The Hateful Eight, Tarantino tra western e thriller

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E’ finalmente nelle sale l’ottavo film di Quentin Tarantino, “The Hateful eight“. Schiere di appassionati aspettavano l’uscita di questo film sin dal 2012, anno di uscita di Django Unchained. Il cast vanta nomi non di assoluto richiamo commerciale, ma di sicuro valore recitativo, quali: Samuel L. Jackson, Kurt Russel, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth, Michael Madsen e Channing Tatum.

Il film può prestarsi a diverse sfumature, io personalmente l’ho trovato mediamente scorrevole considerando la lunghezza del film (tre ore), con pochi punti morti messi strategicamente da Tarantino per dare respiro allo spettatore. Senza ombra di dubbio è il film più crudo e destabilizzante di Quentin, non solamente per la grande quantità di violenza alla quale assistiamo nel corso dell’arco narrativo, ma soprattutto per la macabra depravazione intrinseca alla pellicola, densa di violenza psicologica.

Il genere di riferimento principale è sicuramente il western, anche se non di tipo canonico e anzi sembra sfociare molto di più nel thrillerTarantino gioca molto con la psiche dello spettatore attivando un gioco di specchi e riflessi per mettere in confusione colui che guarda. La storia è molto interessante, anche se non originalissima, con dialoghi fitti ed intensi; il segreto del film è che nessuna parola all’interno delle tre ore di proiezione va perduta, lo spettatore è praticamente obbligato ad ascoltare, capire ed empatizzare con tutti i vari personaggi, per cercare di capire chi mente e chi no. Tutto è ben calibrato e studiato dalla mente malata di Quentin.

Questo a mio avviso è il tocco geniale di Tarantino, riuscire a tenere in suspence lo spettatore per l’intera durata del film, non facendo capire le proprie intenzioni e non risultando banale nelle varie scelte narrative. Un punto che non mi ha entusiasmato è la costruzione di certi personaggi, che potevano essere gestiti ed elaborati in maniera diversa e magari un po’ più approfondita, anche se probabilmente questa mancanza è più che altro ricercata dallo stesso regista per donare un alone di mistero agli odiosi otto.

Da sottolineare comunque le immense prove di Samuel L. Jackson e Jennifer Jason Leigh, autori entrambi di una prova recitativa di grandissimo livello, dando il meglio di se in un ruolo che sembrava creato appositamente per loro. La colonna sonora è come sempre fantastica, difficile sbagliare quando si affida tale compito al maestro Ennio Morricone, monumentale nell’incastrare alla perfezione ogni melodia.

Il film è stato distribuito in due versioni, una in formato digitale, una in formato 70mm, andato in disuso ormai da cinquant’anni. Le due versioni differiscono in alcune scene e anche nella durata: 167 minuti per il digitale, 187 per il 70mm. Vi sono continui riferimenti alle opere precedenti di Tarantino, se si presta la giusta attenzione si possono notare che praticamente tutti i suoi precedenti film sono stati in un qualche modo citati.

In conclusione non posso asserire che è di sicuro il suo film migliore, essendovi qualche punto che desta perplessità. Ma è sicuramente un film imperdibile per qualsiasi cinefilo, una pellicola di Tarantino è sempre un evento al quale non si può non assistere. Una pellicola nella quale Tarantino da il meglio di sé dietro la macchina da presa, ed è dunque una vera bestemmia non vederlo tra i nominati all’oscar alla miglior regia, senza dubbio.

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