“The Wall”, il viaggio di Roger Waters

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(Fonte immagine: files.teamrock.com)
(Fonte immagine: files.teamrock.com)

I giorni 29-30 settembre e 1 ottobre è stato possibile visionare “Roger Waters – The Wall“, film riguardante il tour dell’ex leader dei Pink Floyd del 2013, ma come presto si scoprirà, non si tratta solo di questo. Si tratta di un vero e proprio viaggio attraverso le paure, i ricordi ed i sogni di Roger Waters. Il film si divide continuamente tra le canzoni di “The Wall” nel tour e il viaggio di Roger in macchina dalla Gran Bretagna ad Anzio (Italia), passando per la Francia. Con una piccola chicca finale, la doppia intervista di Roger insieme a Nick Mason (ex batterista dei Pink Floyd).

Chi, come me, ha potuto assistere ad una delle molte date del tour sapeva bene cosa aspettarsi, ma questo film era indirizzato anche a coloro che non hanno potuto presenziare ai concerti o che magari conoscono i Pink Floyd solo superficialmente, perché non importa si conoscano i Pink Floyd da decadi o da minuti, il risultato sarà sempre lo stesso: un turbinio di emozioni che sconvolge lo spettatore.

The Wall” nasce nel 1979, ma viene a crearsi in verità molto prima nella mente di Roger Waters. Un muro, tra noi e il mondo. Da bambino Roger perde il padre nella seconda guerra mondiale, precisamente ad Anzio, nel 1944 (lo stesso padre, Eric Waters, aveva a sua volta perso il padre nella prima guerra mondiale), e questo evento lo segnerà per il resto della sua vita. Un evento che lo porterà all’isolamento e alla creazione di paure che alimenteranno sempre più il suo muro mentale, rendendolo sempre più alto ed insormontabile. In “The Wall” ed in questo film ripercorriamo il dolore di un bambino, di un giovane, di un uomo, di un vecchio che cerca in qualunque modo di poter vivere la sua vita a pieno, spezzando i muri che lo intrappolano e non gli permettono di poter lasciare andare un passato doloroso.

C’è un momento durante il concerto in cui passato e presente vengono a contatto, quando Roger decide di cantare e suonare “Mother” in sincrono con il se stesso del 1979, durante il tour di “The Wall” di 36 anni fa. Il risultato è eccellente. Dal punto di vista tecnico è un film sicuramente ben riuscito, il montaggio (sia visivo che sonoro) è da lodare, e la fotografia non è sicuramente da meno, regalando moltissime immagini che rimarranno scolpite nel tempo. Durante il concerto vediamo un uomo sicuro dei propri mezzi, forte, inarrestabile, un Dio.

La sua natura di leader è più che mai reale durante l’esibizione di “The Wall”, dove attraverso canzoni ed effetti scenici incredibili fa provare qual è il sapore del muro. In contrapposizione a ciò, vi è la parte del viaggio, dove si vede un uomo consumato, distrutto da una vita di muri e paure. E Roger vuole un po’ mostrarci ciò che è l’uomo da sempre, un animale da palcoscenico, dedito alla maschera in ogni sua uscita, all’apparenza invincibile ed immortale ma che poi nell’isolamento dell’ombra si ritrova ad essere consumato da innumerevoli paure. Il trionfo di Waters, il suo essere una divinità nel campo musicale ci porta anche a scoprire il suo lato più umano, il lato non di un dio, ma di un uomo spezzato, che si porta dentro cicatrici celate ad ogni occhio. Ed è il mostrarci il suo lato umano (come aveva già fatto con l’uscita dell’album nel 1979 d’altronde) che porta il film ad essere così vero ed emozionante.

Alla fine del viaggio, innanzi al monumento in memoria di suo padre, Roger Waters ci lascia attraverso le note di “Outside The Wall” (ultima canzone dell’album, canzone post abbattimento del muro), suonate con una tromba che si era portato sin da Great Bookham, luogo di nascita. Un tentativo di chiusura del cerchio, un tentativo di abbattimento del muro, e delle paure. Non solo quelle di Roger Waters, ma quelle con cui ogni uomo è costretto a lottare ogni giorno.

“All alones, or in twos, the ones who really love you, walk up and down, outside the wall. And when they’ve given you their all some stagger and fall, after all it’s not easy, baggin your heart against some mad buggers wall. – Da soli, oppure in coppia, coloro che davvero ti amano camminano su e giù fuori dal muro. E quando ti avranno dato tutto, alcuni barcolleranno e cadranno a terra. Dopotutto non è facile sbattere il cuore contro il muro di un folle”. (Outside the Wall)

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