Sali sul barcone o muori: la drammatica storia di Adam

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(Fonte foto: www.vvox.it)

Adam è un ragazzo che viene dal Gambia, ha 20 anni. Anche lui, come molti altri, nel 2012 parte dalla sua patria alla ricerca di un lavoro. La sua prima tappa, dopo una lunga camminata, è Tambacuonda in Senegal. Poi passa cinque giorni lavorando a Gao, città del Mali. Adam deve riuscire ad arrivare in Algeria, ma ciò che lo separa è niente meno che il deserto del Sahara.

Sahara
(Fonte foto: www2.turismo.it)

Adam lascia alle sue spalle la città di Gao e cammina per quindici giorni attraverso il deserto del Sahara. Il quindicesimo giorno lui e i suoi compagni di viaggio vengono trovati dai Tuareg, una popolazione nomade del deserto del Sahara. Questi svuotano le tasche di Adam: il giovane non ha soldi con sé e i Tuareg gli sequestrano il passaporto. I profughi sono costretti a seguirli fino a una città di confine in Algeria, dopo altri quindici giorni di cammino.

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(Fonte foto: notesfromcamelidcountry.net)

Arrivati in Algeria, però, ad Adam non viene restituito il passaporto: per riaverlo è costretto a lavorare per due settimane in città. Ogni centesimo guadagnato va in mano all'”amico” dei Tuareg (un loro contatto che riscuote i soldi al posto loro). Dopo aver pagato e aver recuperato il passaporto, Adam lavora un altro mese per pagarsi un breve passaggio su un furgone verso Tamanrasset, dal costo di 100 euro, in cui l’autista si ferma prima della città. “Mancano solo 15 chilometri” dice, ma in realtà Tamanrasset dista almeno altri 40 chilometri, tutti percorsi a piedi. A Tamanrasset lavora per altre tre settimane.

(Foto: www.quotidianomolise.com)
(Fonte foto: www.quotidianomolise.com)

In ogni città in cui va cerca impiego come lavapiatti o muratore per poter mangiare e bere. Dopo cinque giorni di viaggio Adam arriva a Dabdab, guadagna soldi a sufficienza in una settimana e poi parte di notte (per non venire fucilato) per superare il confine libico. Ventiquattro ore più tardi raggiunge la città di confine di Gadames in Libia. A causa della difficile situazione libica, Adam dorme per strada per oltre una settimana, finché non trova un ragazzo senegalese che li ospita nella propria casa.

L’uomo viene ucciso una settimana dopo durante una rapina, in Senegal un evento all’ordine del giorno, da parte dei militari libici. Adam seppelisce il corpo dell’amico e scappa a piedi verso Deris, dove paga l’equivalente di cinque euro per farsi portare nel bagagliaio fino a Tripoli. L’autista lo fa scendere vicino alla città, promettendogli di ripassarlo a prendere a tarda notte. Non passerà più.

Adam affronta due giorni senza cibo né acqua. Alla fine si decide ed esce dal suo nascondiglio, chiedendo aiuto a un militare libico che lo sfama e lo disseta. Il militare accetta di portarlo a Tripoli gratuitamente. Nella capitale conosce Ous (di cui abbiamo raccontato la storia qui) e lavora da un certo Yusuf ma senza mai senza essere pagato. Dopo due mesi Yusuf vende letteralmente Adam e altri suoi compagni a un militare. Adam viene portato a forza in un edificio vicino al mare, dove ad aspettarlo c’è un altro gruppo di militari: seduti per terra ci sono altre persone, tra cui Ous. Adam vuole chiedere spiegazioni, Ous lo ferma prima che i militari gli sparino. Improvvisamente i soldati ordinano a tutti di alzarsi e di salire su un gommone. Adam non vuole salirci, non vuole finire in mare, sa che è rischioso. Ma non ha scelta: l’altra ipotesi, è la morte.

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(Fonte foto: www.enzocaruso.net)

Dopo quattro giorni di viaggio a vista e cinque morti gettati in mare, i superstiti sono stati salvati e portati in Italia. Ora Adam e Ous vivono a Este, svolgono abitualmente piccole mansioni in Patronato Redentore e l’Associazione Primavera sta lavorando per renderli autonomi in una realtà molto diversa da quella da cui provengono.

Ringrazio Adam, per avermi permesso di ascoltare la sua storia e di condividerla.

Ringrazio, inoltre, l’associazione Primavera, che segue queste persone e mi ha permesso di incontrarle.

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