Alberto Polato, componente del gruppo, per sapere qualcosa di più sul loro conto:

Iniziamo dal principio: come nascono gli Psycodrummers??

Siamo tutti musicisti, suoniamo da sempre nella vita. Tutti i miei colleghi, tranne me che sono il più giovane, hanno esperienze pluriennali per quanto riguarda il mondo delle percussioni africane, la tradizione cubana e brasiliana. Diciamo che l’idea vera e propria di formarci come gruppo “Psycodrummers”è nata circa un anno e mezzo fa a gennaio quando io e Luca Marcello, per altri motivi, ci siamo trovati a collaborare.

Perché la scelta di chiamarvi “Psycodrummers”? Come avete scelto questo nome?

“Il nome è nato un po’ per caso e per gioco in quanto “Psyco” era il nome di una chat che avevano in comune alcuni partecipanti del gruppo, che si chiamava “Psyco-drivers” in origine. Una di quelle chat tra amici dove ci si mandano video, foto, cavolate.. poi il nome è evoluto in “Psycodrummers” visto che siamo percussionisti un po’ matti, nel senso buono del termine”

Vedendovi esibire dal vivo e nei video che girano nel web l’elemento che subito colpisce è la vostra immagine d’impatto, molto forte, i vostri costumi di scena: completo elegante, maschera che copre metà viso e bidone industriale per suonare. Come mai questa scelta?

“Abbiamo combattuto molto per trovare il vestito da mettere in scena, anche perché siamo in tanti a suonare e dovevamo essere tutti d’accordo su questo. La maschera che copre metà volto vuole simboleggiare come la società possa arrivare a stringere, a soffocare; noi non vogliamo comunicare tramite la parola, ma attraverso il suono delle percussioni. E far notare come elementi di scarto, che la società considera rifiuti, come i bidoni industriali con cui suoniamo o gli imbraghi che sono fatti in PVC, possano diventare uno strumento per buttar fuori, per creare energia. I bidoni e la maschera vanno così a opporsi, ad essere in contrasto con il completo elegante nero classico, di solito indossato da banchieri o impiegati cioè di come la società ci vorrebbe. Questo va a creare un bel contrasto e l’impatto è subito forte!”

Perché avete scelto proprio il bidone industriale come strumento?

“Volevamo trovare qualcosa che ci desse soddisfazioni nel suonarlo, che però fosse diversa dal solito, innovativo e i bidoni corrispondevano alla nostra necessità.”

Ho letto nel vostro profilo Facebook che adesso cambiate bidoni. Spiegaci come mai..

“Si, esattamente: abbiamo trovato una ditta di Milano che ci fa i bidoni nuovi. Perché quelli con cui abbiamo suonato fin’ora li abbiamo trovati in un capannone a Lusia: in origine contenevano capperi in salamoia. In pratica abbiamo chiesto al proprietario se potevamo prenderli e lui ce li ha lasciati”.

L’anno scorso siete stati contattati per partecipare al noto programma televisivo “Italia’s Got Talent”, ci puoi parlare un po’ di quest’esperienza? Come è andata?

Italia’s Got Talent è stata una bellissima esperienza! Ci ha contattato la produzione e siamo andati a Rimini a fare i primi provini, passando il primo step. Dovevamo andare a Vicenza dove ci saremo dovuti esibire per la prima volta davanti ai giudici, ma 3 giorni prima ci hanno chiamato per dirci che non c’era posto perla nostra esibizione in quella data. Quindi in sostanza noi ci siamo esibiti, siamo piaciuti ma poi per scelte del programma non abbiamo proseguito”.

Cosa vi distingue dagli altri gruppi? Perché dovremo venire ad ascoltarvi?

“Ho conosciuto tanti musicisti nella mia vita, ma di colti e preparati come alcuni componenti del nostro gruppo ce ne sono pochi. Un concentrato di conoscenze musicali pazzesco: abbiamo una cultura molto vasta del mondo delle percussioni africane che crea un forte impatto, potenza allo stato puro.”

Ci puoi dare le date delle prossime esibizioni degli Psycodrummers?

“In programma ne abbiamo tante, però alcune sono ancora da confermare. Ti posso dire con certezza che ci esibiamo il 18 luglio all’Afro Festival a Rimini”.

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