Vizi, ingiustizie e corruzione: ecco Sin City di Frank Miller

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Se imbocchi il vicolo giusto, a Sin City puoi scoprire qualsiasi cosa”.
Inferno? Tu non hai idea di cosa sia l’inferno. Nessuno di voi lo sa. L’inferno non è prenderle o essere accoltellato o essere trascinato di fronte a qualche frocio di giudice. L’inferno è risvegliarsi ogni dannato giorno che Dio ci ha dato e non sapere nemmeno perché sei qui. È non sapere neanche perché respiri”. Marv

Salve cari lettori! Scommetto che in questi giorni molti di voi sono ansiosi di andare a vedere il tanto pubblicizzato film di Robert Rodriguez “Sin City: Una Donna Per Cui Uccidere”, sequel dell’omonimo film del 2005; in particolare sono sicuro che i maschietti non vedano l’ora di ammirare quello splendore di Jessica Alba dimenarsi sul palo della lap dance mentre interpreta Nancy, la provocante ballerina della serie.

Ma bando ai convenevoli, non siamo qui per parlare della bellezza della Alba. Siamo qui perché Sin City, come la maggior parte dei film stupendi degli ultimi anni è basato su un’opera cartacea, e nello specifico su quello che è uno dei mostri sacri di ogni appassionato di fumetti: l’omonima opera, scritta da Frank Miller nel 1991.

Sin City è un insieme di sette volumi che raccontano storie diverse, ma ambientate tutte nella stessa città: Basin City, una città fondata sul vizio e sulla corruzione al punto che tutti si sono dimenticati il suo vero nome e questa è stata rinominata Sin City, ovvero la città del peccato.
In questa città che Miller dipinge sapientemente a tinte noir e a tratti dark vivono pochi uomini onesti (i protagonisti delle storie) che cercano di imporre un barlume di giustizia in una città talmente corrotta che ormai la criminalità organizzata si è infiltrata ad ogni livello nelle sue strutture.

Tuttavia gli eroi delle storie non sono certo paladini senza macchia: sono persone nate e cresciute all’interno della città; questa li ha forgiati e plasmati, prendendosi la parte migliore di loro. Sono i classici tipi tosti di un romanzo noir, dediti al loro personale concetto di giustizia, che di certo non coincide con l’ordinaria legalità; veniamo così a conoscere “eroi” (o sarebbe forse meglio dire anti-eroi) come Marv, desideroso di ottenere vendetta per l’assassinio di Goldie, l’unica donna che era riuscita ad andare oltre le apparenze del suo mostruoso aspetto; oppure Dwight, ansioso di aiutare la donna che amava che è apparentemente finita nelle mani di uno spietato uomo d’affari.

Nemmeno alle donne è concesso essere deboli in una città come Sin City, e per sopravvivere queste sono costrette a sviluppare un carattere d’acciaio, come ad esempio le prostitute della città vecchia (che tanto per chiarire se ne vanno in giro con vestiti molto fetish e armate di mitra!) oppure la letale piccola Miho, una ninja spietata che non si separa mai dalla sua katana. Altra cosa che accomuna quasi tutti i personaggi femminili è quel loro atteggiamento da “femme fatale” che trapela da ogni sguardo e posa che assumono; quelle di Miller sono donne che sanno ciò che vogliono, e che hanno imparato ad uccidere un uomo, in tutti i modi in cui può essere ucciso.

Un ultima nota la vorrei fare su come Miller ha deciso di rappresentare quest’opera, in particolar modo per quello che riguarda i colori. Bianco e nero dominano la scena: i potenti chiaroscuri conferiscono alle Novel un’atmosfera decisamente caratteristica, che inevitabilmente enfatizza l’aspetto noir che pervade l’opera; ma qualche altro colore sporadico e occasionale si fa strada con tinte molto accese: un giallo può indicare la follia, un rosso la passione, un verde il mistero o il desiderio.

In conclusione un’opera completa e estremamente ben curata, sapientemente realizzata da uno dei più grandi esponenti del genere fumettistico degli ultimi cinquant’anni; non mi resta che consigliarvene caldamente la lettura, e augurarvi una buona visione se anche voi questo weekend andrete nelle sale a vedere il film!

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