“Contagio”, incetta di premi per Aristide Bergamasco

Pochi mesi dopo l'uscita del suo terzo romanzo l'autore atestino, che qualcuno ha paragonato a Dan Brown, ha già ottenuto una serie di importanti riconoscimenti. «Mi piace poter prendere per mano il lettore e farlo appassionare»

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ESTE. Continua a far parlare di sé “Contagio”, l’ultima fatica letteraria dell’autore e medico atestino Aristide Bergamasco. Il thriller, edito da Leone, è uscito in libreria solo lo scorso settembre ma ha già ottenuto riconoscimenti di prestigio: il più recente è l’Holmes Awards 2017, ricevuto il 4 marzo, ma prima erano già arrivati il premio speciale della critica al concorso letterario internazionale Locanda del Doge e una menzione d’onore al concorso Firenze Capitale d’Europa. «Sono ovviamente soddisfatto – confessa Bergamasco – anche perché i giudizi espressi dalle giurie sono lusinghieri e questo mi fa molto piacere».

“Contagio” racconta di un pericoloso virus che minaccia la sopravvivenza del mondo. Il compito di evitare il peggio è nelle mani della biologa Rebecca de Cardinale e del fidanzato Alessandro Vinci, ex agente speciale. La vicenda, che mescola elementi storici e scientifici con altri frutto di fantasia, è ambientata in alcune città dell’Italia e dell’Europa di oggi. Si tratta della terza opera di Bergamasco che, dopo l’esordio fantasy (“Sangue di Drago”) ha imboccato la strada del thriller con “L’Ultimo Segreto di Galileo”. La vena creativa dell’autore atestino, che qualcuno ha già paragonato a Dan Brown, sembra però ben lontana dall’essersi esaurita. «Ho iniziato a lavorare a tre nuovi romanzi: troppi. Presto dovrò scegliere su quale di questi concentrare le mie energie, ma per scaramanzia preferisco non anticipare nulla».

La passione per la letteratura in Bergamasco è sbocciata sin dalla tenera età. «Ho sempre amato scrivere, anche se a lungo non ho trovato il coraggio di far leggere agli altri i miei testi. Ho iniziato partecipando ad alcuni concorsi con i miei racconti. Poi, vedendo che questi venivano apprezzati, ho proposto il mio primo romanzo alle case editrici e mi è andata bene». La scrittura è diventata negli anni una vera e propria passione-ossessione «che ti obbliga a mettere le dita su una tastiera» e che il medico atestino porta avanti nei momenti liberi, quando si sente particolarmente ispirato. «Quello che più mi affascina è la possibilità di prendere per mano il lettore e farlo appassionare, arrabbiare e imparare».

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