CINEMA – Il Divo (della casta)

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  • Regia: Paolo Sorrentino
  • Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
  • Cast: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Espositi
  • Anno: 2008
  • Durata: 110 minuti
  • Genere: Drammatico

TRAMA

Chi è in realtà Giulio Andreotti? Quante verità ha tenuto per sè nel corso della sua vita? In questo film vedremo un lato nascosto della storia di un politico che ha cambiato la storia del nostro paese.

CRITICA

“Il Divo” è il film che ha lanciato Sorrentino nel panorama mondiale del cinema; presentato a Cannes, riscosse un notevole successo di pubblico (quasi 10 minuti di applausi alla fine della presentazione) e di critica, la quale gli diede il premio della giuria presieduta da Sean Penn (la giuria di Cannes è da sempre considerata la più importante nel panorama europeo).

La straordinaria capacità di Sorrentino nel raccontare con la naturalità più formale e poetica uno dei personaggi più importanti della storia italiana, rende questo film una pietra miliare nel cinema italiano d’inizio millennio. Grande merito di questo va anche a Toni Servillo, che si conferma uno dei migliori attori italiani di questo momento; la sua espressività unita alla sua ampia esperienza in teatro, l’hanno portato a creare un personaggio realistico e profondo, un’unione fra le volontà artistiche del regista e ai comportamenti naturali di “Belzebù”.

Sorrentino ha uno stile registico davvero impeccabile: la sua costruzione dell’immagine è molto pulita e la sua precisione sul rapporto aureo è perfetta in tutte le inquadrature.

È veramente difficile esprimere la complessità di un personaggio come Andreotti: nel film sembra quasi investito da una carica divina, che gli consente di applicare il concetto machiavellico del male fatto per il bene; questo fatto viene anche sottolineato dal continuo uso di tagli di luce sull’ex presidente.

La fotografia di questo film è semplicemente geniale: l’utilizzo della siluette è da standing ovation; Luca Bigazzi ( il direttore della fotografia) è sicuramente fra i migliori in Italia e lo confermano le sue numerose collaborazioni con registi affermati come Martone, Soldini, Piccioni, Mazzacurati, Placido e da poco con Abbas Kiarostami.

L’unico difetto che può avere il film è la poca possibilità di esportazione all’estero del film, in quanto si parla di un argomento esclusivamente italiano.

VALUTAZIONE

Insieme a Garrone, Sorrentino è il regista che ha la possibilità di rilanciare il cinema italiano nel mondo, dato che quello che fa all’estero piace molto. Siamo noi italiani le capre che continuano a vedere film come “Fast and Furious”. Ma veramente serve a qualcosa il sesto seguito di un film?

VOTO

8

CITAZIONI

 

“Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa – ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l’hanno definita “Strategia della Tensione” – sarebbe più corretto dire “Strategia della Sopravvivenza”. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch’io.”

 

 

“Ci sono pazzi che credono di essere Napoleone e pazzi che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato.”

Giulio Zancanella