Beatrice Antolini – Beatitude EP

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(Immagine: http://www.notizie.it/)

A distanza di un anno da Vivid, Beatrice Antolini torna con Beatitude, un nuovo EP uscito l’11 novembre ancora sotto la Tempesta Dischi.

La giovane artista marchigiana a poco più di trent’anni ha già alle spalle quattro album e infiniti riconoscimenti e collaborazioni; dotata di una solida formazione musicale, nella sua breve ma intensa carriera ha sviluppato uno stile personale di difficile collocazione, ponendola nell’olimpo dell’indie rock nostrano.

Gli EP sono un luogo ideale nel quale sperimentare nuove soluzioni, se nel precedente Vivid l’obiettivo era costruire canzoni pop ortodosse sacrificando in parte i suoi punti di forza, in questo breve lavoro di 18 minuti torna prepotente un’atmosfera saltellante e allucinata.
Stupisce la presentazione del lavoro, indicato come la riscoperta di una pace interiore di stampo buddista, quando il risultato è opposto: una pasta sonora fatta di distorti inserti elettronici su di un piano jazzato, algide filastrocche degne di un’Alice che non vuole tornare dal suo paese delle meraviglie, un ambiente in tensione molto lontano dalla tranquillità del Nirvana. Diviene così necessario dare un’altra lettura alla ricerca di interiorità orientale: è la dichiarazione di un ritorno alle origini, della rinuncia a compromessi commerciali per ritrovare la natura fondante di Beatrice Antolini, una talentuosa bambina che adora giocare con incastri musicali in perenne movimento e, se questo era l’obiettivo, si può dire che sia stato centrato in pieno.

Scorrono così le tracce, in bilinco tra il post-punk degli Yeah Yeah Yeahs e uno stralunato mondo pop-art alla Andy Warhol; Spiders are not Insects nella sua brevità mette subito in chiaro cos’avremo di fronte, un tempo dispari che si fa furioso nell’ossessivo parlare di ragni, con i brani successivi che non fanno altro che ampliare la formula inserendo un piano figlio della collaborazione con gli A Toys Orchestra nell’ultimo loro tour e influenze dai Bluvertigo.

Se il precedente Vivid aveva fatto temere una normalizzazione dell’artista, Beatitude ci restituisce un’Antolini desiderosa di giocare con suoni e nuove soluzioni, in un frullato che rischia di non andare oltre ad un insieme di bozzetti fine a se stessi ma che fanno ben sperare per i prossimi lavori sulla lunga distanza.

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