Corruzione, il male italiano: quanto cosa alla nostra salute

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(Foto: www.huffingtonpost.it)
(Foto: www.huffingtonpost.it)

Truffe, raggiri, appalti falsificati, evasioni e mazzette sono l’emblema dell’inaffidabilità dell’Italia in campo economico. Peculato, concussione appropriazione indebita e abuso d’ufficio riflettono il gap netto tra il modello italiano e quello tedesco. Nel 2012 nel nostro Paese la corruzione, in particolare, ha segnato il record europeo. E, senza utilizzare inutili eufemismi, si può dire che le politiche di contrasto dei governi Monti e Letta hanno avuto effetti nulli.

Due anni dopo il clamore suscitato dalla denuncia del “Sole 24 ore” relativa ai 60 miliardi inghiottiti dal malaffare (circa il 3% del PIL, ovvero la produzione annuale e la totalità dei consumi dedotta dai risparmi), la situazione in Italia è rimasta statica. Trasparency International propone i risultati del “Corruption Perception Index 2014”,  il quale riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. Dai dati si evince che l’indice 2014 colloca il nostro paese al 69esimo posto della classifica generale, ultimo nell’UE e clamorosamente sorpassato da Sud Africa e Kuwait.

Addentrandoci più a fondo nel fenomeno corruzione possiamo vedere quanto esso influisca, ad esempio, sul nostro sistema sanitario. Questo si posiziona al primo posto nell’UE e terzo a livello mondiale. Significa che, a livello di infrastrutture e strumentazioni, l’Italia ha i requisiti per essere una delle “Top Countries” (Classifica del giornale “The Richest”). Ciononostante nel 2013 la corruzione ha pesato per 6,4 miliardi di euro sui 114 miliardi di spesa pubblica destinati al comparto sanitario. A questo male vanno aggiunti 3,2 miliardi di inefficienza e 14 miliardi di sprechi per un totale di 23 miliardi persi a danno della salute (e delle tasche) dei cittadini. Proponiamo di seguito una lista dei principali “guai” della sanità italiana.

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(Fonte: Rissc)

Il caso della sanità è uno dei tanti motivi per il quale l’Italia sta tendenzialmente degradando. Un pizzico di efficienza renana, di organizzazione giapponese e di efficacia cinese darebbero uno sprint in più al nostro Bel Paese, la cui ricchezza fatta di storia, monumenti, musei e opere d’arte viene oscurata dall’illegalità, dagli sprechi e dalla corruzione.

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