FOLKLORE LOCALE – La storia di Este

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comune-este-padova“Vuole la tradizione che Antenore ed Ateste, dopo l’eccidio di Troia, nominandosi condottieri di una gente esule composta da Veneti e Troiani, approdati in spiagge marittime si rifugiarono in alcune contrade, dove insieme agli aborigeni già insediatisi, edificarono il primo Padova, il secondo Ateste.”

Peccato che questa narrazione, seppur brillante, non sia per nulla sorretta da monumenti o dagli storici dell’epoca.

In realtà, la nostra cittadina ha origine per mano degli Euganei, popolo nobile di stirpe etrusca, i quali, abitando nel tratto di terra formato dal delta veneto  – tratto di paese bagnato da Brenta, Bacchiglione, Adige e Po – protetti da costruzioni murate, a causa dell’invasione dei Veneti furono spinti verso occidente ritirandosi verso i nostri colli – cui donarono il loro stesso nome – e ivi edificarono la città Ateste, approfittando della strategica posizione. Il tutto porta la data all’incirca del 1184 a. C., ben quattro secoli prima della fondazione dell’illustre Roma.

All’orecchio dei classicisti, però, il nome Ateste riecheggia reminiscenze greche, e gli scavi effettuati nel territorio potrebbero confermarlo: ritrovamenti di templi dedicati agli dei o lapidi testimoniano una presenza di popolazioni greche insediatesi nella cittadina, ma non è ancora sicuro che queste abbiano davvero occupato le contrade in tempi così antichi.

Ritornando ai nostri Euganei, essi si allearono con i Veneti attorno al V-VI sec. A. C. per difesa dai Galli e dal popolo etrusco, ma questo li portò a perdere la loro primitiva denominazione e ad essere quindi confusi con i Veneti, più vasti e potenti.

In seguito ad anni particolarmente privi di avvenimenti da ricordare, arriviamo in seno al 254 a. C., quando la città cadde sottomessa alla repubblica romana – diventandone colonia militare sotto l’impero di Augusto – la quale, in seguito alla rovina, portò, insieme a varie ondate barbariche, Ateste quasi alla rovina. Entrando in mano quindi di popolazioni gote, dell’Esarcato, dei Longobardi e dei Franchi, la città visse i suoi anni più bui, fino a risplendere di luce propria nel Risorgimento, quando la troviamo già eretta a Comune.

A partire dall’undicesimo secolo, quindi, ha inizio il dominio dell’illustre famiglia che, passando per la città, fermò ivi la propria abitazione, e da lì trasse il nome di Estense. Da qui si susseguirono dunque una serie di lotte dei vari casati, dando vita ad un’epoca di azione e viva nazionalità.
La dominazione, nonostante i scarsi reperti, donò vigore alla cittadina che tornò a splendere, ma questo momento di gloria arrivò pian piano ad esaurirsi: avendo la casata preso potere anche a Ferrara, perse interesse nei riguardi della città atestina, e non la preparò alla difesa degli attacchi del celebre tiranno Ezzelino, subendo quindi il dominio di Padova, allora repubblica, verso la fine del tredicesimo secolo.

Dopo la morte di Azzo VIII, il territorio di Este venne devastato e passò sotto al governo degli Scaligeri, fino a ritornare sotto le mani dei Carraresi che ne riedificarono le mura. Godendo di una certa protezione, Este si dedicò alla Repubblica di Venezia durante il periodo del Medioevo.

Arriviamo dunque all’ultimo stadio della storia della nostra città, che la vede dominata dai Veneti per circa 400 anni: da questi seguirà gli impulsi degli avvenimenti dello Stato – veneto, ndr – fino a, caduto quest’ultimo, osservare innanzi a sé tutte le rivoluzioni di un’Europa moderna.

Nel 1797 Este inaugura la sua municipalità democratica che vede rinvigorirsi l’agricoltura e l’industria; ma è nel 9 maggio 1829 che la sovrana Rivoluzione accorda d’innalzare al rango di città con Congregazione Municipale il Comune di Este. Si alza nel 18 settembre dell’anno successivo il nostro stemma, fissato in questo modo: “E’ desso uno scudo d’oro coll’orlo in argento in campo d’oro; vedesi una grande muraglia con tre torri, di cui quella di mezzo è molto più alta ed ha sette merli o pinnacoli, le altre due sono più piccole ed hanno solamente sei pinnacoli o merli; la porta è gialla con una croce rossa chiusa; sopra di essa vedesi un piccolo leone simile quasi ad un leopardo colla coda rivolta sopra la schiena e tiene nella zampa destra un libro aperto.”

Ilenia Sanna