INCONTRI CON L’AUTORE – Lo scrittore atestino Aristide Bergamasco presenta “L’Ultimo Segreto Di Galileo”

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Questa settimana la rubrica di letteratura vuole proporvi qualcosa di nuovo: l’intervista a uno scrittore locale, che ha esordito l’anno scorso con un primo libro e ora vuole presentare qui in esclusiva il suo secondo romanzo. Stiamo parlando di Aristide Bergamasco.

In primis ci parli di lei, si presenti ai nostri lettori…

Sono Aristide Bergamasco, ho 44 anni e sono un medico specializzato in chirurgia. Coltivo molte passioni tra cui la mitologia, la fotografia ed ovviamente la scrittura. Essa è parte integrante della mia vita poiché ho iniziato a scrivere già in tenera età e solo in seguito, partecipando al alcuni concorsi, ho tirato fuori alcuni racconti dal cassetto. Ho esordito con un fantasy lo scorso inverno, “Sangue di drago” ma ho dato poco pubblicato un nuovo libro, questa volta un thriller.

Lei è sia scrittore che dottore, scelta audace, come concilia queste due professioni apparentemente opposte?

Fin da bambino ho sempre avuto due desideri: quello di aiutare concretamente le persone e quello di scrivere. Fare il medico mi permette di esaudire il primo in maniera attiva, mentre il secondo desiderio esprime al meglio la mia vena artistica che mi distacca dal rigore e dalla precisione necessari nella mia professione.

Com’è nata la sua passione per la mitologia?

Ha origini anche questa nel passato, i miei genitori quando ero bambino mi regalavano libri sulla mitologia, soprattutto quella greca, e così mi sono appassionato moltissimo.

Come mai ha deciso di trasformare le sue idee e passioni in parole e quindi romanzi?

Pensavo che alcune fantasie fossero così belle che anche agli altri doveva essere concesso il diritto di leggerle. Volevo che tutti fossero stimolati dalle ambientazioni e suggestioni che io stesso avevo creato.

Come nasce un suo libro?

In genere tutto ruota intorno a un personaggio particolare o a un avvenimento importante, poi il resto viene da sé e ci si costruisce attorno una storia. L’incipit nasce spontaneamente, quasi d’impulso, oserei dire.

Lei ha scritto prima un fantasy e poi un thriller; c’è un motivo particolare per cui ha scelto questi generi?

Del fantasy adoro la possibilità di giocare liberamente con la fantasia senza alcun limite spazio-temporale, sono un appassionato di questo genere. Al contrario nel thriller la realtà la fa da padrona, bisogna stare attenti a non eccedere per non perdere la verosimiglianza. Con questo nuovo lavoro ho voluto trasmettere al mio pubblico anche un’altra mia passione: quella per il mistero, per l’intrigo, per i gialli.

Quali sono i modelli a cui si ispira per i suoi lavori?

Allora per il fantasy sicuramente la lettura della trilogia di Tolkien ma anche molta fantascienza, mentre per il thriller ho tenuto presente uno scrittore da me amatissimo come Perez Reverte. Va citato anche Dan Brown con “Il codice Da Vinci” fino ad arrivare ai classici intramontabili come Sherlock Holmes.


Parliamo ora de “l’ultimo segreto di Galileo”: che ne dice di raccontarci un po’ la trama?

E’ la storia di una microbiologa coinvolta nella ricerca di un libro antico, mitologico per la precisione. Alcune ricerche ipotizzano che in questo libro vi siano riportate delle informazioni su avvenimenti che accadranno ma che erano tutti già presagiti da Galileo.

La sua conoscenza della storia della medicina l’ha aiutata a scrivere un libro che parla anche di pandemie? Se si come?

Sì, ha aiutato davvero moltissimo, non solo tramite le notizie di cui già disponevo, ma soprattutto grazie a quelle che sono riuscito a recuperare documentandomi. La peste al tempo era vista come un male infernale, non era analizzato come fenomeno biologico, bensì lo si riconduceva a usanze mistiche o a credenze popolari.

Essendo il suo un libro che parla anche di storia come si è documentato per descrivere il periodo
in cui visse Galilei?

Tengo a precisare che questo non è un libro storico, ma partendo dalla storia vuole essere un’opera prima di tutto di intrattenimento. Ovviamente per fare questo ho dovuto documentarmi molto su Galileo, e non solo sulle sue scoperte ma anche sulla vita privata. Sono rimasto davvero sorpreso da quanto scoperto perché oltre a quello che sappiamo tutti su di lui ci sono tantissime altre cose che si potrebbero dire: è stato un genio a tutto tondo e ci riempie di orgoglio sapere che lavorò e studiò soprattutto a Padova.

Ultima domanda: al giorno d’oggi sempre più ragazzi decidono di non intraprendere la carriera di scrittore, scoraggiati sia dal contesto sociale che familiare. Che consiglio dà alle nuove generazioni che sentono sbocciare in loro il fiore della scrittura?

Posso farlo volentieri riportando la mia esperienza personale perché anche per me questa è stata una nuova avventura. Sicuramente non è semplice pubblicare un libro, è normale scoraggiarsi ai primi no delle case editrici, ma voglio portare un messaggio di speranza: bisogna essere prima di tutto umili e non arrendersi mai. Diventa utile anche accogliere le correzioni che ci vengono proposte, cambiare e fare tesoro dei consigli positivi di chi lavora nel settore editoriale. Il coraggio e la determinazione sono la combinazione vincente per afferrare i propri sogni e realizzarli.

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