Obbedisci!

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Shepard Fairey è un grafico e illustratore statunitense ma soprattutto esponente di rilievo della Poster Art.
Fairey nacque nel 1970 nel Sud Carolina, a Charleston. A 19 anni si trasferì a Providence e si iscrisse alla Rhode Island School of Design. Qui, oltre a frequentare la scena punk e i vari skatepark della città, iniziò a lavorare in un negozio di magliette come disegnatore grafico.
Fairey, giungendo dalla provincia, rimase profondamente affascinato dalla fertile scena artistica della città e, in particolar modo, dall’enorme utilizzo degli “stickers” (gli adesivi) come forma d’arte. Per accaparrarsi un po’ di visibilità fra gli amici, Fairey decise di creare anche lui degli adesivi, raffigurandovi il volto del wrestler francese Andrè the Giant e inserendovi la frase “Andrè the Giant Has a Posse”.

Ciò che era nato come un gioco, nel giro di pochi anni divenne un fenomeno che si espanse viralmente per tutti gli States: Fairey si aspettava che le sue raffigurazioni non uscissero nemmeno da Providence! Con il passare degli anni l’immagine venne modificata, giungendo alla forma definitiva, dalla quale, sotto il costante volto di Andrè the Giant, emerge la famosa scritta “OBEY”. Nel giro di pochi anni, Fairey inizia a perdere il conto di quanti adesivi ha stampato e il volto del wrestler ottiene una sempre maggiore risonanza a livello nazionale.

Fairey, con questo adesivo, non ha voluto lanciare alcun messaggio preciso. L’unicità di quest’opera sta proprio in ciò. Il motivo, però, per cui questo adesivo ha conosciuto un così grande successo è che, attraverso la sua meccanica riproduzione e alla sua capillare distribuzione, le persone hanno avuto spesso sotto gli occhi questo sticker e ad ogni diverso osservatore il volto e il comando “OBEY”, e quindi implicitamente l’ordine “OBBEDISCI AL GIGANTE”, lasciano una diversa influenza: in base alla propria sensibilità e alla propria visione della realtà, ognuno può elaborare un diverso pensiero e delle differenti conclusioni riguardo al messaggio dello sticker. Il gigante può essere una generica autorità sovrapposta ma anche la società, la famiglia, il denaro, la religione o la morale imposta.

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Nel 1996 Fairey si trasferisce a Los Angeles e qui inizia a porre al centro delle sue opere altri soggetti: politici come Mao, Lenin, Bush e Nixon, leader popolari come Angela Davis, il Sub Comandante Marcos e Aung San Suu Kyi ma anche musicisti (Neil Young, i Kiss, Johnny Cash, Joe Strummer e Johnny Rotten) e artisti come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat.
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Dopo una decina d’anni e una quindicina di arresti ritroviamo Shepard Fairey nel 2008: gli States sono alle prese con la sfida per le elezioni presidenziali fra Barack Obama e John McCain e il nostro artista sta letteralmente invadendo gli Stati Uniti con un’immane campagna pubblicitaria a sostegno del leader democratico afroamericano. Si stima che circa 500.000 copie del celebre manifesto, raffigurante Barack Obama sopra la scritta “HOPE”, siano state distribuite e affisse in tutto il paese. Nonostante non vi sia stata una palese collaborazione fra lo staff dei democratici e Fairey (per l’affissione clandestina dei manifesti presumibilmente), il neo eletto Presidente degli Stati Uniti ha voluto ,con una lettera, ringraziare personalmente l’artista per il contributo apportato; in essa si legge: “Ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”.

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Più volte Fairey è stato accusato di avere creato un business e non dell’arte. L’artista, nonostante le critiche, ha continuato con il suo lavoro, utilizzando anche soluzioni commerciali come tramite per far propagare le sue opere e, in particolare, i messaggi e le riflessioni poste dietro ad esse.
Shepard Farey, mischiando la sua arte con gli oggetti-tramite, è riuscito a creare un labirinto logico che ha come obiettivo la riflessione del consumatore: l’acquirente del brand “OBEY”, “obbedisce al gigante” e quindi si sottopone agli imperativi del denaro, del consumismo e dei canoni della società, o acquista questi beni perchè capisce e interpreta questi beni come un mezzo di “ribellione dal gigante” e quindi di propagazione di idee non omologate e innovative?

Davide Grigatti