CINEMA – La Venere in Pelliccia (meglio che vada dall’estetista)

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  • Regia: Roman Polanski
  • Sceneggiatura: David Ives, Roman Polanki
  • Cast: Emanuelle Seigner, Mathieu Amalric
  • Durata: 96 minuti
  • Anno: 2013
  • Genere: Drammatico

TRAMA

Thomas è un regista teatrale che sta cercando la protagonista per il suo spettacolo “Venere in Pelliccia”, adattamento del romanzo omonimo di Leopold von Sacher-Masoch. Sembra ormai rassegnato a non trovare un attrice giusta per interpretare il ruolo di Vanda (il nome della protagonista), quando all’ improvviso, a provini ormai conclusi, entra un attrice con il nome della protagonista che cambierà lo spettacolo e lo stesso Thomas.

CRITICA

Ad ottant’anni compiuti, Polanski si dimostra ancora uno dei perni principali della cinematografia mondiale. In mezzo alla palude più stagnante, lui si trova ad essere un fiume con acque chiarissime e correnti impetuose. Naturalmente non è all’altezza dei suoi lavori più importanti come “Cul de Sac” o “Chinatown” che hanno rivoluzionato il cinema, ma questo film è senza dubbio un Opera di altissimo livello. Il film è tratto dalla pièce teatrale di David Ives, anche co-sceneggiatore, che si ispira al romanzo erotico di Sacher-Masoch, “inventore” del masochismo (se non lo sapevate).

Come in “Carnage”, Polanski utilizza un cast numericamente limitato e in un solo ambiente chiuso, un piccolo teatro parigino, dove i due attori riescono a trovare perfettamente i loro spazi e unire la recitazione teatrale a quella cinematografica; con una sorta di moltiplicazione di ruoli, la loro recitazione consiste nell’interpretare un altro personaggio (escamotage caro a Tarantino), un interpretazione che con il passare del tempo andrà sempre più a svanire, fino a far identificare gli attori del film con il personaggio che stanno interpretando. Per finire il discorso sulla recitazione, bisogna elogiare la stupenda prova recitativa di Emanuelle Seinger (moglie di Polanski) e Mathieu Amalric(il quale ricorda nell’aspetto il regista franco-polacco), i quali si ritrovano insieme dopo il successo de “lo Scafandro e la Farfalla”: un interpretazione incredibilmente maestosa per entrambi.

Molto eccitante ed inaspettatamente esilarante, Polanski dirige il film con grande fluidità, grazie anche ad un montaggio realizzato  da il suo fedele montatore (fra i migliori al mondo) Hervè de Luze; una regia che sa giocare con luci ed ombre, contrapponendo movimenti di macchina a volte impercettibili, a inquadrature violente. L’utilizzo di una sorta di una rumori diegetici ma in campo è fuori dal comune e aiuta lo spettatore a capire che si trova in una dimensione fra la realtà ed il sogno. Più che sogno, il film sembra ambientato nel subconscio del protagonista maschile, Thomas, il quale si trova ad affrontare i suoi più profondi istinti sessuali; la rappresentazione del suo Es viene affidata a Vanda la quale lo stimola, portandolo da padrone a schiavo delle sue più profonde pulsioni.

La colonna sonora che accompagna il film accompagna in maniera eccellente le intenzioni registiche, riuscendo ad accentuare le situazioni più catartiche e sensuali.

VALUTAZIONE

Quando Polanski chiama il pubblico… non risponde perché sta guardando “Sole a Catinelle”. Per un film così carico di elettricità erotica, con uno humour sagace e al limite di quello che si potrebbe definire grottesco sembra che non ci sia spazio nel mercato cinematografico italiano.

Un Maestro del livello di Roman Polanski merita il più assoluto rispetto, anche se “ricicla” alcune situazioni e tematiche da alcuni suoi film precedenti. Quest’autoreferenzialità però, dimostra il suo virtuosismo nell’aver saputo trovare uno stile personale che dopo anni di onorata carriera, non smette di perfezionare. Assolutamente da vedere e ammirare questo valido esempio di cinema d’Autore.

VOTO

8 ½

CITAZIONI

“E l’onnipotente lo colpì e lo consegnò nelle mani di una donna”

“Ti ho fatto male?”

“Si, deliziosamente male”

 

Giulio Zancanella