Oscar 2016, “Spotlight” e DiCaprio nell’Olimpo del cinema

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(fonte foto: http://www.citynews.ca/)
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28 febbraio 2016, un giorno che verrà ricordato molto a lungo nella storia del cinema: il giorno della cerimonia della 88ª edizione degli Academy Awards, più conosciuti come “Oscar”. Il tutto svoltosi nel magnifico Dolby Theatre a Hollywood, Los Angeles. Il presentatore è stato Chris Rock, il quale ha esordito con un monologo sulla questione della mancanza di nominati di colore, scherzandoci sopra (con alcuni interventi forse un po’ sopra le righe) e facendone il tema centrale della serata. I pronostici erano tutti a favore di “The Revenant“, ma la magica notte degli Oscar, tra le molte certezze, ha regalato anche qualche sorpresa. Il film che ha ricevuto più statuette (sei) è stato “Mad Max: Fury Road“, tutti premi tecnici, che in ogni caso regalano al film del regista George Miller la palma di film più titolato.

“Mad Max: Fury Road” si è aggiudicato le seguenti statuette:

  • Miglior trucco ed acconciatura, battendo sul filo di lana un incredibile “The Revenant” e “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”;
  • Migliori costumi, prevalendo sugli eccezionali costumi di “Carol” e quelli di Cenerentola, “The Danish Girl” e “Revenant”;
  • Miglior montaggio sonoro, superando “Sicario”, “The Martian”, “Revenant” e “Star Wars”;
  • Miglior sonoro, dove forse avrebbe meritato più fortune il nuovo capitolo di Star Wars, gli altri film in nomination erano “Il ponte delle spie”, “Revenant” e “The Martian”;
  • Miglior montaggio, uno dei premi più sottovalutati, ma in verità uno dei più importanti. “La Grande Scommessa” e “Revenant” erano dati per favoriti, ma infine l’ha spuntata l’immane lavoro compiuto da Margaret Sixel, moglie del regista George Miller, battendo anche “Il caso Spotlight” e “Star Wars”;
  • Miglior scenografia, in un serrato testa a testa con “Revenant”. Superando anche “The Martian”, “il Ponte delle spie” e “The Danish Girl”.

 

I premi per Miglior cortometraggio e Miglior cortometraggio d’animazione sono andati rispettivamente a “Stutterer” e “Bear Story”. Il Miglior cortometraggio documentario è invece andato a “A Girl In The River: The Price Of Forgiveness” film pakistano sul delitto d’onore che ha avuto un successo tale da far breccia sul sistema politico del Pakistan, portando il premier in carica a considerare il cambiamento della legge sul delitto d’onore. Esempio stupendo di come l’arte cinematografica può far breccia positivamente nella società e aiutare ad attuare un cambiamento concreto.

Nella categoria Miglior film straniero si è aggiudicata la statuetta il super favorito “Il figlio di Saul”, del regista  László Nemes. Altra categoria che vedeva un quasi sicuro vincitore era quella per il Miglior film d’animazione, “Inside Out” difatti vince a mani basse, nonostante il grandissimo “Anomalisa” di Charlie Kaufmann. Per la categoria Miglior Documentario il premio va ad “Amy”, film riguardante la vita della cantante Amy Winehouse morta a 27 anni per abuso di alcool. Documentario che ha fatto molto discutere soprattutto la famiglia della giovane cantante. “Amy” si è aggiudicato la statuetta battendo grandissimi documentari del calibro di “Cartel Land” e “What happened miss Simone?“.

Una categoria che ha regalato grandi sorpresa è stata quella per i Migliori effetti speciali che ha visto trionfare “Ex-Machina”, dato come fanalino di coda rispetto agli altri grandissimi nomi presenti nella nomination e che forse avrebbero meritato qualcosa di più: “The Revenant”, “Star Wars”, “The Martian” e “Mad Max: Fury Road”. Il premio per la Migliore canzone va a Sam Smith per “Writing’s on the wall” contenuta nel film “Spectre“, il cantante ha dedicato la propria vittoria alla comunità LGBT, esponendo il suo orgoglio nell’essere omosessuale. I premi per gli scrittori, quindi nelle categorie Miglior sceneggiatura originale e Miglior sceneggiatura non originale vanno rispettivamente a “Il caso Spotlight” e “La Grande Scommessa”. Entrambi i film meritavano sicuramente il prestigioso premio, lasciando a mani vuote sceneggiature molto valide come quelle presenti in “Carol”, “Inside Out” e “Il ponte delle spie”.

La Migliore Colonna Sonora è quella del nostro Ennio Morricone per il film “The Hateful Eight“, prima statuetta vinta dal maestro romano alla veneranda età di 87 anni. La premiazione di Morricone è stata sicuramente il momento più toccante della serata, dove l’intera platea del Dolby si è alzata in piedi, facendo partire un applauso scrosciante il grande maestro, tributando quello che è uno dei più grandi compositori di tutti i tempi. Un Morricone visibilmente commosso, il quale ha pronunciato il proprio discorso in lingua italiana e dedicato la propria musica, il proprio amore e la propria vittoria alla moglie Maria, sua musa.

Nella categoria Miglior fotografia è stata fatta la storia, con la terza vittoria consecutiva di Emmanuel Lubezki, il quale ha deciso di monopolizzare la categoria sopracitata dopo aver già vinto la statuetta per “Birdman” e “Gravity”. Il lavoro di Lubezki è qualcosa che probabilmente verrà ricordato e studiato assiduamente negli anni a venire, avendo utilizzato esclusivamente luce naturale per tutte le riprese di “The Revenant”, un lavoro maniacale e divino, probabilmente la statuetta più meritata dell’intero lotto.

Il premio alla Miglior attrice non protagonista va a Alicia Vikander, l’attrice originaria di Goteborg ha strappato la statuetta per la favolosa prestatione regalata in “The Danish Girl”, un ruolo con il quale ha riempito lo schermo, battendo attrici del calibro di Kate Winslet, Rooney Mara, Jennifer Jason Leigh e Rachel McAdams. Il premio al Miglior attore non protagonista è stato vinto da Mark Rylance, spia sovietica nel film di Spielberg, “Il ponte delle spie”. Grandissimo attore teatrale che ha saputo vincere nonostante avessero i favori del pronostico i ben più quotati Christian Bale, Tom Hardy e Mark Ruffalo. Delusi i fan di Stallone che hanno visto il proprio beniamino a bocca asciutta. La Migliore attrice protagonista è Brie Larson, la quale ha vinto il premio alla sua prima nomination grazie alla stupenda prova offerta in “Room”, superando di misura l’intramontabile Cate Blanchett e la sempre agguerrita Jennifer Lawrence. Le altre nominate erano Charlotte Rampling e Saoirse Ronan, entrambe molto brave nei rispettivi ruoli.

La miglior regia va anche quest’anno a Alejandro González Iñárritu, bissando il successo dello scorso anno ottenuto con “Birdman”. I favori del pronostico son sempre stati dalla sua parte e nonostante le grandissime prove offerte da registi Tom McCarthy, Adam McKay, George Miller e Lenny Abrahamson la sua vittoria non è mai stata in discussione. Nel suo discorso ha elogiato Leonardo DiCaprio come l’unico e vero redivivo e ha asserito: «Dobbiamo cancellare tutti i pregiudizi che albergano in noi e assicurarci che, una volta per tutte e per sempre, il colore della pelle diventi irrilevante come la lunghezza dei miei capelli». Diversità, tema presente in maniera fondamentale nel suo film “The Revenant”.

Arrivando finalmente alla categoria Miglior attore protagonista vediamo vincitore l’eterno snobbato Leonardo DiCaprio, il quale dopo essere salito sul palco viene osannato dai presenti, dove visibilmente euforico e orgoglioso compie un notevole discorso sulla lotta contro il cambiamento climatico. Quasi sicuramente non si tratta della miglior interpretazione nella storia dell’attore americano (avendo recitato in altri ruoli a mio avviso superiori a quest’ultimo), ma di sicuro si tratta della migliore interpretazione dell’anno. Gli altri nominati sono stati
Bryan Cranston, Matt Damon, Michael Fassbender ed Eddie Redmayne, tutti incredibili nei loro rispettivi ruoli.

La categoria finale è come sempre riservata a quella per il Miglior film dove un po’ a sorpresa (ma non così tanto in fondo) stravince “Il caso Spotlight”. Un film di grandissimo spessore e che aveva tutte le carte in regola per battere la concorrenza. Nonostante ciò la batteria di film dalla quale la Academy doveva pescare era talmente vasta e colma di opere di grandissimo valore che era veramente difficoltoso poter scegliere un vincitore. “La grande scommessa”, “Il ponte delle spie”, “Brooklyn”, “Mad Max: Fury Road”, “The Martian”, “Revenant” e “Room” sono tutti film imperdibili e tutti a loro modo hanno regalato qualcosa di nuovo e magico al fantastico mondo del cinema. “Il caso Spotlight” è però il titolo che è riuscito a metter d’accordo tutti, e difficilmente si può dar torto alla giuria dell’Academy per aver premiato un film così intenso e ricco di talento.

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