La scienza di Jurassic World

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(Fonte immagine: www.diariodivic.it)
(Fonte immagine: www.diariodivic.it)

Un’enorme piscina di acqua limpida si estende al centro di un anfiteatro gremito di spettatori. La folla trattiene il respiro, mentre, tramite una carrucola, la carcassa di un grande squalo bianco viene sospesa esattamente sopra il centro della vasca. Un attimo di immobile silenzio, poi improvvisamente due enormi fauci prorompono dalla superficie. L’enorme rettile marino si protende fuori dalla superficie, allungandosi fino a raggiungere lo squalo e divorandolo in un morso, prima di ricadere fragorosamente in acqua. L’onda che solleva investe anche le file più alte dell’anfiteatro, mandando gli spettatori in visibilio.

Il Mosasaurus divora uno squalo nella Laguna di Jurassic World. (Fonte immagine: www.aintitcool.com)
Il Mosasaurus divora uno squalo nella Laguna di Jurassic World.
(Fonte immagine: www.aintitcool.com)

ATTENZIONE: SPOILER!
(Nel prosieguo dell’articolo si fa ampio riferimento a quanto narrato nel film Jurassic World, di cui si consiglia la visione prima della lettura. La scena precedente non è stata invece considerata spoiler, in quanto presente nel trailer della pellicola.)

Basta questa sequenza a sintetizzare l’arrivo nei cinema di Jurassic World, che ha generato un’incredibile entusiasmo nelle platee di tutto il mondo e sta infrangendo record su record al botteghino. Pur essendo il quarto episodio della saga, il film si propone idealmente però come seguito diretto del primo Jurassic Park, riprendendone e attualizzandone i temi e l’approccio.
In linea con questa intenzione, anche il lato scientifico è più curato e rigoroso. Ciò non significa che quanto mostrato sia necessariamente verosimile, quanto piuttosto dotato di una propria coerenza interna e con idee le cui radici affondano comunque nella scienza reale.
Ancora una volta, a mettere in moto la vicenda è l’uso spregiudicato dell’ingegneria genetica fatto dalla InGen, la multinazionale detenente l’esclusiva sulla tecnologia di clonazione dei dinosauri. Nel primo film veniva spiegato come il DNA dei dinosauri fosse estratto da zanzare preistoriche fossilizzate nell’ambra e dato in pasto a supercomputer per essere analizzato, risequenziato ed eventualmente integrato con filamenti provenienti da animali odierni. In Jurassic World c’è un tentativo di smarcarsi parzialmente da questo procedimento, che oggi può risultare forse un po’ naive per gli spettatori più smaliziati. Recuperando un’altra idea contenuta nell’originario romanzo di Michael Crichton, viene ipotizzato ora che il materiale genetico possa essere recuperato direttamente dai resti ossei fossilizzati. All’apparenza questo espediente potrà sembrare altrettanto velleitario, ma recenti scoperte invece dimostrano come esso sia assai più vicino alla realtà di quanto si possa immaginare.
Un team di ricercatori dell’Imperial College di Londra è infatti riuscito a identificare materiale organico in alcune ossa di dinosauro conservate presso il National Hystory Museum: grazie ad accurate analisi con microscopi elettronici sono state individuate cellule appartenenti a strutture tissutali e tracce di quelli che sembrano globuli rossi. Anche se questa scoperta non ci permetterà di clonare un dinosauro, dallo studio di eventuali resti di cellule ematiche si potranno ricavare preziose informazioni riguardo l’aspetto, il metabolismo e l’evoluzione di questi rettili preistorici.

Un cucciolo di raptor esce dall'uovo. (Fonte immagine: deviantart.com)
Un cucciolo di raptor esce dall’uovo.
(Fonte immagine: deviantart.com)

Ma se nel film del 1993 erano unicamente la biologia e la genetica a farla da padrone, nel quarto lo sguardo si amplia anche all’etologia, la scienza che studia il comportamento degli animali.
Un primo esempio può essere considerato il comportamento dell’Indominus Rex, l’ibrido geneticamente modificato che semina il panico nel parco. Nella pellicola si sottolinea come all’origine della sua furia omicida, che va ben oltre il naturale istinto di cacciare per procacciarsi il nutrimento, ci sia la crescita in cattività e in isolamento. Anche nei moderni zoo e parchi acquatici, gli esemplari cresciuti in solitudine e in spazi sproporzionatamente piccoli spesso presentano o tendenze suicide o uno sviluppo abnorme dell’aggressività. Numerosi sono ad esempio i casi di attacchi mortali ad addestratori da parte di orche marine, animali solitamente non pericolosi per l’uomo, ad opera di esemplari vissuti in vasca fin da cuccioli senza possibilità di interagire con esemplari della propria o di altre specie. Ancora più eclatanti gli episodi di folle violenza omicida ad opera di scimpanzé o altri primati cresciuti in analoghe situazioni.

 

L'Indominus Rex irrompe nella voliera del Jurassic World. (Fonte immagine: theinsightfulpanda.com)
L’Indominus Rex irrompe nella voliera del Jurassic World.
(Fonte immagine: theinsightfulpanda.com)

Gli indiscussi protagonisti della saga però sono ancora loro, i famigerati Velociraptor, le perfette macchine di morte del Cretaceo. Ma mentre nei precedenti episodi comparivano unicamente come cacciatori implacabili, una sentenza di morte per tutti coloro che avevano la sfortuna di imbattersi in loro, ora un gruppo di quattro raptor viene addirittura “addestrato” da Owen Grady, un guardiano del parco con un passato nei marines.
Tuttavia, quello che poteva essere considerato un grosso azzardo di trama, rappresenta invece uno degli spunti più riusciti del film. Fin dal principio infatti Grady ribadisce che non si tratta di un addestramento, ma una relazione basata sul rispetto e sulla fiducia. Sfruttando vari fattori, quali l’imprinting alla nascita, il sapiente uso di rinforzi positivi (cioè il premiare un animale quando attua il comportamento voluto), egli infatti è riuscito ad assumere il ruolo di alfa nel branco, e in quanto tale riesce a interagire con i raptor.
Se a prima vista può sembrare assurdo che un umano assuma il ruolo di maschio alfa all’interno di un gruppo di animali, ciò è dovuto soltanto all’idea falsata di dominanza che associamo a questo ruolo. Nel film si suppone che le gerarchie interne al gruppo di raptor siano assimilabili a quelle che si instaurano nei branchi di lupi. Il paragone è ammissibile: una certa similarità di comportamento potrebbe essere ipotizzata soprattutto in virtù del tipo di caccia collettiva che alcuni tratti della fisionomia dei velociraptor suggerisce potessero praticare, e che trova la sua sublimazione odierna proprio nei lupi. In un branco di questo genere l’individuo alfa è colui il quale garantisce, tramite le sue scelte e i suoi comportamenti, il benessere di tutti gli altri individui: una relazione basata quindi appunto sul rispetto e garantita più dal carisma del leader che dalla sua abilità in combattimento, tanto che quasi mai egli si misura fisicamente con gli alti membri del gruppo. Chi si occupa di far rispettare la volontà dell’alfa e le regole da lui imposte, intervenendo anche fisicamente se necessario, è il beta, una sorta di luogotenente quindi, che spesso è l’individuo più forte e prestante del gruppo. Tale ruolo nel film è coperto da Blue, una grossa femmina di raptor dal manto grigio azzurrino, con la quale infatti Grady ha intessuto il legame più stretto.

Owen Grady interagisce con i raptor. (Fonte immagine: www.dailymotion.com)
Owen Grady interagisce con i raptor.
(Fonte immagine: www.dailymotion.com)

Un’altra annosa questione, che si trascina fin dal primo film della saga, è quella riguardante l’aspetto fisico dei vari dinosauri e dei raptor in particolare, ma in questo film trova finalmente una parziale giustificazione.
La morfologia dei raptor è stata infatti fin da subito oggetto di contestazione. La specie comunemente denominata velociraptor è precisamente il Velociraptor mongoliensis, il più piccolo tra i dromaeosauridi, famiglia di dinosauri carnivori bipedi i cui membri erano caratterizzati da un letale artiglio ricurvo nel dito centrale della zampa posteriore. Tuttavia l’aspetto esteriore ricorda piuttosto quello di un deinonico (Deynonychus antirrhopus), altro dromaeosauro lievemente più grosso. In particolar modo è tipica la forma del cranio, più robusto e tozzo di quello lungo e snello del velociraptor e con gli occhi posizionati in maniera tale da garantire una vista quasi binoculare. Il fatto che i raptor di Jurassic Park siano modellati sul deinonico è probabilmente dovuto al fatto che, all’epoca della stesura del libro e della sceneggiatura del film, il Deinonychus era stato temporaneamente riclassificato come sottogenere di Velociraptor: in una delle prime scene infatti i protagonisti infatti rinvengono i resti di un esemplare in Montana, zona d’afferenza del deinonico piuttosto che del velociraptor.
Un altra incongruenza si trova nelle dimensioni dei raptor, rappresentati come visibilmente più alti di un uomo. In realtà il velociraptor era alto appena 50cm alla schiena e lungo circa 2m, mentre il deinonico 90cm alla schiena per 3m di lunghezza, comunque poco più di un grosso tacchino. Sono più compatibili invece con quanto mostrato nei film i poco meno di 2 m di altezza per quasi sei di lunghezza dell’Utahraptor, il più grande dromaesauride ad oggi conosciuto.
Il difetto in cui tuttavia i paleontologi si sono più accaniti è stata la totale assenza di penne e piume sul corpo di questi rettili: all’epoca dell’uscita del primo film la loro presenza non era ancora stata ipotizzata, per cui i raptor erano stati rappresentati con pelle squamosa, da lucertola. Oggi sappiamo invece che i dinosauri, almeno i cosiddetti aviani (quelli con struttura più simile ad uccelli), avevano il corpo coperto di piume e presentavano penne sugli arti anteriori, tuttavia anche nelle pellicole successive si è preferito rispettare l’iconografia tradizionale, ormai radicata nell’immaginario comune.

Aspetto ipotetico dei principali dromeosauri e confronto con le dimensioni umane. (Fonte immagine: en.wikipedia.org)
Aspetto ipotetico dei principali dromeosauri e confronto con le dimensioni umane.
(Fonte immagine: en.wikipedia.org)

In Jurassic World però la questione viene affrontata di petto, con un abile gioco di metacinema. Spetta al dottor Wu, genetista capo della InGen, a spiegare come le creature del parco non siano come erano in realtà 65 milioni di anni fa, ma come ora la gente si aspetta che siano. Perché Jurassic Park è, prima di tutto, un business.
Ed è in scarti come questo che si nasconde il vero valore di queste pellicole, nell’essere capaci di affiancare alla spettacolarità e al divertimento più puro anche riflessioni non banali sulla società odierna. Quindi, a prescindere dal rigore scientifico, ciò che conta veramente è l’interrogativo etico che viene affrontato: la sottomissione della scienza alla logica dell’utile.
Già nel primo film infatti, il professor Malcolm affermava allarmato:
“La mancanza di umiltà di fronte alla natura che si dimostra qui mi sconvolge…
il problema insito al potere scientifico che state usando qui: non c’è voluta nessuna disciplina per ottenerlo…
erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare.”

La gita in kayak lungo il fiume dei grandi erbivori, altra spettacolare attrazione di Jurassic World. (Fonte immagine: nerdexperience.it )
La gita in kayak lungo il fiume dei grandi erbivori, altra spettacolare attrazione di Jurassic World.
(Fonte immagine: nerdexperience.it)

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