Il ponte delle spie: un ponte verso l’Oscar

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(fonte foto www.everyeye.it/)
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Il ponte delle spie è l’ultima opera del regista premio Oscar Steven Spielberg. Il film è ispirato a una storia vera, quella di James Donavan (interpretato dal sempre fenomenale Tom Hanks), avvocato assicurativo che nel 1962 ha trattato la liberazione del pilota americano Francis Gary Powers e della spia russa Rudolf Abel.

Il film annovera tra gli sceneggiatori i fratelli Coen, già autori e registi di film molto importanti quali Fargoil Grande Lebowski. Difatti in vari dialoghi del film si denota il loro stile incalzante, crudo ed ironico. Donano alla storia quel tocco di realismo che magari sarebbe mancato con la sola presenza di Spielberg. Vengono esplorati temi molti cari agli americani (e cari soprattutto alla giuria degli Academy Awards) come i diritti e le libertà individuali, che negli ultimi anni hanno fatto vincere numerosi Oscar. Il personaggio di Tom Hanks crede fermamente nel diritto e nella Costituzione ed è convinto che ogni uomo, amico o nemico dello stato, abbia diritto ad essere difeso (in accordo con la Costituzione stessa). Per difendere personaggi scomodi (odiati dall’opinione pubblica) l’avvocato mette a repentaglio la sua reputazione e la sua carriera, e pure la vita propria e quella della sua famiglia. Donovan sacrifica se stesso e tutto ciò che possiede per cercare di far vincere la libertà dell’individuo e dimostrare all’America che questo è non è diritto esclusivamente americano, ma di tutto il mondo. 

L’interpretazione di Tom Hanks è magistrale, riesce a rievocare perfettamente i sentimenti contrastanti che si trovano nella mente dell’avvocato Donovan, donando al personaggio un alone di umanità non semplice da ritrarre. Una pellicola sicuramente ben studiata in vista degli Oscar, si sa che sono i film di questo tipo che vanno per la maggiore quando si tratta di premi, e sotto questo punto di vista il film sembra un po’ troppo addobbato per piacere a chi deve giudicare, dando un non so che di finto buonismo che quasi stona con tutta l’impalcatura costruita sulle basi del libertarismo. La pellicola è comunque di buonissima qualità, e sicuramente sarà apprezzata sia da critica, che dal pubblico. Un film che sa intrattenere ma che fa anche pensare, che sarebbe pure un ottimo spettacolo se non fosse per l’insostenibile e continuo patriottismo, e per la solita autoproclamazione di tipico stampo americano.

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