Torreglia, profughi in fuga e sindaci in rivolta

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(Fonte foto: mattinopadova.gelocal.it )
(Fonte foto: www.mattinopadova.gelocal.it )

Non è dato sapere quanti dei ventitré profughi designati al Comune di Torreglia, siano realmente ancora nella villa di via Abate Barbieri.

Arrivati verso le 23 di lunedì sera, i richiedenti asilo – per la maggior parte di nazionalità eritrea – sono stati destinati dalla prefettura alla cooperativa Ecofficina, onlus di Battaglia, e a un privato resosi disponibile a ospitare i clandestini in cambio di un compenso giornaliero dallo Stato. Ma tra i tornanti di Torreglia, questi profughi sembrano proprio non voler stare.

Sono quindici i migranti che, appena sbarcati dai pullman, hanno tentato l’inutile fuga: carabinieri del comando di Bresseo, operatori della cooperativa Ecofficina e volontari del circolo Terme e Colli di Fratelli d’Italia (presenti perché contro l’accoglienza dei profughi) nella notte hanno setacciato la zona e dopo aver scovato i fuggitivi, li hanno riportati nella villa in via Barbieri. La permanenza forzata però non è durata molto: gli stessi che avevano tentato la fuga nella notte, verso le 9.30 di ieri, hanno riprovato a scappare dalla casa d’accoglienza dirigendosi verso Montegrotto e la stazione ferroviaria di Terme Euganee con l’intenzione di raggiungere, con i primi treni a disposizione, i connazionali in Germania o a Roma. Ad aspettarli alla stazione della zona termale c’erano però i vigili urbani e gli agenti municipali di Teolo e Montegrotto che, una volta accompagnati nel centro di polizia locale, hanno ricondotto i fuggiaschi sotto la custodia della cooperativa di Battaglia.

Il primo cittadino di Torreglia, Filippo Legnaro, desta il timore per l’attuale situazione riversata nel suo paese e, ieri, in pieno accordo con i sindaci di Abano, Teolo, Battaglia e Galzignano Terme ha sottoscritto un documento al presidente rieletto Luca Zaia per chiedere la fine dell’accoglienza per i profughi.

Nella lettera al governatore è chiara la richiesta dei sindaci delle terme: “Per quanto riguarda i nostri comuni termali  si ribadisce che la vocazione turistica del bacino euganeo non è idonea ad ospitare masse di profughi, poiché i Comuni del distretto vivono di turismo. Non possiamo permetterci di intaccare la sussistenza stessa dei nostri cittadini”.

Immediata la replica di Zaia: “Nemmeno un profugo, non uno, deve essere inviato in nessuna località turistica. Se Renzi e Alfano vogliono distruggere la prima economia di questa Regione con 70 milioni di arrivi, migliaia e migliaia di posti di lavoro (anche per gli immigrati regolari che ospitiamo) e 16 miliardi di fatturato hanno trovato la via più breve”.

Oltre alla preoccupazione dei primi cittadini, scatta l’allarme sociale nel paese termale: da un lato c’è il disagio da parte di una fetta dei cittadini contro l’accoglienza dei migranti, dall’altro sono in numero sempre crescente i profughi che non vogliono rimanere nel Bel Paese e lo utilizzano solo come passerella per raggiungere i Paesi del Nord Europa.

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