GAMES & TECNOLOGIA – MegaUpload: la rinascita del re del File Sharing

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Alzi la mano chi non ha mai usufruito di un servizio di File Sharing. Sicuramente tutti, prima o dopo, abbiamo fatto uso di quei siti per condividere file con altre persone, magari per passare delle foto ad amici che abitano lontani, o per condividere con loro video, documenti, e quant’altro. Basta pensare all’ormai famoso Dropbox, dove ognuno ha il suo spazio, protetto e personale, “in the cloud” (letteralmente “nella nuvola”, ossia in uno spazio dedicato nei server di internet, sempre raggiungibile da ogni dispositivo che abbia accesso ad internet), che può condividere attraverso dei link URL univoci con chiunque, e ne esistono molti altri. Ma un sito in particolare ha fatto parecchio parlare di sé per le sue controversie legali durante tutto il 2012, anche perché il sito da solo rappresentava il 4% di tutto il traffico internet mondiale, e la sua chiusura ha scaturito conseguenze a dir poco apocalittiche. Ebbene sì, stiamo proprio parlando del Re del File Hosting: MegaUpload. Ma vediamo in breve l’odissea che questo sito ha dovuto sostenere.

MegaUpload, come già detto, era uno dei più importanti siti di File Hosting dell’era moderna, e comprendeva anche MegaVideo (sito dove si potevano vedere film in streaming) e MegaPorn (sito che aggiungeva contenuti non adatti ai minori). Era utilizzato da milioni di utenti in tutto il mondo, e la maggior parte di essi lo utilizzava per salvare online le proprie foto e i propri documenti personali. Ovviamente, come succedeva anche per tutti gli altri siti di hosting, era utilizzato anche per condividere file pirata o protetto dai diritti d’autore: ma come veniva scoperto, il file veniva prontamente cancellato, e l’utente immediatamente bannato o bloccato. Questo però servì a poco. Infatti, il 19 gennaio 2012 l’FBI decise di oscurare il sito per violazione di copyright. L’accaduto scatenò l’ira di milioni di utenti, che lo utilizzavano solo per caricare contenuti personali, non per alimentare traffici illegali. Addirittura il noto gruppo di hacker Anonymous annunciò che avrebbe attaccato i siti federali, se l’FBI non avesse ritirato le accuse, cosa che naturalmente non fece: di conseguenza, più di 5000 hacker da tutto il mondo diedero inizio a quello che è considerato il maggior attacco online della storia, coinvolgendo anche siti come quello della Casa Bianca. Il caso volle che anche tutti i siti di hosting più importanti (come ad esempio FileSonic) bloccassero la possibilità di condividere file con altri (chissà perché!), senza però chiudere la possibilità agli utenti registrati di caricare i loro file su internet. Subito, alcuni cracker decisero di aprire su un nuovo dominio, .bz, il tanto desiderato MegaUpload, che si rivelò ovviamente un tentativo di phishing.

Ma quali sono stati i motivi che hanno portato alla chiusura di un sito di tale importanza, visto che anche l’FBI stesso usufruiva del servizio? Già prima che tutto ciò accadesse, l’FBI aveva chiesto che venissero consegnate le informazioni su degli utenti in possesso di 39 file che violavano i diritti d’autore, e MegaUpload disse che avrebbe collaborato con le autorità ed avrebbe cancellato i file. Stranamente, L’FBI chiese di NON TOCCARE in alcun modo i file, e ancora una volta MegaUpload si dimostrò collaborativo. Secondo l’avvocato di Kim Schmitz, il fondatore (alias Kim Dotcom), MegaUpload venne accusato dall’FBI di violazione di copyright visto che aveva ignorato la presenza di tali file nei suoi server, ma gli States negano tutto. A quanto sembra, l’oscura verità che si cela dietro a tutte queste accuse “menzognere” non verrà mai a galla. Nell’aprile 2012, dopo il raid in casa di Dotcom ed il suo successivo arresto, si scoprì che la polizia non aveva il diritto di entrare in casa sua, e che quindi il processo non si sarebbe fatto: tutto ciò avrebbe portato alla restituzione di tutti i suoi averi, siti compresi. Il fondatore di MegaUpload venne dunque messo agli arresti domiciliari, nella sua villa in Nuova Zelanda. Dotcom fece poi sapere che sarebbe tornato negli USA, ma solo se il Governo gli avesse garantito un processo equo in ogni sua parte, altrimenti avrebbe atteso l’estradizione, effettiva per marzo 2013. Il processo del 6 agosto 2012 venne dunque rinviato alla primavera di quest’anno a causa delle irregolarità riscontrate dal giudice neozelandese nelle accuse mosse dall’FBI.

Oggi, il nostro amico Dotcom si trova ancora agli arresti domiciliari, ma ha annunciato di recente che MegaUpload sta per risorgere “più potente e più veloce di prima”, sotto il nuovo nome “Mega”, notizia che sta facendo letteralmente il giro del mondo. Anche perché, come annuncia in un suo tweet, vedrà la luce un nuovo servizio, chiamato MegaBox: uno spazio “illimitato” dove è possibile caricare la propria musica, per “artisti e talenti nascosti”, i quali potranno ascoltare, scaricare ed acquistare le canzoni presenti attraverso un programma, chiamato “MegaKey”. Inoltre, gli artisti potranno tenere per sé il 90 % dei ricavi di ogni singolo download!! Una cifra enorme!! Ora, se il progetto MegaBox andasse a buon fine (e Dotcom assicura di sì), tutti i nuovi artisti riterrebbero più saggio e proficuo caricare le proprie canzoni in esso, piuttosto che passare per una casa discografica: tutto ciò porterebbe all’estinzione delle stesse major. Ecco spiegato il motivo per cui anch’esse hanno querelato il sito di hosting.

Ma quando tutto ciò tornerà in vita? Kim ha dato anche una data: il 19 gennaio 2013! Sarà davvero la rivoluzione del File Sharing? Non ci resta che darci appuntamento qui fra 10 giorni, e scopriremo se sarà reale, o solo un’affermazione “in the cloud”.

Federico Prescianotto

A screen grab from the Megaupload preview page