domenica 29 Marzo 2020
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La sedia della felicità (non ha una gamba)

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  • Regia: Carlo Mazzacurati
  • Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Doriana Leondeff, Marco Pettenello
  • Cast: Valerio Mastrandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Natalino Balasso
  • Durata: 90 minuti
  • Genere: Commedia
  • Anno: 2014
TRAMA

Bruna è un estetista che fatica a sbarcare il lunario e per arrotondare, comincia a fare le manicure nelle carceri femminili. Un giorno gli viene confessato da una detenuta in punto di morte l’esistenza di un tesoro nascosto in una sedia. Bruna comincerà la ricerca di questa, facendosi aiutare da Dino, un tatuatore con il negozio vicino a quello dell’estetista.

CRITICA
“La sedia della felicità” di Mazzacurati non è sicuramente il testamento cinematografico che ci si aspetta da uno dei più grandi registi italiani degli ultimi vent’anni. Tante, troppe le debolezze emerse durante la storia, la quale non ha saputo reggere sin quasi dall’inizio del film.
L’avvicinarsi alla comicità di stampo surrealistico, in un certo senso più a favor di pubblico, fa perdere al regista padovano la ricerca di un significato sociale, legato anche ad il territorio Veneto. Abbandona quindi una comicità più impegnativa per trovare una strada semplice, già battuta e tracciata.
Tutto il film è ampiamente prevedibile dopo un quarto d’ora dall’inizio, ma grazie al cast di ottime potenzialità non si avverte nessuna pesantezza.
Incredibile poi quanto le scene siano forzate: non è una concezione di “destino” a legare le scene ma pura e semplice casualità, che persiste per tutta la durata del film. In un film può starci un colpo di fortuna o un incontro improvviso, ma per quanto riguarda “La sedia della felicità” è troppo esplicito il desiderio del regista di portare i personaggi in un determinato punto, senza però alcun ordine logico. Quindi si creano situazioni surreali senza però un contesto che possa giustificarle. Un film dev’essere considerato come un enorme puzzle con migliaia di tessere: se ti dimentichi di inserire qualche tessera, risulta incompleto.
La ricerca della risata è forzata, basata su continui pregiudizi (il cinese, l’indiano, i contadini), forse la maniera più semplice per strappare un sorriso al pubblico medio (dopo la volgarità).
Anche lo sviluppo dei personaggi è parziale: all’inizio si ha un accenno della situazione di vita al di fuori della ricerca delle sedie, per poi dimenticarsi completamente del loro background.
Nonostante tutte queste imperfezioni, il film girava in maniera pulita e grazie a qualche risata rubata, un voto positivo avrebbe potuto meritarlo, ma negli ultimi venti minuti di film c’è stato un crollo sostanziale: da una comicità surreale si passa al grottesco, principalmente dovuto all’apparizione di un orso (che somiglia molto a Bruno, l’orso testimonial della Vodafone) e le gag con i contadini montanari. Una caduta di stile che ha reso il finale a dir poco osceno.
Punto di forza del film è sicuramente il cast, nella quale partecipano grandi attori come camei (Albanese, Riciarelli, Orlando, Bentivoglio, Cremona, Vukotic, Marzocca) e attori protagonisti di ottimo livello. La migliore interpretazione è quella Valerio Mastrandrea, che emerge nettamente sul resto del cast, composto da Isabella Ragonese, che riesce comunque in una buona interpretazione e Battiston, non eccellente nella sua parte, ma dando sempre prova della sue ottime capacità.
La regia di Mazzacurati è senza sbavature: semplice e concisa, col fine di seguire la storia più linearmente possibile. Parte del merito va alla fotografia, curata da Luca Bigazzi: insieme i due realizzano una parte tecnica pressoché perfetta.
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VALUTAZIONI
Vi consiglio questo film solo per le ambientazioni in cui è girato, visto che riprende molti luoghi della provincia di Padova (fra cui Monselice). Per il resto non merita praticamente niente: un finale peggiore non poteva trovarlo neanche se si fosse impegnato. Nonostante quest’ultimo film, Mazzacurati è un regista che con film come “Il toro”, “Vesna va veloce” o “La lingua del Santo” ha fatto grande il cinema italiano. Verrà sicuramente ricordato fra i Maestri della settima arte.
VOTO: 4 ½
CITAZIONI
“Pescivendolo: “La mia ragazza avrebbe preferito che mi tatuassi un delfino”
Dino: “Ma tu non mi sembri un tipo da delfino. Sei il tipo che si fa addomesticare tu?”
Pescivendolo: “No, direi proprio di no.”
Dino: “Guarda che poi le donne passano, i tatuaggi no.”
http://www.youtube.com/watch?v=tX9fuibjkuE
Giulio Zancanella

 

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