Stop acqua in bottiglia nelle scuole, Zero Pfas: «Rispettare principio di precauzione»

La decisione del sindaco Borghesan contestata dal comitato: «Siamo ancora nel periodo sperimentale. Eviti motivazioni economiche, costa meno della plasmaferesi»

1080

MONTAGNANA. La fornitura di acqua in bottiglia, proveniente da fonte sicura, per la preparazione dei cibi negli istituti scolastici comunali almeno fino alla definizione del piano successivo al periodo sperimentale in corso; l’avvio tempestivo di controanalisi presso un altro ente regionale certificato, diverso dall’Arpav; un chiarimento in merito all’utilizzo dei due filtri regalati a fine anno dall’azienda Profine e da installare nelle scuole della città murata. Sono le tre richieste avanzate dal comitato “Zero Pfas” di Montagnana all’Amministrazione guidata da Loredana Borghesan, che nei giorni scorsi ha deciso di riprendere l’uso dell’acqua di rubinetto per la cottura degli alimenti negli istituti scolastici comunali. Tra oggi e domani, quindi, addio all’utilizzo delle bottiglie di acqua per la preparazione dei cibi.

Un provvedimento motivato «dai risultati dalle analisi periodiche presenti nei diversi siti istituzionali, da cui è emerso che i livelli sono ben al di sotto della soglia stabilita. La fornitura è un costo sia di carattere economico che organizzativo e deve essere sostenuto se vi è necessità» aveva dichiarato il sindaco sabato. Le perplessità del comitato sono affiorate immediatamente. «Sembra tutto sistemato, e che il problema Pfas possa essere solo a Lonigo e limitrofi e non a Montagnana. A tutti noi piacerebbe essere finalmente fuori dall’incubo, ma siamo ancora nel bel mezzo del periodo sperimentale indicato dalla Regione» ricordano dal gruppo, «il tutto senza aver nemmeno effettuato una sola controanalisi presso un altro ente certificato, come l’Istituto Zooprofilattico, fidandosi unicamente dei dati Arpav, proprio l’ente che avrebbe dovuto vigilare sulla nostra acqua».

La preoccupazione aumenta visto che «Arpav ne valuta 12 di queste sostanze, le principali, ma purtroppo non misura i vari precursori e prodotti secondari. Si parla di circa 3 mila diverse sostanze». Il comitato richiede quindi che venga rispettato il “principio di precauzione”: «Almeno per i nostri bambini, lo pretendiamo, lo urliamo con tutta la nostra voce. E si eviti, per una volta, di mettere in mezzo motivazioni economiche, dato che ben sappiamo i costi esorbitanti dell’avvio e della rapida conclusione della plasmaferesi sui ragazzi, utilizzata come extrema ratio per togliere velocemente questi contaminanti dal sangue. A chi vuole parlare prettamente in termini economici» la chiosa finale, rivolta al sindaco Borghesan «ricordiamo che costa meno fornire direttamente acqua pulita per davvero, che tentare di togliere l’inquinante dal sangue».

Salva Articolo

Lascia un commento