GAMES & TECNOLOGIA – Spotify e la musica “legale”

0
117

spotify-logo

Ormai si sa, molta gente se vuole ascoltare musica, la scarica da internet, e la maggior parte delle volte, lo fa illegalmente. Esistono molti servizi in internet che permettono di ascoltare musica e stazioni radio. Ma all’appello mancava solo lui, lo streamer audio per “eccellenza”: Spotify. Da poco tempo, Spotify ha raggiunto anche l’Europa, in particolare l’Italia, e gli amanti della musica sono impazziti dalla gioia. Ma vediamo più da vicino cosa offre.

Innanzitutto, è entrato in Italia con un bagaglio immenso: contiene già più di 20 milioni di brani, tutti da ascoltare. Inoltre, grazie agli accordi con le major discografiche, Spotify offre un servizio assolutamente legale. In pratica, grazie all’enorme quantità di brani ed alla legalità, sembra di avere una discoteca in casa. Spotify è compatibile con tutte le piattaforme, dai computer agli smartphone, dai tablet alle smart TV. La registrazione è completamente gratuita, e si può effettuare anche tramite il proprio account Facebook. Collegandosi con esso, inoltre, per sei mesi viene attivato un periodo di prova durante il quale si può ascoltare musica illimitatamente. Purtroppo, finito questo periodo, Spotify passerà all’account base, che ha un limite di ascolti di sole dieci ore al mese. E qui cominciano i punti negativi.

Esistono tre tipologie di account: Spotify Free, completamente gratis, ma limitato alle dieci ore mensili e con pubblicità; Spotify Unlimited, illimitato e libero da ads, ma a pagamento (4,99 € al mese); Spotify Premium, uguale all’Unlimited, ma con ulteriori servizi, come la modalità offline, la migliore qualità audio (320Kbps!!) e altri contenuti esclusivi, il tutto ovviamente al costo di ben 9,99 € al mese. Un furto. E’ logico che un servizio del genere deve pur sempre pagare anche le major, le quali danno la disponibilità dei brani. Spendere 9,99 € al mese, significa spendere circa 120 € all’anno: ma conviene solo se si ascolta musica tutto il giorno.

Altro punto negativo riguarda i pagamenti che vengono effettuati agli artisti. Per ogni ascolto di un brano, l’artista viene pagato: ad esempio, artisti come Madonna o gli U2 ricevono milioni di ascolti, ed altrettanti soldi. Ma agli artisti emergenti o che non sono i soliti BIG, conviene caricare le proprie canzoni? A quanto sembra, nel 2010 un’infografica ha constatato che per ogni clic, cantanti e gruppi venivano pagati appena 0,00029 $. Una miseria, visto che per guadagnare solo un dollaro c’è bisogno di un sacco di ascolti.

Inoltre, per avere la possibilità di ascoltare musica, si deve obbligatoriamente installare il programma, versione desktop o mobile che sia: un pò obsoleto, visto che ormai ci si basa sul cloud o su internet. E’ utile se si vuole ascoltare musica in offline, ma essendo una funzione solo per utenti Premium, ai normali utenti Free può sembrare un inutile spreco di spazio sul proprio hard disk.

Come già detto, ci sono molti altri servizi che fanno tutto questo, e soprattutto implementando alcune funzioni dell’account Premium di Spotify, gratuitamente, come l’ascolto illimitato di brani. Un esempio lampante ne è Grooveshark, un motore di ricerca internet musicale internazionale, che offre agli utenti la possibilità di cercare, caricare ed ascoltare musica liberamente, senza necessità di sottoscrivere un abbonamento Premium, presente anche qui, ma tranquillamente tralasciabile, visto che aggiunge poco in più, come l’eliminazione della pubblicità. L’idea di un servizio di streaming audio libero e legale è una realtà già da un pò di tempo, Spotify si è aggiunto portando piccole novità, ma poco convenienti per chi le utilizza da utente Free.

Federico Prescianotto