I Ruggenti Anni ’20: Francis Scott Fitzgerald e il suo Grande Gatsby

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Fonte: pictify.com

“Sorrise con aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita. Affrontava – o pareva affrontare – l’intero eterno mondo per un attimo, e poi si concentrava sulla persona a cui era rivolto con un pregiudizio irresistibile a suo favore. La capiva esattamente fin dove voleva essere capita, credeva in lei come a lei sarebbe piaciuto credere in se stessa, e la assicurava di aver ricevuto da lei esattamente l’impressione che sperava di produrre nelle condizioni migliori. Esattamente a questo punto svaniva, e io mi trovavo di fronte a un giovane elegante che aveva superato da poco la trentina e la cui ricercatezza nel parlare rasentava l’assurdo.”

Nick Carraway, descrivendo Jay Gatsby

   
 
 
Salve a tutti cari lettori! Passate bene le vacanze? Io quest’estate mi sono letto una vagonata di libri, e non vedo l’ora di parlarvene; cominciamo con uno dei più famosi classici moderni: il Grande Gatsby. So che tempo fa una mia collega aveva già trattato la recensione di questo libro, ma dopo averlo letto agli inizi di quest’estate non ho potuto fare a meno di scrivere quest’articolo, per dire la mia sull’argomento.
TRAMA: Iniziamo col descrivere il contesto storico e sociale in cui Fitzgerald ha ambientato il suo racconto: una New York dei ruggenti anni ’20 (per la precisione Long Island, 1922) in cui l’economia è in espansione, il benessere ha bussato alle porte della classe borghese e l’alcool, anche se vietato dalle leggi proibizioniste, scorreva a fiumi per la città. E’ in questa città, abitata da una borghesia che sta diventando sempre più frivola e vuota che viene ad abitare Nick Carraway, giovane economista trasferitosi nella Grande Mela in cerca di fortuna.
Inizialmente le uniche conoscenze di Nick nella nuova città sono la cugina Daisy, suo marito Tom Buchanan e Jordan Baker, amica di Daisy con la quale Nick inizierà una relazione. L’estate trascorre serena e spensierata, fintanto che Nick una sera riceve un invito per una festa tenuta nella lussuosissima villa del suo misterioso quanto enigmatico vicino, un tal Jay Gatsby. Molte sono le voci che circolavano a Long Island su Gatsby prima che Nick lo conoscesse:
“mi hanno detto che Gatsby ha ammazzato un uomo una volta” “io sapevo che durante la guerra ha fatto la spia per i tedeschi” “ma no vi sbagliate: durante la guerra era nell’esercito americano”
Tutto ciò contribuisce a creare attorno al protagonista principale della storia e al suo passato un alone di mistero, portando il lettore a farsi non poche domande: chi è realmente Gatsby? Come ha costruito la sua gigantesca fortuna? Quali sono i suoi intenti?
Tutti questi quesiti si dissolvono lentamente dopo l’apparizione di Gatsby, che avviene solo nel capitolo terzo (su un totale di 9); mano a mano che Nick entra in amicizia con Gatsby questi infatti gli rivela il suo affascinante passato e i suoi progetti per il futuro: egli prima della guerra era perdutamente innamorato di Daisy, ma al tempo non era che un soldato squattrinato destinato a partire per il fronte, ora (dopo aver fatto fortuna col contrabbando di alcolici) è tornato, deciso più che mai a riconquistare il cuore della donna che ama e che non ha mai dimenticato.

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fonte: hswolls.it

COMMENTO: Voglio essere onesto: quando finii di leggere Gatsby inizialmente non mi piacque… è una storia che parla di alcool, sesso e tradimenti, e io non sono fatto per questo genere di racconti; tuttavia dopo una giornata passata a meditare sul libro trovai la chiave di lettura che mi permise di apprezzare davvero il racconto di Fitzgerald, facendomi capire come mai Gatsby era davvero così Grande.
Come già detto la società descritta dall’autore è la classe borghese fredda, cinica e superficiale. La crescita economica ha reso facile a molti arricchirsi e in questo processo sembra che si siano smarriti i valori di ogni individuo… Sesso alcool e potere: non c’è niente che queste persone non possano avere, specie pagando un’adeguata cifra.
Ma in tutti i personaggi che vengono presentati ce n’è solo uno che ha consacrato la sua vita a un obiettivo, un obiettivo che ormai è divenuto un ideale. Beninteso sotto molti punti di vista capiamo che Gatsby non è certo un santo, infatti come dirà Nick:
“Gatsby, che rappresenta tutto ciò che suscita in me disprezzo genuino… Ma alla fine Gatsby si rivelò a posto…”
Ecco in cosa si distingue Gatsby: il suo intento di conquistare Daisy lo porta ad emergere rispetto ai suoi contemporanei, dipingendolo a tratti quasi come un eroe romantico, catapultato per sbaglio in un’epoca decadente dove le persone, anziché consacrare la propria vita a un ideale vivono alla giornata, stordendosi con le feste e con l’alcool per ingannare sé stesse e il tempo.
Gatsby ama Daisy, la ama di un amore puro, cristallino ed eterno, il tipo di amore di cui cantano i bardi e scrivono i poeti tanto che Fitzgerald dirà:
“Sapeva che, baciando quella ragazza, incatenando per sempre le proprie visioni inesprimibili all’alito perituro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come la mente di Dio”
Ogni cosa che Gatsby fa, la fa per conquistare Daisy: per lei infrange la legge, si arricchisce e organizza feste che possano richiamare la sua attenzione.
the-great-gatsby-daisy-gatsby-home-poster Ma Daisy ha mai amato Gatsby?
Infatti questo tipo di amore annebbia la mente dell’uomo, portandolo a idealizzare la donna amata, in altre parole ingannandolo.
Daisy infatti non è diversa da tutte le altre persone: è debole, fragile, ma soprattutto vuota… Cerca un appoggio in Gatsby per evadere da una realtà in cui il marito che ha sposato non la ama più e la tradisce, ma quando Jay le propone di fuggire insieme si ritira spaventata, preferendo la consolazione di ciò che le è familiare e la tranquillità della ripetizione a un amore così puro e grande come quello di Gatsby. In seguito Nick sintetizzerà tutto questo in poche e semplici parole:
“Erano gente sbadata Tom e Daisy: sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro e nella loro ampia sbadataggine, o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettessero a posto il pasticcio che avevano fatto.”
Alla fine Gatsby muore… Ma la sua non è una semplice morte fisica, no… La sua è soprattutto una morte figurata: poiché Daisy ha scelto Tom, anziché lui (anche se in realtà Gatsby non lo saprà mai) egli ha fallito, il suo sogno è infranto, il suo ideale frantumato, la sua vita ha perso di significato; quindi non gli resta altro da fare che morire…
Gatsby muore giovane, bello e con un ideale, muore con la consapevolezza che non ha vissuto invano, che la sua vita è stata densa di significato. Non certo un lieto fine, ma di sicuro un finale pregno di significato che lascia il lettore stregato dal fascino di questo libro e dal sogno di Gatsby per quanto irrealizzabile possa essere. E non c’è modo migliore di concludere questa recensione se non con le ultime parole di Nick Carraway:
“E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.”
Il-grande-Gatsby-la-colonna-sonora-del-film-di-Baz-Luhrmann
Fonte: www.movieisland.it

 

 Andrea Pettenuzzo