Cinema. Inside Out, un fantastico viaggio dentro la mente umana

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(Foto: www.pixelaco.com)

Cosa succede nella mente di una bambina alle prese con un trasloco difficoltoso? Varie emozioni si mettono in moto e riuscire a contenerle o decifrarle tutte può rivelarsi compito di non facile soluzione.

Questo film mette in moto l’individualità dell’uomo, ogni persona ha una storia, ogni persona ha un universo dentro, e in Inside Out ci viene mostrato letteralmente. Riley è la piccola protagonista di questa pellicola d’animazione, ed il film si snoda principalmente tra due piani, quello all’interno della mente di Riley e quello che effettivamente succede all’esterno.

La nascita della bambina porta alla conseguente creazione delle cinque emozioni principali: gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura. Ognuna delle quali ha un compito fondamentale nella mente di Riley, creando un ingranaggio perfetto. L’idea di base è geniale, cercare di spiegare cosa accade all’interno della mente umana è qualcosa di quasi impossibile, l’idea di fare tutto ciò con un film d’animazione e per famiglie è pura follia.

La cosa incredibile è che la Disney Pixar (che ci ha abituato a capolavori come Up e Wall-E) riesce con successo a vendere un prodotto di tale complessità alle famiglie. Riuscendo a rendere il film sia per bambini che per adulti (dove aveva clamorosamente fallito Minions), rendendolo semplice ed intricato al tempo stesso.

Mi riesce difficile immaginare un bambino che effettivamente possa capire cosa significa varcare il subconscio della mente, ma davvero, a lui cosa importa? Il bambino capisce che l’entrare in una caverna piena di mostri (il subconscio viene rappresentato così) non è una buona cosa, anche se non riesce magari a comprendere il concetto globale che sta dietro al subconscio. E non è ciò che in fondo basta al bambino per godersi a pieno la storia?

Il soggetto appartiene a Pete Docter, la mente geniale che ha sfornato pure Toy Story, UP, Wall-E e Monster & Co (6 volte nominato premio oscar, e una volta vincitore, con UP), ed oltre ad aver scritto la sceneggiatura si è anche esibito dietro la macchina da presa in qualità di regista.

Nell’arco narrativo “Tristezza” (con relativo personaggio), viene spesso snobbata e accusata dalle altre emozioni di creare solamente problemi ed inadeguatezze alla piccola Riley.  Nel corso del film però ci viene mostrata una evoluzione da parte di tale personaggio, il quale fa scoprire la propria utilità, ed anzi, essenzialità, diventando a tutti gli effetti l’eroina del film. La malinconia è una emozione scomoda, ripudiata e francamente odiata da tutti. Sul grande schermo non è mai stata celebrata in questo modo, soprattutto in un film d’animazione, ed anche per questo considero il film come rivoluzionario.

L’agrodolce sapore della malinconia.

Alla fine dello spettacolo viene mostrato come in verità non è solo Riley ad avere questo complesso sistema di emozioni a gestirla, ma tutti coloro che gli si parano davanti. Non è forse questa la celebrazione dell’individualismo? Ogni persona è un piccolo mondo a sé stante, che si autogestisce e si autoalimenta, ogni persona, nessuna esclusa.

Il film concede anche questo spunto di riflessione, quando ci troviamo innanzi ad un paio di occhi, ricordiamoci, che quella è una persona con una esperienza alle spalle, che ha vissuto gioe e dolori, come noi stessi. Ed è facile dimenticarsene in una epoca di depersonalizzazione come la nostra, dove tutto è diventato un numero o un profilo virtuale. Vi consiglio la visione di questo film dunque, per aiutarvi a ricordare che tutti siamo una storia.

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