BOOK IN A DAY: 1984 di George Orwell

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Tra le variabili che influenzano la percezione di un’opera, oltre al contesto o alla disposizione d’animo, assume una grande importanza anche il tempo che dedichiamo alla sua fruizione. Nello specifico, c’è un’enorme differenza nel gustare un libro dilazionandone la lettura, assaporandone così ogni passaggio, e divorarlo voracemente nel minor tempo possibile, spinti da un’insaziabile curiosità. Fagocitare un volume nell’arco di ventiquattro ore forse non permette di godersi tutte le minuzie disseminate nel romanzo, ma permette un grado d’immedesimazione nelle vicende narrate senza eguali.

Essendo io un essere malato, a cui quella piaga sociale denominata università spesso nega il piacere di un libro che non rigurgiti formule e simboli, ogni tanto esplodo e devolvo un’intera giornata alla lettura. Siccome sono pure una brutta persona, ho deciso di condividere i danni provocati alla mia fragile psiche da questa malsana pratica.

All’origine della perversione dei “libri in un giorno” c’è un’estate di noia, in cui, imprigionato al mare con come unico conforto una valigia di libri, mi gettai anima e corpo nella lettura.

Dopo un paio di romanzi letti col pilota automatico, il caso volle che mi capitasse tra le mani “1984” di George Orwell. Dopo un inizio svogliato, in poche pagine mi trovai completamente immerso nel disturbante mondo del Grande Fratello.

La progressiva immedesimazione con il protagonista fece gradualmente crescere in me un senso di oppressione e soffocamento, come se qualcosa si stesse gonfiando dentro di me, spremendomi lentamente l’aria dai polmoni. La descrizione accurata della parodia di vita a cui è costretto Winston Smith cominciò a farmi guardare con sospetto ogni singola azione delle persone che mi stavano attorno, tutte prese nelle loro banale quotidianità, intente a perseguire ognuna la propria vuota routine, affannandosi dietro al nulla.

Scorgevo i frammenti di distopia nella realtà che mi circondava, con il vivido sole di agosto a ferire i miei occhi ogni qualvolta li alzavo dalla pagina. Le frasi vuote che le persone pronunciavano in spiaggia, battute di una sceneggiatura labile e sbiadita, erano la desolante colonna sonora della mia lettura. E intanto mi rannicchiavo sempre più nella macchia d’ombra dell’ombrellone, che era il mio rifugio e diventava sempre più piccola con l’approssimarsi del mezzogiorno.

L’illusione d’amore in cui Winston cerca disperatamente il senso della propria vita, invece che quietare momentaneamente la mia angoscia, la acuiva progressivamente, poiché ne riconoscevo l’intrinseca fragilità. “L’ultimo uomo sulla terra” era il primo titolo che Orwell aveva pensato per il proprio romanzo, e ora ero io a cercare dentro di me schegge d’umanità, a sviscerare ogni mio sentimento e sensazione, cercandovi una qualsiasi traccia di autenticità.

(isottapieraccini.wordpress.com)
(isottapieraccini.wordpress.com)

Mi accostai all’ultimo atto pervaso da un senso di ineluttabilità, come se il mio destino fosse, come quello di Wiston, già scritto, fissato per sempre su quelle pagine ancora sporche di sabbia. Il sistema avrebbe trionfato, perpetrando l’annichilimento della morale e della coscienza dell’individuo, sorte di gran lunga peggiore della semplice eliminazione fisica.

Terminato il romanzo nel cuore della notte, mi arresi al sonno stremato fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. Mi risvegliai completamente estraniato e colmo di grigio livore nei confronti di tutto ciò che mi circondava. Tuttavia, gradualmente, lievemente, la vita di tutti i giorni tornò a carezzarmi; ogni insignificante particolare mi appariva ora inspiegabilmente importante e incredibilmente prezioso, ogni riscoperta accompagnata da un senso di pura gioia.

Forse sarebbe opportuno terminare con un bel “non provateci a casa”; ma in realtà fatelo, gettatevi con foga nella lettura di questo capolavoro; perché 1984 è un libro che, volenti o nolenti, lascerà un marchio su di voi. Perché solo scivolandoci dentro con un misto di vertigine e ansia crescente, immedesimandovi nella ricerca disperata della vostra umanità tramite l’amore, per poi trovarvi nudi di fronte alla sua desolante morale, potrete cogliere la vera essenza di questo romanzo. Perché solo sprofondando nella più cupa e mesta disillusione potrete scorgere una nuova luce in ogni cosa, come il neonato che uscendo dal ventre materno annaspa, ma proprio quando crede di soffocare, tramite il pianto impara a respirare.

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