Macbeth, un ibrido tra teatro e cinema

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(fonte foto : evereye,it)
(fonte foto : evereye,it)

E’ sempre ambizioso cercare di trasportare le opere di Shakespeare, ed è sempre molto difficile trarne un buon risultato. Il film in questione ci riesce a tratti, regalando momenti di grande cinema in certi punti e annoiando in altri.

Macbeth è un’opera molto corta e non è facile riuscire ad estenderla per le quasi due ore di durata di tale pellicola. Si denota infatti un ritmo lento e serrato, quasi fatto appositamente per allungare la storia il più possibile, il film è molto statico, a volte troppo lento. La sceneggiatura è mantenuta quasi inalterata rispetto all’opera teatrale di Shakespeare, dal quale ci si discosta solamente in pochi dettagli. Il lavoro di arrangiamento degli sceneggiatori è coraggioso, in controtendenza rispetto al ritmo frenetico e al linguaggio spiccicato dei giorni nostri. Questa a mio avviso, è una cosa apprezzabile (il mantenimento quasi ossessivo del linguaggio shakespeariano) ma che sicuramente porterà il film a essere gran poco commerciale, facendolo snobbare ai più. Un prodotto simile sarebbe stato vendibile 60-70 anni fa. Al giorno d’oggi, nonostante ne ammiri il coraggio e ne apprezzi il contenuto, un film di questo tipo è più un prodotto di nicchia, indirizzato ad una platea ben scelta di cinefili.

Il cast vede Michael Fassbender nei panni di Macbeth e Marion Cotillard nei panni di Lady Macbeth. E in questo caso non serve essere cinefili accaniti per riuscire a cogliere le prove magistrali di entrambi gli attori, fantastici nei rispettivi ruoli. I due dominano lo schermo con interpretazioni memorabili. Entrambi hanno saputo cogliere appieno l’anima corrotta e sofferente dei loro personaggi, riuscendo a far scorgere lo specchio intriso di follia del tiranno e della tessitrice di ragnatele. 

Visivamente parlando il film è molto ben curato, con una fotografia d’eccezione (probabilmente aiutata dal fatto che i paesaggi scozzesi sono mozzafiato). Per quanto riguarda la regia, il lavoro poteva essere svolto in maniera più capace, ma tutto ciò è forse dovuto alla mancanza di esperienza di Justin Kurzel, alle sue prime opere da regista (speriamo sappia dirigere al meglio l’adattamento cinematografico della serie videoludica “Assassin’s creed“, con protagonista sempre Fassbender).

In conclusione la pellicola è un ibrido tra teatro e cinema, costituito da moltissimi monologhi e soliloqui più che da dialoghi veri e propri. Un esperimento a mio avviso degno di nota, il film è nel complesso ben fatto e, se visto con un occhio preparato alla staticità di una epoca non nostra, può essere apprezzato moltissimo. Consiglio la visione specialmente per poter ammirare le interpretazioni di Fassbender e Cotillard, a mio avviso, eccezionali.

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