“Dj, apri il fuoco!”

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Alessio BertallotCosì vi descrivo la situazione in cui siamo: siamo a casa mia, nella sala, abbiamo mangiato, io ho cucinato il filetto con il pepe, più o meno insomma: l’ho messo sulla pentola; poi abbiamo allestito la sala con un minimo di attrezzatura, con due consolle, per poter trasmettere. Abbiamo acceso una luce e ora, siamo qui a tenere questa luce accesa. Pensavo che la vostra condizione non è tanto diversa dalla nostra. Vi immagino che siate li, ognuno solo, ognuno nel suo posto, nella sua casa, nella sua auto, ognuno solo ma ognuno che si chiede se fa parte di un “noi”: noi che ancora non ci rassegniamo ad anestetizzarci con la televisione […], noi che cerchiamo la musica diversa, il libro diverso, le idee non omologate,i sogni non prevedibili, i lavori che non tradiscano quei sogni, noi che ascoltiamo la radio perché riusciamo a vedere anche se non ci sono le immagini, noi che crediamo ancora nei valori […]: ecco perchè siamo qui a tenere una luce accesa, magari la rete ci offre una possibilità in più, magari, che ne sai, non era prevista questa cosa. La nostra arma è la bellezza. Dj, apri il fuoco!

Con questo annuncio Alessio Bertallot, il 16 settembre scorso, introduce il suo nuovo progetto radiofonico: “Casa Bertallot”. Vi starete chiedendo di cosa io stia parlando e a che cosa si riferisca questa citazione. Sto cercando di raccontarvi il percorso di una comunità, di una popolazione di appassionati che fino a inizio settembre, da tre anni a questa parte, si radunava assiduamente attorno alle frequenze di “RaiTunes” e alla serafica voce del suo conduttore, Alessio Bertallot. Così, ogni sera, per tre anni, veniva soddisfatta la dipendenza dei più assidui musicofili, che avevano trovato in questo programma radiofonico il loro piccolo angolo di paradiso: per metà frequentato dai grandi artisti del passato e per l’altra metà dai nuovi spavaldi talenti del presente, pronti a sfidare la tradizione e l’avvenire. Ogni sera, ognuno era disposto a seguire Bertallot in qualsiasi esperimento proposto: si passava dalle più miscellanee unioni fra differenti generi musicali, alla collaborazione fra diverse forme artistiche, ma anche all’intervento di artisti di fama mondiale.

“RaiTunes” era l’avanguardia della radio italiana, una delle poche stazioni abilmente in grado di distinguersi dalla massa, ottenendo grandi consensi anche a livello internazionale. A inizio settembre, la RAI ha però deciso che fra le file dei suoi programmi radio non c’era più spazio per “RaiTunes”. Ma chi è che così ostinatamente avrebbe ancora la forza e la voglia di portare avanti un progetto ritenuto fallimentare dal mercato? Solamente dei pazzi. Pazzi che vivono di musica, di arte, di bellezza e dell’amore per il proprio lavoro. Pazzi che sono disposti ad accantonare qualsiasi fine economico e a sacrificare del tempo privato pur di promuovere la cultura e la loro passione.

Questi pazzi sono Alessio Bertallot, Dj D e Dj Fiore, che il 16 settembre scorso, come già anticipato, hanno avviato il loro nuovo programma radiofonico: “Casa Bertallot”. Ora, la ricetta non è cambiata, la buona musica c’è sempre, la “crossmedialità” musicale e culturale c’è ancora: l’unica cosa ad essere cambiata è l’atmosfera. Rispetto a “RaiTunes”, appena parte lo streaming, “Casa Bertallot” riesce a portare l’ascoltatore in una dimensione più intima e familiare: sembra quasi di vedere i tre dj, dentro una stanza di una casa qualsiasi, davanti ad un bicchiere di vino, circondati da una calda e pacata luce, che, nella comodità di una poltrona, provano a cambiare qualcosa, nel loro piccolo. Ascoltando la diretta, ci si sente parte di una collettività e sembra anche di poterla vedere: ognuno in casa, davanti al computer, attento a non lasciarsi scappare nemmeno una sola nota. Ogni ascoltatore sa di essere il punto centrale del progetto, senza di lui il programma non sarebbe niente e senza il programma forse ognuno sarebbe un po’ più vuoto. Sembra quasi di vedere uno di quegli incontri fra vecchi amici, che decidono di ritrovarsi dopo molto tempo: nessuno vuole mancare perchè tutti sanno di essere indispensabili, fanno di tutto per esserci e per poter essere al massimo della forma, pronti per godersi la serata.

Qui, grazie a dio, non si sta parlando di ascolti o di denaro, ciò ormai è inutile. Qui si sta parlando di passione, di stile, di amore, di musica e di cultura. Ed è proprio questo che non è chiaro al mitico palinsesto RAI: una così forte passione non può essere semplicemente cancellata o messa fuori onda. A perderci non sono i fedeli ascoltatori ma lo saranno i venturi: sarà un po’ più inconsapevolmente vuoto chi, grazie alle mega trovate commerciali RAI, non potrà casualmente imbattersi in una canzone, decidere di rimanere su quella stazione, risintonizzarsi la sera dopo e quella dopo ancora, fino a diventare affezionato a quel programma e sentirsi partecipe di un movimento vivo e pulsante. Questo fallimento però non è stato di nessun produttore o conduttore o collaboratore, l’unica a fallire è stata la radio statale, che ha preferito prostituirsi alle dinamiche del mercato piuttosto che continuare a sostenere i suoi obiettivi: il fornire un’offerta culturale efficace, valida e disponibile per tutti.

Riprendiamoci la nostra radio.

https://www.facebook.com/AlessioBertallot?fref=ts

http://www.spreaker.com/show/casa_bertallot

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