Violenza sulle donne, la Regione taglia i fondi?

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(Foto: www.panorama.it)
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I dati Istat ci consegnano una fotografia in bianco e nero del nostro Paese. Un’immagine in cui il nero assume le tinte delle sei milioni e 788 mila donne (una donna su tre tra i 16 e 70 anni) che hanno subito una violenza fisica, psicologica o di natura sessuale nell’arco della loro vita e delle 652 mila vittime di stupro tra il 2009 e il 2014. Ma c’è anche uno spiraglio di luce dato dal fatto che negli ultimi 5 anni la percentuale delle violenze fisiche o sessuali è passata dal 13,3% all’11,3% rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Un miglioramento quindi, seppur lieve, sembra esserci stato. Ma a cosa è dovuto?

Certamente non è scomparsa nel nulla quella categoria di partner che violentano psicologicamente o fisicamente le loro mogli, fidanzate, amanti o ex. Quello che sta cambiando è la consapevolezza delle donne che la violenza subita va condannata e considerata un reato. In questi anni le vittime insieme ai loro figli hanno potuto contare sulla presenza nel territorio di Centri Antiviolenza (ma anche sportelli e case di fuga) che hanno messo loro a disposizione un’equipe di psicologhe, psicoterapeute, educatrici e avvocati allo scopo di aiutare queste donne e madri a ricostruire la loro vita. Nel 2014, solo nei centri di Padova, Venezia, Belluno, Treviso, Verona e Bassano del Grappa sono state accolte 1496 donne, ben 227 in più rispetto al 2013.

Ma nonostante questo la Regione Veneto starebbe pensando all’abolizione della Legge Regionale 5/2013 che prevede nel 2015 lo stanziamento di 400 mila euro per il contrasto alla violenza sulle donne. Il 2 ottobre verrà votato l’emendamento che, qualora venisse approvato, colpirebbe non solo i centri antiviolenza ma le persone più vulnerabili e le categorie sociali che necessitano di supporto strutturale da parte delle istituzioni. “Finanziamenti, questi, che non dovrebbero mai essere messi in discussione, anzi dovrebbero essere alla base di ogni decisione politica che riguarda i cittadini. Con politiche di taglio e azzeramento dei fondi, non solo si aumenta il rischio di marginalità ed esclusione sociale, ma si fa finta che non esistano tali problematiche nel nostro territorio. Si lascia un Veneto privato di tutto” si legge nel comunicato stampa del Centro Veneto Progetti Donna Auser. 

Lunedì 28 settembre alle 18, il Centro Antiviolenza di Padova scenderà in piazza organizzando un sit-in di protesta davanti a Palazzo Moroni, per dare voce ai diritti di centinaia di donne che senza questi fondi potrebbero ritrovarsi prive di un rifugio in cui alloggiare. In questi giorni lo stesso Centro ha avviato anche una raccolta firme per contrastare l’emendamento.

Se questo verrà approvato le prime ad esserne colpite saranno le donne. Votare a favore di una tale proposta significherebbe svalutare e cancellare la gravità di un fenomeno che sembra crescere in modo esponenziale non solo in Veneto ma in tutta Italia, sminuendo l’importanza di chi ogni giorno combatte in prima linea accanto alle vittime che prima di tutto sono donne e bambini. A questo punto viene da pensare se i nostri governanti abbiano dimenticato la Convezione di Istanbul nella quale si dice che le politiche del governo e delle regioni dovrebbero – come primo obiettivo – “proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica”.

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