Peter Pan, meglio il libro o i film?

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fonte: the daily telegraph
(Foto: the daily telegraph)

Era il lontano 1902 quando per la prima volta Peter Pan, “the boy who would not grow up”, usciva dalla penna e dalla geniale mente di James Matthew Barrie, scrittore e drammaturgo di origini scozzesi.

Di certo Barrie non aveva idea dell’importanza e dell’influenza che il suo personaggio avrebbe avuto negli anni successivi su migliaia di bambini, cresciuti con la favola del bambino che poteva volare. Il mito di Peter ha infatti inciso su i giovani lettori di ieri e di oggi, e sulle loro madri, che leggevano loro la favola prima di andare a dormire. Complici della popolarità di questo racconto sono stati sicuramente anche cinema e televisione, che nel corso degli anni hanno riproposto a più riprese e in diverse chiavi di lettura la storia del bambino di Kensington.

Non si contano infatti le serie tv, i cartoni animati, i film d’animazione (il più famoso dei quali rigorosamente Disney) e le grandi produzioni cinematografiche, l’ultima delle quali appena uscita in sala. Tutto ciò ha dato origine ha un misto di prequel, sequel, rivisitazioni, remake e spin-off in cui si è snaturato il significato del messaggio dell’autore. Non che ci si possa lamentare, dopotutto. Il brand, se così possiamo chiamarlo, si presenta come piuttosto flessibile, e senza queste sperimentazioni ci saremmo persi “Hook- Capitan Uncino”, in cui è un magistrale Robin Williams a interpretare un Peter ormai adulto e immemore della sua fanciullezza. Glissiamo invece sulla versione presentata dalla serie tv “Once upon a time”, per rispetto nei confronti dell’autore, che sono sicuro si stia ancora rivoltando nella tomba.

Comunque sia non si può che notare un abuso della figura di Peter Pan da parte di Hollywood, abuso che ha portato a una pigrizia mentale senza pari da parte delle nuove generazioni, che si ritrovano ad adorare un eroe che non conoscono. Pochi, pochissimi tra i membri delle nuove generazioni hanno letto, o si sono fatti leggere, i libri quando erano piccoli, accontentandosi dei film, che spesso danno la chiave interpretativa del regista più che dell’autore (giungendo a forzature come quella che vede Peter come un angelo della morte che traghetta le anime dei bambini) e tagliando fatti e personaggi essenziali alla comprensione del libro, sia per un bambino che per un adulto.

Troppo spesso infatti sento dire da molte persone: “Ah io adoro Peter Pan, so tutto sull’argomento”, per poi scoprire che non sanno nulla sul corvo Salomone Gracchia, sulla mamma di Peter, o su Maimie; personaggi che compaiono solo nelle versioni cartacee, e anteriori alle vicende sull’Isola che non c’è. Si è così perso di vista il messaggio che Barrie voleva trasmettere: quello di un bambino che si era smarrito e voleva ritrovare la sua mamma, un bambino disposto a combattere gli adulti (i pirati) per difendere ciò che ha di più caro nella spensierata fanciullezza.

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