Nymphomaniac – Vol. 2 (She is a maniac)

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  • Regia: Lars von Trier
  • Sceneggiatura: Lars von Trier
  • Cast: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgard, Stacy Martin, William Dafoe, Mia Goth
  • Durata: 123 minuti
  • Genere: Drammatico, Erotico
  • Anno: 2014

TRAMA

 In un vicolo nascosto, durante una giornata nevosa, un signore di mezz’età chiamato Seligman, trova una donna svenuta per terra. Questa ha evidenti segni di violenza sul corpo e l’uomo l’invita a casa sua per riprendersi. Davanti ad una tazza di tè, la donna, il cui nome è Joe, comincia a raccontare della sua ipersessualità e di come questa le abbia condizionato la vita.

CRITICA

 Il secondo volume di “Nymphomaniac” riprende esattamente da dov’era finito il primo, ciò per rendere ancora più evidente il concetto che si tratta di un unico film.

Si riconfermano e si sottolineano i ruoli che i protagonisti, cioè Joe e Seligman hanno assunto nella pellicola. Se nella prima parte si era intuito, nella seconda c’è la conferma: i due protagonisti sono due facce della stessa moneta. Si completano e si separano, estremizzano in entrambi i casi la sessualità e quello che è al difuori di questa.

Se vengono uniti Joe e Seligman, si può facilmente intravedere il pensiero di von Trier. In tutto il film, il regista danese cerca l’equilibrio con se stesso, raccontando le sue perversioni al pubblico, ma anche a se stesso, compiendo una sorta d’analisi psichica.

Alcuni fattori stilistici cambiano in maniera piuttosto repentina dal primo al secondo “tempo”: rimane uno humor in qualche modo sconcertante ma efficace, insieme a inquadrature di tipo documentaristico alla Malick.

Il cambiamento che più si nota, è il minor coinvolgimento del pubblico, che non è più inglobato nel film come nella prima parte.

Questo non è solo a causa della diminuzione delle scene di sesso o la mancanza di rivelazione della mano diretta dell’autore, ma per volontà dello stesso regista, il quale chiede il massimo della concentrazione agli spettatori, per comprendere i punti chiave del film. In poche parole, il regista che prima ha fatto eccitare, divertire ed emozionare il pubblico, adesso riprende in mano il comando, in modo brusco violento e calcolato.

Questa nuovo registro è evidente nel capitolo più esplicito (non per contenuti) del film: “The Eastern and the Western Church”. La tortura che K. infligge a Joe, sembra che sia il tramite per rappresentare un rapporto sadomasochistico fra il pubblico e il regista, il quale propone immagini dure ad il pubblico, obbligandolo a guardare e subire, in un certo senso, quello che appare sullo schermo.

Non esiste un vero significato nel film, poiché è troppo personale, basato su giudizi e pulsioni dell’autore; questo però, non significa che “Nymphomaniac” sia trasparente agli occhi degli spettatori.

È necessario, quindi, ricavarne un giudizio più personale, che si distacchi dal pensiero di von Trier, o più semplicemente che abbracci ciò che il regista propone.

VALUTAZIONE

Che pensiero mi sono fatto su questo film? Che non può esistere un corpo senza pulsioni e tanto meno senza qualcosa che sia a controllarle. Detto questo. “Nymphomaniac” è la prova filmica della malattia mentale di Lars von Trier, ma anche del suo genio assoluto.

“Nymphomaniac” è un film che ti sorprende, un iter continuo dentro un mondo che abbondona la sana ragione e sia affida all’es e al super io.

VOTO: 7 ½

CITAZIONI

“Un pedofilo che decide di resistere alle sue pulsioni merita una medaglia”

Giulio Zancanella