Amici come noi (nessuno mai… fortunatamente)

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  • Regia: Enrico Lando
  • Sceneggiatura: Pio D’Antini, Amedeo Grieco, Fabio Di Credico, Aldo Augelli
  • Cast: Pio D’Antini, Amedeo Grieco, Alessandra Mastronardi, Massimo Popolizio, Alessandra Sarno, Maria Di Biase
  • Durata: 90 minuti
  • Genere: Commedia
  • Anno: 2014

TRAMA

Pio e Amedeo sono due amici che insieme gestiscono un’agenzia di pompe funebri. Pio è prossimo alle nozze e Amedeo organizza una festa di addio al celibato per il suo amico. Durante i festeggiamenti, gli viene mostrato un video a luci rosse dove una ragazza ha lo stesso tatuaggio nella medesima posizione della sua  promessa sposa. Le nozze vengono quindi annullate, anche se la ragazza nega d’aver compiuto l’atto. Amedeo, per distrarre il suo amico, decide di portarlo a Roma da un suo ricco zio. È l’inizio dell’avventura di due amici.

CRITICA

Il duo comico emerso dal programma televisivo “Le Iene”, sbarca al cinema con ottimi risultati al botteghino, ma con un pessimo risultato qualitativo. Non che mi aspettassi il capolavoro comico del nuovo millennio, ma vedere qualcosa di decente non sarebbe stato male. Invece bisogna sorbirsi 90 minuti di situazioni comiche viste e riviste, mettendo in scena più volte e forzatamente il loro cavallo di battaglia televisivo, cioè i cori da Ultras.

“Amici come noi” segue in maniera evidente, l’onda del successo di Checco Zalone, che da un contributo al film con una sua canzone,incentrando la trama sulla loro origine meridionale. Il cinema comico italiano si muove sempre più spesso verso questa dicotomia su base territoriale. Tempo fa i cinepanettoni contenevano una precisa raffigurazione delle regioni, con una distinta caratterizzazione del personaggio in base ad essa. Ora la distinzione è netta: comici del nord che interpretano film ambientati nel settentrione, concentrandosi sulle abitudini lavorative, ambientati solitamente a Milano. Ci vengono proposti poi film ambientati nel meridione, che fanno della rozzezza e dello sproloquio un vanto, dimostrando però infine, che i protagonisti sono persone “buone”.

Il film è interamente incentrato su Amedeo, il quale mostra di avere ottime capacità per quanto concerne le tempistiche comiche, mettendo in ombra il suo collega. Definire in ogni caso “attori” due idioti come questi è sempre un po’ traumatizzante. Il miglior interprete del film è probabilmente il pappagallo, (se esistesse un Oscar per gli animali, lui verrebbe sicuramente candidato).

Sceneggiatura molto piatta e completamente prevedibile, la regia a cura di Lando, famoso per “I Soliti Idioti”, è semplice, senza mai un guizzo. Ritengo d’altronte lui sappia benissimo di rientrare nella mediocrità, quindi mancano persino gli sforzi di miglioramento.

Interessante vedere come un film prodotto e distribuito da Medusa, inserisca nel film varie immagini di altri gruppi sotto l’holding di B. Vedi il “Milan” o “Canale 5” con “C’è posta per te” (fate attenzione a questo tipo di pubblicità).

Da porre l’accento inoltre, all’ennesimo successo di Pietro Valsecchi, produttore del film e già produttore dei film di Zalone e dei Soliti Idioti. “Amici come noi” lo rende probabilmente il produttore più importante d’Italia. Bisogna applaudirlo o bucargli le ruote della macchina? Io so già cosa fare.

VALUTAZIONE

Il primo (e spero ultimo) film di Pio e Amedeo mi ha strappato qualche risata a denti stretti, ma se in 90 minuti di film ridi solo 4-5 volte, qualcosa non va, come ad esempio la scelta di inserire i Modà: cosa c’entrano con il film? E’ un tentativo di portare nelle sale le ragazzine di tredici anni che si emozionano di fronte a un ragazzo di nome Checco (il nome dice tutto).

E’ il solito prodotto italiano destinato ad essere visto solo in Italia, senza un briciolo d’impegno e con l’ambizione di voler dare degli insegnamenti di vita in maniera semplicistica e scontata. Sarò anche uno snob del cinema, ma io non mi accontento di questa banalità. Crogiolatevi voi nella stupida semplicità, ma non lamentatevi se poi non capite i film di un certo spessore.

VOTO: 4 ½

CITAZIONI

“E’ come se la giraffa si mangiasse il kebab”

Giulio Zancanella