mercoledì 20 Novembre 2019
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CINEMA – Zero Dark Thirty (tana per Osama)

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  • Regia: Kathryn Bigelow
  • Sceneggiatura: Mark Boal
  • Cast: Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark Strong
  • Durata: 157 minuti
  • Anno: 2012
  • Genere: Thriller

TRAMA

Maya (Chastain), una giovane promessa dei servizi segreti americani, viene inviata nell’ambasciata statunitense in Pakistan per lavorare alla cattura del ricercato C.I.A numero 1: Osama Bin Laden. Inizialmente i metodi utilizzati per estorcere informazioni ai prigionieri la spaventano ma anch’essa, vedendo la loro efficacia, utilizzerà questi metodi. La sua ricerca si concentra su Abu Ahmed, un presunto messaggero del leader di Al- Qaeda, ma problemi nel corso del tempo rallentano la sua indagine. Nel 2010 viene individuato il galoppino di Bin Laden in Pakistan e viene seguito fino alla sua dimora. Le telecamere termiche rivelano la presenza di più persone all’interno della casa e nasce così la possibilità di catturare il “public enemy n°1”.

CRITICA

Se volete vedere il classico film di guerra con Rambo e Rocky che combattono contro Terminator, non è questo il tipo. Il cinema di guerra americano si sta evolvendo velocemente, acquisendo caratteri del cinema europeo. Certo, rimane sempre la teoria del “U.S.A. Caput Mundi” ma più soffusa. La Bigelow ne dà una prova concreta e affronta uno dei temi più scandalosi della storia americana contemporanea: la tortura.

La regista americana vuole riproporre nei minimi particolari le scene di tortura effettuate dalla C.I.A. e da vari servizi segreti mondiali ma commette un errore a dir poco importante: non assume un ruolo chiaro, mostra le immagini delle torture con l’orgoglio dei vincitori avvicinandosi al concetto machiavellico del ”fine che giustifica i mezzi”. C’è da dire in positivo che in passato una scena del genere non sarebbe mai passata alla pesante censura del governo statunitense. Quindi il messaggio di queste scene diventa “abbiamo sbagliato, ma non potevamo fare altro” come se la tortura fosse necessaria a far ammettere le cose. Anche la Santa Inquisizione è d’accordo su questo punto di vista e vuole riaprire la caccia alle streghe; è sicura che torturando un po’ di giovani ragazze con i capelli rossi e gatti neri troverà qualche strega. La scena più significativa di questo concetto rappresenta i vari torturatori davanti alla televisione mentre guardano un intervista al presidente Obama, dove questi dice che le torture non verranno più eseguite ed effettivamente da quel punto del film non si assiste più ad una tortura, quindi rappresentando una specie di richiamo morale al popolo.

La Bigelow è stata molto attenta ai particolari e ai dettagli, con una costruzione dei personaggi accurata e precisa utilizzando un metodo di ripresa più vicino al documentario che a quello narrativo, coinvolgendo intensamente lo spettatore in questa storia di spionaggio. La sceneggiatura è stata divisa in capitoli con i quali si può capire meglio il lungo lavoro durato 10 anni per catturare Bin Laden.

L’interpretazione della protagonista ha avuto una nomination per gli oscar ma, nonostante la drammatica interpretazione, sinceramente non mi sembra meritevole di tale premio (anche se ha vinto un Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico). Anche la sceneggiatura è candidata agli oscar poiché per riuscire a scriverne una così attenta a dettagli e tempistiche, è chiaro che è stato svolto un lavoro di indagine molto approfondito.

La scena dell’arrivo dei Navy Seals alla casa di Osama è veramente ben realizzata e molto adrenalinica; sembra quasi di partecipare all’operazione. Invece la scena finale ha un intenso significato: Maya, conclusa la sua missione, può tornare a casa ma non avendo più nulla contro cui combattere, scoppia in un pianto pieno d’amarezza e infelicità, capendo che compiva la sua missione non per questioni morali, ma per puro egoismo, per avere uno scopo nella vita.

Un’altra parte critica può essere trovata nella scelta di nascondere le immagini dell’11/09/2001 e quelle del viso di Osama nel momento della sua cattura: è stato rispetto o paura?

Forse perché la nazione più forte del mondo ha anche i ricordi più brutti.

VALUTAZIONE

Film intelligente, sul quale si possono basare interessanti argomentazioni sulla nostra storia attuale. Il consiglio che vi do è di non andare al cinema con un vostro amico appartenete alla fascia estremista islamica, si potrebbe innervosire.

VOTO

7

CITAZIONI

“OK, sei forte e ti rispetto. Veramente. Ma alla fine tutti cedono, fratello. E’ fisiologico”

Giulio Zancanella

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