Valdastico, i periti confermano i sospetti: “Rifiuti tossici sotto l’asfalto”

411
(Foto: www.lettera43.it)
(Foto: www.lettera43.it)

Giugno 2011: ad Albettone, in piena campagna vicentina, è un caldo pomeriggio come tanti. Il cane del signor Giuseppe si ferma a bere in un canaletto poco lontano dal cantiere della Valdastico. Sarà una delle ultime cose che farà. L’animale, infatti, muore pochi istanti dopo con l’intestino perforato. A causa, spiegano gli esperti, dell’elevato livello di acidità dell’acqua, contaminata da rifiuti di acciaieria.

A raccontare questa storia fu, nel gennaio 2012, “l’Espresso”, che subito aveva lanciato l’allarme: c’era la possibilità che l’autostrada fosse stata utilizzata come discarica per scorie nocive. Secondo il noto settimanale i sospetti venivano avvalorati da alcune foto scattate da un appassionato di archeologia, Marco Noserini. Le immagini mostravano pozze tinte di giallo dal cromo e scarti di acciaieria sparsi nei campi. “Di notte arrivano anche trenta camion e scaricano ondate di materiale” avevano testimoniato Maria Chiara Rodeghiero di Medicina Democratica e l’avvocato Edoardo Bortolotto. Materiale pericoloso, difficile e costoso da smaltire. Sepolto sotto la scia di asfalto destinata a collegare le province di Vicenza e Rovigo.

In Italia le grandi opere non s’hanno da fare, viene da pensare. La Valdastico Sud sarà lunga nel complesso oltre 54 chilometri e costerà ai cittadini un miliardo di euro. Noserini, riferì “l’Espresso”, aveva fatto eseguire delle analisi sui detriti scaricati lungo l’autostrada: queste avrebbero rivelato che si trattava di scarti di fonderia, contenenti metalli pesanti in elevata concentrazione. Non proprio un toccasana, se consideriamo che sostanze del genere si propagano nei terreni e nelle falde acquifere. E proprio ieri i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari di Venezia, Andrea Odoardo Comez, hanno confermato che i timori iniziali erano fondati. L’ipotesi è che nel sottosuolo tra Longare e Agugliaro siano stati sversati più di 150mila metri cubi di scorie di acciaieria non bonificate. Chi sia il responsabile, ancora non è chiaro. Quel che sembra certo, invece, è che lo smaltimento di rifiuti, a Sud come a Nord, continua a essere un affare piuttosto redditizio, alla faccia della salute dei cittadini.

Salva Articolo

Lascia un commento