BOOK IN A DAY: “L’enigma del solitario” di Jostein Gaarder

439

20150225_122336Forse baro un po’ inserendo questo libro nella categoria dei “libri in un giorno”, poiché mi ci sono voluti circa due giorni per ultimarlo, a fronte di numerose interruzioni. Tuttavia, in virtù della peculiare struttura del romanzo, anche una lettura così frammentata sono riuscito a viverla come un’esperienza continuativa.

L’ho iniziato qualche notte fa. Ero disteso a letto, a luce spenta, ma senza riuscire a prendere sonno. Uno di quei momenti in cui ti ritrovi a fissare il buio e ci vedi riflessi le tue inquietudini più profonde, quelle che normalmente cerchi di celare anche a te stesso. Mentre il senso di affanno si faceva progressivamente più intenso, una profonda rabbia cominciava a montare in me. Sentivo i marosi della collera agitarsi sempre più furiosi, grandi ondate che prima ti sollevano e poi ti schiacciano. Allora mi ricordai del libro che mi era stato prestato proprio quel pomeriggio.
solitario

(Fonte foto: bookrepublic.it)

Già le prime pagine, forse per la numerosa presenza di algidi nomi nordici, ebbero un effetto rinfrescante, contribuendo a quietare i pensieri. Sulle prime la storia sembrava scorrere sui solidi binari del romanzo di formazione, tramite il racconto del viaggio di un padre e un figlio alla ricerca dell’amata moglie/madre a lungo scomparsa. Ero affascinato dalla ricchezza di sfaccettature dei personaggi, piacevolmente anticonvenzionali, per il semplice fatto che affrontavano le grandi domande a partire dalle piccole cose. Il libro è costellato di questi piccoli frammenti filosofici, piccoli excursus posti però con la grazia di chi non vuole imporre le proprie idee ma suggerire nuovi punti di vista, di chi non predica risposte ma semina dubbi e domande.

Poi improvvisamente, forse solo per una svolta sbagliata a un distributore, ecco irrompere nella trama una splendida scheggia di follia. In un crescendo di nani dalle mani fredde, isole misteriose, solitari viventi e gazzose purpuree, ad ogni pagina una nuova scoperta. La struttura del libro, che in principio mi era parsa elegantemente ma anche monotonamente lineare, tutto d’un tratto si arricchisce di nuove storie dentro le storie, come in un magico incrocio tra Inception e Alice nel Paese delle Meraviglie.

Ora anche le fastidiose interruzioni che inframezzavano la mia lettura durante la giornata (dopo che ero improvvidamente crollato dal sonno la sera precedente) assumevano un nuovo significato. Ero anche io un nuovo livello di questa avventura, e, come nel gioco di scatole cinesi del romanzo ognuno traslava lo stupore della storia che stava ascoltando a quella che stava vivendo, anche io ero chiamato a cercare la luce in ciò che mi circondava, spazzando via il velo di torpore che la quotidianità sedimenta sugli occhi di chi non si sa meravigliare.

E così, dopo la catarsi dalla rabbia, un nuovo dono: al netto delle lisergiche invenzioni che ne arricchiscono la narrazione (ma anzi ancor più vividamente proprio grazie ad esse), ciò che emerge con prepotenza dalle pagine di questo splendido libro è infatti la riscoperta della meraviglia che si cela nella realtà di ogni giorno. L’invito a scuoterci da queste nostre vite sospese, trascorse in attesa di quel miracolo che noi stessi siamo, ma che con riusciamo a vedere.

(Un sentito grazie a chi ha saputo consigliarmi, e pure prestarmi, il libro giusto al momento giusto).

Salva Articolo

Lascia un commento