Intervista a The Lay Llamas, la visione di un futuro arcaico

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(Foto di Umberto Colferai, dal live al Sub Cult Fest. https://500px.com/umbertocolferai)
(Foto di Umberto Colferai, dal live al Sub Cult Fest. https://500px.com/umbertocolferai)

Durante il Sub Cult Fest organizzato dai Sotterranei nel Parco Europa di Padova, sono riuscita a intrufolarmi nel backstage poco prima del live per intervistare Nicola Giunta, fondatore del progetto Lay Llamas, che con le sue sonorità psichedeliche e tribali si sta facendo strada nel panorama musicale internazionale. Per citare alcuni dei traguardi raggiunti: apertura del tour Europeo dei Goat, partecipazione al Liverpool International Festival of Psichedelia e firma per la Rocket Recordings, sotto la quale è stato pubblicato l’album d’esordio “Ostro”, uscito pochi mesi fa.

La musica di Lay Llamas conduce l’ascoltatore in un viaggio, Nicola con queste parole ci introduce nel proprio.

Qual è l’idea che sta alla base del progetto Lay Llamas?

“Ho avviato il progetto un paio di anni fa con l’intento di creare una sorta di colonna sonora per una storia, in parte immaginaria in parte vera, intorno a una tribù della Nigeria che ha vissuto una serie di peripezie legate a particolari rituali astronomici. Alla fine dei rituali i componenti della tribù si addormentavano e non ritornavano in vita, senza che nessuno potesse più trovarli.

Sono partito da solo e poi si è aggiunto Gioele che ha collaborato sia ad un paio di pezzi della fase iniziale sia al disco, uscito quattro mesi fa, in cui si è occupato del cantato e di alcune sezioni strumentali.”

Qual è il tuo ruolo musicale all’interno del progetto?

“Nel disco ho suonato quasi tutti gli strumenti, mentre dal vivo il basso, il flauto e le percussioni. Provengo da altri progetti solisti che si sono accavallati e poi esauriti. Mi piace suonare live ma la dimensione che da sempre preferisco è quella del comporre e registrare musica autonomamente. I brani di Ostro sono stati creati tutti prima del contatto con la Rocket, diciamo per ispirazione. Nascono in modo spontaneo e così continuerà ad essere.”

Da che background musicale provieni? Com’è stato il tuo primo approccio alla musica?

“Ho iniziato a suonare il basso esattamente vent’anni fa, poi mi sono appassionato anche ad altri strumenti finché nel 2001 ho cominciato a concepire la musica nel suo insieme, riuscendo a trovare una forma che mi soddisfaceva e a portarla avanti. Più che specializzarmi su uno strumento specifico ho preferito cercare un suono, un concetto.”

 

Oltre all’aspetto musicale in sé prestate molta attenzione al contesto, alla simbologia, alle immagini. Questo per una motivazione personale o per adattarsi all’aspetto più visuale e social della musica nel web 2.0?

“Per quanto riguarda la diffusione tramite il web, è certamente necessario curare anche la parte visiva della musica che componi, ma non è solamente legato a quello. Da parte mia fin dall’inizio del progetto c’era un’idea ben specifica su che tipo di immagini e riferimenti collegare alla musica di Lay Llamas. La cosa non è a senso unico, non c’è un immaginario preciso da seguire. Quando inizi a produrre musica esteriorizzi quello che hai dentro e difficilmente questo va in un’unica direzione.

Un giornalista inglese, Alex Deller, ha definito Lay Llamas come un “gigantesco patchwork di stranezze”, ed era tutto voluto perché io ho provato a mischiare delle influenze molto diverse che si scontrano tra loro, sia musicalmente che esteticamente. ”

La vostra musica è la perfetta commistione tra passato e futuro. Il sapore arcaico è una componente fissa. Che immagini pensate che Ostro produca nell’ascoltatore? Dove volete condurlo con i vostri pezzi?

“L’idea è proprio questa, di condurre da qualche parte. Il dove condurre chi ascolta la tua musica è una pretesa troppo grossa, ma è bello pensare che ognuno interpreti a modo suo e arrivi nel posto che vuole con quei pezzi, l’importante è che la musica sia un viaggio.”

Com’è stato partecipare al Liverpool International Festival of Psichedelia? Come siete stati accolti dal pubblico e dalle altre band?

“Il festival di Liverpool è il più grande in Europa, lì vedi tutti i gruppi del momento che hanno a che fare con quel tipo di musica. Noi facevamo parte del gruppo di band sponsorizzate dall’etichetta discografica Rocket Recordings, che ha curato visivamente la nostra esibizione. L’accoglienza è stata positiva sia da parte del pubblico che dalle altre band.”

Come siete entrati in contatto con la Rocket?

“Quando ho composto i primi pezzi di Lay Llamas li ho mandati a varie etichette. Chris della Rocket ha risposto positivamente, innamorato di questi abbozzi del disco, proponendomi di partecipare con un brano a una compilation della Rocket e in seguito di generare un album intero, uscito ufficialmente a Maggio.

Il rapporto con loro è molto gratificante perché sono persone totalmente immerse nel genere musicale di cui si occupano. E’ un legame costruttivo e mai vincolante, loro stessi sono i primi fans della musica che producono.”

La tua terra natale, la Sicilia, è richiamata nell’album?

“Sono nato e cresciuto a Selinunte, colonia greca con un parco archeologico e templi e l’atmosfera che vi si respira entra a far parte di Lay Llamas. E’ più un pensiero che ci portiamo dentro che un luogo, abbiamo vissuto in una realtà costituita da un mix di culture che poi si riversa anche nella musica.”

E’ la vostra prima volta a Padova? Che ne pensi della realtà musicale di questa zona?

“Sì. Io però vivo qui da tre anni e sono entrato in contatto con varie entità musicali interessanti come Coda Lunga di Vittorio Veneto, secondo me una delle più internazionali del Nord. Oppure Pulse di Padova, lo Spazio Aereo a Marghera o i Sotterranei, che già dall’anno passato hanno mostrato i denti e spero continuino in questa direzione.”

Ringrazio Nicola per la disponibilità e i ragazzi dei Sotterranei per avermi dato l’opportunità di intervistarlo.

Un musicista che mi lascia un concetto semplice ma chiaro e sincero, ovvero che la musica intesa come arte, quella con un certo spessore, con un’idea forte alla base, non nasce per un fine, ma è essa stessa il fine.

“Non punto al successo, al  cavalcare l’onda. Il progetto Lay Llamas andrà avanti non tanto finchè va, ma finchè mi va.”

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