Intervista a “Il Pan Del Diavolo”, una tempesta di elettricità dal Mediterraneo

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Fonte foto pagina facebook Il Pan Del Diavolo https://www.facebook.com/pages/il-Pan-del-Diavolo/231362362189?sk=timeline
(Fonte foto: pagina facebook Il Pan Del Diavolo)

Il 9 maggio, al CSO Pedro di Padova, in occasione della Tempesta sotterranea, ho potuto intervistare Pietro Alessandro Alosi, membro del duo siciliano Il Pan Del Diavolo, che col suo folk-blues si è guadagnato un posto all’interno del collettivo La Tempesta dischi. Nel 2014 viene pubblicato FolkRockaBoom, terzo album di questo scoppiettante progetto che fa dell’istintività e dell’energia le sue peculiarità.

Parliamo dei Sotterranei, che hanno organizzato la serata, avete riscontrato entità simili nel resto dell’Italia?

“E’ una realtà che stiamo conoscendo stasera ma l’aria che si respira sembra quella giusta. Di associazioni di giovani ce ne sono tantissime, i Sotterranei mi sembrano particolarmente organizzati e ho saputo che sono diventati da poco anche un’etichetta. Ne serve di gente così, spero facciano strada”.

Come siete entrati in contatto con la Tempesta e qual è la caratteristica che vi ha permesso di farne parte?

“Stavamo cercando un’etichetta e siamo così strani che potevamo essere accolti solo in un collettivo del genere. Ogni band ha la sua peculiarità, un segno e stile musicale determinato, una formula sincera”.

Qual è l’ascoltatore tipico del Pan Del Diavolo?

“Un po’ tutti, dai ragazzi che si approcciano al rock agli adulti che ascoltano musica da più tempo. Ai nostri concerti ci troviamo di fronte ad ascoltatori che sanno cosa vanno a sentire e che hanno voglia di trovare musica che vada oltre al mero prodotto commerciale o di moda”.

Cosa vi ha permesso di fare il passo decisivo per affermarvi nel panorama indipendente italiano?

“In realtà nessun colpo di fortuna assurdo, solo i nostri mezzi, l’esperienza e tanti concerti”.

FolkRockaBoom. Quale traguardo avete ottenuto con questo disco?

“E’ un album tanto maturo e istintivo perché registrato live, in presa diretta. Come contenuti sono sempre i nostri e al pubblico sono piaciuti. Dietro ai testi c’è una storia o un input vissuto, un elemento incontrollabile che deve essere tradotto in musica”.

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