GAMES & TECNOLOGIA – Il 3D: tipologie e funzionamento

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Siamo nel 2009, e il famoso regista James Cameron presenta il suo nuovo film: Avatar. Ma c’è un piccolo particolare: infatti il film è in 3D. Subito, questa “nuova” tecnologia” è stata apprezzata da tutti, tanto che si è cominciato a produrre televisioni, lettori blu-ray, e le sale cinematografiche hanno cominciato a trasmettere film in 3D. Insomma, le “tre dimensioni” hanno spopolato in pochissimo tempo. Oggi, molte cose sono cambiate: sono state sviluppate nuove tecniche, e nuove tipologie di 3D. Si passa dal passivo, all’attivo, per poi finire al più recente, l’autostereoscopico. Ma quali sono i vantaggi che esso porta all’utente? E quali i punti deboli? In questo numero, andremo ad analizzare più da vicino questa importante tecnologia.

Cominciamo con un po’ di storia. Sapevate che il 3D esisteva già nel secolo scorso? Proprio così, alcuni scienziati avevano già introdotto una tecnologia simile. Il 3D si basa sul fatto che i nostri occhi vedono rispettivamente da due punti di vista: questo ci permette di percepire la profondità di un oggetto, ossia la terza dimensione. Questi scienziati hanno quindi applicato questa cosa unendo immagini scattate da due prospettive differenti, dopodiché, sfruttando un paio di occhiali con lenti di diverso colore per ciascun occhio (blu/rosso o verde/rosso), hanno reso l’idea della profondità. Questa vecchia tecnologia si chiamava 3D Anaglifico, ed era semplice, economica ed efficace. Purtroppo, non si è diffusa molto, visto che alterava i colori delle immagini. Dunque, vista la scarsissima popolarità del 3D, venne rinchiuso in laboratorio.

Parecchio tempo dopo, nacque una nuova tecnologia 3D, quella con occhiali a lenti polarizzate, introdotta proprio con il film Avatar. Ed ecco avere inizio l’Era del 3D, attraverso il 3D passivo. In cosa consiste? È molto simile all’anaglifico, quindi vengono sovrapposte due immagini a diversa prospettiva, ma vengono polarizzate in senso inverso, così gli occhiali passivi captano correttamente le immagini. Questa tipologia è utilizzata moltissimo in ambito cinematografico. Ma non era ancora abbastanza. La strada era quella giusta, bastava qualche piccola modifica per poter commercializzare questa tecnologia.

Vide quindi la luce il 3D attivo, un passivo “modificato”, che porta delle migliorie, anche se ne aumenta i difetti. Gli occhiali vengono modificati, ed al posto delle lenti, vengono inseriti degli otturatori LCD che si accendono e spengono ad altissima velocità alternando le immagini separatamente ai due occhi e creando quindi l’illusione del 3D. Tutto ciò porta una qualità ineguagliabile in fatto di definizione ed un 3D molto più profondo e realistico. Entrambi gli occhiali, passivi e attivi, si sincronizzano alla TV tramite infrarossi o bluetooth. Ma entrambi riducono notevolmente la luminosità delle immagini, a causa delle lenti scure. In più, è un problema per chi ha problemi di vista, visto che deve per forza tenerli per tutto il film assieme a quelli da vista. Quindi, come si può sopperire a questo enorme problema? Esiste sul mercato una tecnologia in grado di riprodurre un 3D di buona qualità, senza utilizzare occhiali speciali.

Stiamo parlando del 3D autostereoscopico. Al momento, è la tecnologia più recente. Il punto forte è proprio il fatto che non necessita di occhiali per godere della terza dimensione. Ma come può essere possibile? Il segreto risiede nella barriera di parallasse: essa è un filtro di cristalli liquidi che si attivano alternativamente per mostrare determinati pixel ad ogni occhio, creando la percezione del 3D. Una tecnologia all’avanguardia, eccellente in fatto di comodità. Unico problema: il 3D single-view, ossia una sola persona può godere del 3D, e per di più rimanendo ferma in una certa posizione. Oltretutto, la risoluzione orizzontale dello schermo viene dimezzata, riducendo la qualità dell’immagine.

Forse è ancora troppo presto per poter usufruire del 3D senza occhiali nel salotto di casa nostra, ma sicuramente l’autostereoscopia è un enorme passo avanti. Ecco perché si sta cercando di far evolvere questa tipologia, ed ecco perché molti scienziati sono al lavoro sull’HR3D, un’evoluzione del 3D autostereoscopico. Si tratta di un filtro dinamico, in grado di adattarsi alle immagini per offrire un 3D di alta qualità da più punti di vista. Rigorosamente senza occhiali e senza rimanere immobili.

Sicuramente, fra un paio di anni, ci ritroveremo di fronte al televisore a guardare un film d’azione senza portare occhiali di nessun tipo, e chi lo sa, magari questo sarà l’inizio di una tecnologia di tipo olografico. Nel frattempo, lasciamo che “Io Robot” rimanga un film.

Federico Prescianotto