“Educare senza paura”: ieri sera Alessandro D’Avenia a Padova

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fonte: profilo Twitter di Alessandro D'Avenia
(Foto: profilo Twitter di Alessandro D’Avenia)

“L’opera del maestro non deve consistere nel riempire un sacco,

ma nell’accendere una fiamma”

Plutarco

Avete mai sentito parlare di Alessandro D’Avenia? È uno dei professori più chiacchierati degli ultimi anni, noto soprattutto per il suo libro “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, edito da Mondadori nel 2010, da cui è anche stato tratto un film omonimo nel 2013.

Il professore, noto agli studenti con lo pseudonimo di Prof 2.0, negli ultimi anni ha sconvolto il mondo dell’insegnamento con il suo approccio semplice e coinvolgente, catturando l’attenzione di migliaia di giovani studenti in Italia.

Proprio ieri D’Avenia è stato a Padova per prendere parte alla conferenza “educare senza paura”, organizzata dalle scuole “Romano Bruni” e “San Gaetano”. In questo incontro il Prof 2.0 ha cercato di portare la sua personale esperienza su come educare i ragazzi delle superiori, accompagnandoli, non come semplici precettori, ma come magistri vitae.

Particolarmente significativo che il professore abbia portato la sua esperienza non come insegnante, ma come alunno, raccontando quali sono state le figure del mondo dell’educazione che l’hanno spinto a diventare docente. Tra queste ha ricordato il suo professore di italiano, che gli trasmise la passione per la letteratura, e l’insegnante di religione, Padre Pino Puglisi, divenuto, nell’immaginario dell’autore, mentore di Federico, il protagonista del suo nuovo libro “Ciò che inferno non è”, edito da Mondadori e pubblicato lo scorso ottobre.

“Insegnante è colui che porta in classe i suoi amori, non i suoi umori” ha detto D’Avenia a una sala gremita di persone, ricordando come sotto molti aspetti il compito del docente ricordi quello del contadino che coltiva un campo, ricco di potenziale, ma che ha bisogno di una mano esperta per crescere rigoglioso.

In aperto contrasto con la tipica figura del professore, ormai tristemente passata nell’immaginario collettivo, come colui che ha fatto dell’educazione un arido lavoro e non la propria passionale missione, D’Avenia propone quindi un nuovo modello di insegnante per la scuola italiana.

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