CINEMA – Cultweek: Scarface (il film, non Ribery)

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TRAMA

Tony Montana (Pacino) è uno fra i tanti emigrati cubani negli USA. Passa la vita facendo lavori modesti ma l’american dream di diventare ricco e potente lo incoraggia a diventare un boss mafioso.

CRITICA

Non si poteva tralasciare Scarface nella sezione cult di Estensione; un film che ha indiscutibilmente influenzato svariate generazioni e, purtroppo, svariati boss mafiosi. Parlando della mia esperienza personale con questo film, mi ricordo di quando da piccolo prendevo di nascosto il VHS e mi mettevo a guardarlo, sognando di diventare proprio come Tony, cioè un mafioso psicopatico che picchia tutti e pippa bamba dalle 7 e mezza di mattina. I miei sogni da bambino sono andati in frantumi quando ho scoperto che la mafia non è poi così bella. Mettendo da parte i miei sogni di gloria, cominciamo a scoprire perché questo film è diventato un cult; i motivi sono principalmente 3: le parolacce, la violenza e Al Pacino (sembra quasi il titolo di un film di Sara Tommasi).

La cosa che mi fa sempre impallidire sono i 182 “fuck” detti dal protagonista (piccola chicca: i Blink 182 si sono chiamati cosi per questo), se poi vogliamo considerare anche i vari “motherfucker” arriviamo a 229: caspiterina! (per non dire fuck). La violenza del linguaggio ha portato orde di ragazzi felicissimi di sentire questa miriade di parolacce e credo che buona parte dell’incasso sia dovuto a questo.

Ma è la violenza fisica che predomina: la strafamosa scena dei colombiani con la motosega nel bagno che squartano l’amichetto di Tony come un maiale, è semplicemente inquietante per la sua crudezza. I vari omicidi a sangue freddo compiuti dal protagonista, per non parlare della scena finale con il fucile lanciagranate, sono spettacolari nella loro spietatezza.

Al Pacino ha interpretato questo ruolo come nessun altro sarebbe riuscito a farlo; l’intensità con la quale ha recitato certe scene è stranamente toccante ed enfatizzante simultaneamente, riesci ad amare e odiare il personaggio nello stesso tempo.

Parlando più tecnicamente della regia è ben fatta, anche se Brian De Palma non era il regista più adatto per questo film (Scorsese avrebbe fatto indubbiamente di meglio) e si sente la mancanza d’inquadrature più espressive come nello “Scarface – Lo Sfregiato ” di Hawks (le varie croci che richiamano alla cicatrice di Tony Camonte). La sceneggiatura è indubbiamente la parte più riuscita del film; per riuscire a produrla, Stone ha raccolto molte testimonianze, riuscendo a raggiungere quell’effetto di realtà che è servito ad Al Pacino per trasmettere al meglio le emozioni.

La critica più pesante riguarda appunto l’uso della violenza in maniera così naturale: se in “Arancia Meccanica” si è estremizzata la violenza per far capire un concetto, esemplificare una morale, in “Scarface” manca questo scopo. È la mancanza di significato più profondo che rischia di far interpretare male il film.

Da sottolineare la colonna sonora composta da (Giovanni) Giorgio Moroder.

VALUTAZIONE

Da non perdere per nessun motivo al mondo , altrimenti Tony vi ammazza.

VOTO

7

CITAZIONI

“Salutatemi il mio amico Sosa!”

“Tre cose contano al mondo: i soldi, il potere e le donne. In questo paese prima devi fare la grana, quando hai la grana allora hai il potere, e quando hai il potere allora hai pure le donne!”

“Per me due cose contano a questo mondo: le palle e la mia parola e le ho sempre onorate tutte e due…”

Giulio Zancanella